Saluto alla Giornata inaugurale del corso per addetti agli archivi parrocchiali
Aula Picta della Curia Vescovile – Bergamo – sabato 24 gennaio 2026
Rivolgo (anche a nome della Conferenza Episcopale Lombarda) un cordiale saluto ai partecipanti a questo corso di formazione, rivolto a coloro che con generoso impegno si dedicano alla conservazione e all’ordinamento degli archivi parrocchiali, spesso rendendoli anche accessibili a ricercatori e studiosi. Ed esprimo il mio sentito apprezzamento ai responsabili degli archivi Storici diocesani della Lombardia che hanno pensato e organizzato questa bella e articolata proposta, all’Associazione Archivistica Ecclesiastica che ha concesso il suo patrocinio, e alla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Lombardia che ha messo a disposizione la propria competenza scientifica.
Un importante documento della Pontificia Commissione per i beni culturali della Chiesa, intitolato «La funzione pastorale degli archivi ecclesiastici», del 2 febbraio 1997, affermava l’importanza della «cura nel conservare il ricordo della molteplice e differenziata azione pastorale attraverso gli archivi». E continuava: «nella mens della Chiesa, infatti, gli archivi sono luoghi della memoria delle comunità cristiane e fattori di cultura per la nuova evangelizzazione. Sono dunque un bene culturale di primaria importanza, la cui peculiarità consiste nel registrare il percorso fatto lungo i secoli dalla Chiesa nelle singole realtà che la compongono. In quanto luoghi della memoria devono raccogliere sistematicamente tutti i dati con cui è scritta l’articolata storia della comunità ecclesiale per offrire la possibilità di una congrua valutazione di ciò che si è fatto, dei risultati ottenuti, delle omissioni e degli errori».
Archivi “luoghi della memoria”, cioè spazi, fisici ma anche immateriali, nei quali la comunità ecclesiale conserva il ricordo del cammino compiuto per farne tesoro: l’esperienza di fede stessa è una memoria del passato che rende fecondo il presente e si proietta verso la speranza, l’attesa che si compia la beata speranza e nell’avvento glorioso del nostro Salvatore. Il Credo che proclamiamo ogni domenica è l’evidente espressione della storicità della nostra fede.
Il pensiero certamente va ai grandi archivi (l’Archivio apostolico Vaticano, ma anche i nostri Archivi storici diocesani, che spesso raggiungono dimensioni ragguardevoli), ma anche i nostri archivi parrocchiali hanno un valore ben superiore a quello che comunemente viene percepito. Basterebbe riascoltare la voce di papa Francesco, che nella sua Lettera sul rinnovamento dello studio della storia della Chiesa, del 21 novembre 2024, scriveva:
«La penultima osservazione, che mi sta molto a cuore, riguarda la cancellazione delle tracce di coloro che non hanno potuto far sentire la loro voce nel corso dei secoli, fatto che rende difficile una ricostruzione storica fedele. E qui mi chiedo: non è forse un cantiere di ricerca privilegiato, per lo storico della Chiesa, quello di riportare alla luce quanto più possibile il volto popolare degli ultimi e quello di ricostruire la storia delle loro sconfitte e delle sopraffazioni subite, ma anche delle loro ricchezze umane e spirituali, offrendo strumenti per comprendere i fenomeni di marginalità e di esclusione di oggi?».
Un tempo, erano i potenti che avevano la possibilità e gli strumenti culturali per conservare la loro memoria. Ma negli archivi parrocchiali la Chiesa ha conservato la memoria dei poveri, di chi non aveva il potere economico, politico o culturale per tramandare il ricordo di sé, della propria fede, delle tradizioni. La Chiesa si è assunta questo compito, e in questo sta la straordinaria ricchezza dei nostri archivi parrocchiali. Conservarli secondo criteri scientifici e renderne possibile lo studio sono compiti importanti per i quali occorre prepararsi attentamente e costantemente: è un cammino che inizia oggi e che proseguirà nel tempo grazie alla generosa disponibilità di tutti voi.






