Presentazione del volume di mons. Giovanni Volta: “Timore e speranza”

Giovedì 31 maggio 2012 alle ore 18.00 presso la Libreria Università Cattolica del Sacro Cuore (via Trieste 17/d – Brescia) verrà presentato il volume di mons. Giovanni Volta (1928-2012, Vescovo emerito di Pavia, assistente Ecclesiastico Generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore negli anni 1970-1980) dal titolo: “Timore e speranza – La redenzione dalla morte in Agostino” ed. Città Nuova.
Introduce Paola Paganuzzi e interviene mons. Giacomo Canobbio.
 
 
Presentazione del libro.
 
“Ma se uno è bravo, gentile, prega sempre e vuol tanto bene al Signore, perché muore lo stesso?”
Il mio nipotino Giulio non riesce a capacitarsi che il suo amico “Donvolta” sia andato dal Signore per sempre e non venga più a giocare a pallone con lui. Ed è preoccupato all’idea che anche le altre persone a lui care prima o poi se ne vadano in cielo. Ha quattro anni e ancora nulla sa del peccato originale; sa però che Gesù è morto per noi ed è risorto, e che anche noi risorgeremo un giorno con Lui. Ma, se Gesù ha sconfitto la morte, perché la morte c’è ancora? Perché noi dobbiamo morire?
Nella sua fede piccina, Giulio ha posto lo stesso interrogativo che sta alla base della nostra fede, della quale il tema morte-resurrezione del Figlio di Dio e – in Lui e con Lui – di ogni uomo costituisce l’asse portante. È La Domanda che sta al centro della nostra vita, e la risposta ad essa determina il significato del nostro vivere.
 
Mons. Volta – un prete-contadino, come era solito definirsi con non celato orgoglio – fin da giovane era abituato ad andare al nocciolo dei problemi e quando dovette scegliere l’argomento della sua tesi in teologia alla Gregoriana di Roma scelse proprio questo. Ma come affrontarlo? Ce lo spiega egli stesso: Ho pensato di rivolgermi a sant’Agostino, che Portalié chiama il più grande dei Padri della Chiesa. Il problema della Redenzione dalla morte nel cristiano si colloca tra questi due grandi eventi della vicenda umana: il peccato e la grazia, la ribellione dell’uomo e la misericordia di Dio. Per questo ho pensato di poter scoprire qualcosa di significativo nelle opere di Agostino. Del peccato e della grazia egli non fu solo assiduo studioso, ma anzitutto profondo sperimentatore.
 
Ho avuto il privilegio di leggere quell’antico lavoro giovanile, dattiloscritto su leggerissimi fogli, con lievi note a margine scritte a matita da suo padre. Ricordo che mi commosse il pensiero di quel ragazzo che aveva passato mesi e mesi a leggersi da cima a fondo in latino la sterminata Opera omnia agostiniana, trascrivendo e annotando i passi e i riferimenti pertinenti. Rimasi ammirata dalla non comune capacità di sintesi con cui era riuscito ad organizzarli in un argomentare chiaro e rigoroso. E anche sorrisi dell’energia e della sicurezza con cui – passaggio dopo passaggio – procedeva nel dimostrare la tesi a cui voleva giungere, evidente frutto dell’impostazione tomista dei suoi studi, ma anche segno di quell’entusiasmo giovanile per cui tra bianco e nero, vero e falso, tertium non datur. Quasi fosse un teorema di matematica.
 
Quando mi sono trovata tra le mani la bozza dell’attuale libro ne ho subito constatato la differenza. L’impianto originario è rimasto invariato, ma lo stile è radicalmente diverso. Risente dell’approfondimento della complessa tematica mediante lo studi dei saggi su Agostino pubblicati dagli anni ’40 in poi – una quantità di libri impressionante, ampiamente citata e commentata nelle note a piè di pagina – ma soprattutto della meditazione personale maturata in oltre mezzo secolo di ministero e di preghiera.
In alcuni passaggi l’identificazione dell’Autore con le parole di Agostino è così intensa che pare le prenda a prestito per esprimere il proprio convincimento personale, in una adesione completa anche in quel tipico parlare di Dio rivolgendosi a Lui che fa del discorso teologico un modo d’essere della preghiera.
 
Ne è uscita un’opera scientificamente ineccepibile e pur tuttavia calda, oggettiva nell’analisi del pensiero agostiniano ma personalissima nel modo di proporlo al lettore, tanto che pare proprio di sentire mons. Volta far lezione: chiaro, vivace e profondo come quando insegnava. E molto azzeccata è stata la scelta di mettere in nota i passi latini – talora intraducibili per bellezza e intensità – così da non appesantire il discorso senza per questo privare nessuno del piacere di assaporare i brani più belli nella lingua originale.
Un libro dunque che si presta ad essere letto a più livelli da un pubblico eterogeneo. Lo studioso troverà pan per i suoi denti, ma anche il lettore comune può tranquillamente ignorare le note e seguire l’incalzante argomentare di Agostino, più lontano dalla nostra sensibilità nei primi capitoli sul Paradiso terrestre e sulla mortalità di Adamo, per farsi poi sempre più vicino al nostro vivere e sentire man mano che il discorso si sposta sulla morte di Cristo e su quella del cristiano, fino alla nostra resurrezione.
 
Quanto al filo conduttore dell’opera, lo esprime con efficace sintesi l’Autore stesso: Lo schema ordinatore di tutto il discorso, che dà unità alla varietà delle diverse condizioni dell’uomo, è la venuta di questi da Dio, la sua caduta a motivo della disobbedienza al Creatore, il suo ritorno a Dio attraverso Gesù Cristo con il ritorno dell’uomo a se stesso. Come la separazione dal Creatore aveva provocato la divisione, la dispersione, la morte nell’uomo, così l’unione con Dio, in Gesù Cristo, ridonerà all’uomo l’unione in se stesso e la vittoria sulla morte. Nello svolgere questo complesso discorso il Vescovo d’Ippona fa costante riferimento alla Scrittura, che costituirà l’impegno primario di tutta la sua vita di sacerdote e di vescovo.
 
Un complesso discorso che mons. Volta ha maturato dalla sua giovinezza alla fine della sua vita terrena e che giunge a noi in questa sua opera postuma. Un impegno primario chiaramente espresso nel suo motto episcopale: In Verbo Tuo.
 
Anna Orlandi Pincella