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“Prevost entrò in Duomo da Cardinale, ora ritorna da Papa”: l’attesa del Santo Padre nelle parole di don Gian Pietro Maggi

A Pavia cresce l’attesa per la visita di Papa Leone XIV, prevista per sabato 20 giugno. Un’attesa che, nelle parole di don Gian Pietro Maggi, parroco della Cattedrale, si intreccia con il ricordo ancora vivo di un altro momento storico per la Chiesa pavese: la visita di Papa Benedetto XVI nell’aprile del 2007, in occasione delle celebrazioni per Sant’Agostino. “Ci sono delle comunanze oggettive – osserva don Gian Pietro Maggi –: tutti e due, per esempio, vengono per pregare Sant’Agostino”. E così, mentre la città si prepara ad accogliere il nuovo Pontefice, riaffiora la memoria di quei giorni vissuti “in una armonia di ascolto e collaborazione”, in cui istituzioni civili, forze dell’ordine e comunità ecclesiale lavorarono insieme per preparare un evento che segnò profondamente Pavia. Il parroco del Duomo ricorda con emozione l’atmosfera che accompagnò la visita di Benedetto XVI: “Par di vedere ancora tutto quel bel clima che si era venuto a creare tra la dimensione sociale e civile della città”, un ricordo nel quale trova spazio anche la figura del prefetto Cosimo Vincenzo Macrì, scomparso proprio nei mesi della preparazione della visita papale: “Era una presenza bella che ha agevolato diversi elementi nei dialoghi con il Vescovo Giudici, con Mons. Adriano Migliavacca e con il sindaco Piera Capitelli e il Questore di allora Vincenzo Montemagno”. Don Gian Pietro Maggi ripercorre poi alcuni momenti che resero speciale quella visita: l’arrivo in Piazza Duomo, il passaggio al Policlinico, gli Orti Borromaici, l’Università, l’ingresso in San Pietro in Ciel d’Oro e soprattutto quel gesto inatteso di Benedetto XVI che, prima di ripartire, scese dalla papamobile per salutare i bambini: “Quel gesto ed in generale quei due giorni di visita a Pavia furono per chi li ha vissuti densi di emozione e carichi di spiritualità”, racconta il parroco, convinto che anche la visita di Papa Leone XIV possa “riconsolidare” quello spirito di unità e partecipazione. Per don Gian Pietro Maggi, il significato più profondo dell’arrivo del Pontefice sta proprio nel suo ministero di successore di Pietro: “Sappiamo che viene per confermarci nella fede e per rendere omaggio a Sant’Agostino, della cui famiglia fa parte”. Nelle sue riflessioni il parroco richiama anche alcune parole pronunciate da Papa Leone XIV all’inizio del pontificato: “Vengo a voi come un fratello che vuole farsi servo della vostra fede e della vostra gioia”. Un messaggio che don Gian Pietro sintetizza in due parole chiave: “amore” e “unità”. Il parroco del Duomo collega, inoltre, la visita papale al cammino della diocesi di Pavia, che il vescovo Corrado Sanguineti ha affidato all’immagine delle “pietre vive” chiamate a edificare “l’unico tempio spirituale”. In questo orizzonte, la presenza del Papa diventa un invito a rinnovare la missione della Chiesa, evitando – come ricordava lo stesso Leone XIV in un suo intervento agli Agostiniani – il rischio dell’indifferenza e dell’abitudine nella fede. Ma c’è anche un ricordo personale che rende ancora più significativa questa visita. Don Gian Pietro Maggi racconta infatti che l’allora cardinale Robert Francis Prevost, nel febbraio di due anni fa, visitò il Duomo di Pavia in modo molto semplice e discreto, durante le celebrazioni per i 1300 anni dell’arrivo delle reliquie di Sant’Agostino a Pavia: “Entrò un po’ alla chetichella in Duomo, ci si parlò e ci si salutò in maniera molto informale”, ricorda il parroco. E conclude con un’immagine che racchiude il senso dell’attesa di queste settimane: “Adesso ritorna in Cattedrale da Papa, non più quasi di nascosto come allora, ma passando dalla porta principale”. Un segno che, per don Gian Pietro Maggi, richiama tutti a vivere con semplicità e fiducia la missione affidata ad ognuno di noi dal Signore.

Simona Rapparelli

[il Ticino 15 maggio 2026]

Fra Giambattista Delpozzo: “Il Papa a Pavia come Gesù tra gli amici, pastore in cammino”

La visita di Papa Leone XIV nella nostra città può anche essere letta come un gesto semplice e profondamente evangelico. A sottolinearlo è fra Giambattista Delpozzo (nella foto), coordinatore e responsabile dei frati minori di Canepanova, che interpreta l’arrivo del Pontefice alla luce di un’immagine familiare e immediata. “Il Papa che viene a visitare il corpo di Sant’Agostino, custodito nella nostra città, è un segno molto importante per Pavia”. Un segno che, secondo il frate, racconta il modo stesso di essere del Papa, chiamato a vivere il proprio ministero come un cammino tra le persone. “Credo che sia un segno bello del suo essere pastore fino in fondo, a immagine di Gesù”. Da qui nasce il paragone con il Vangelo: “Gesù andava a casa degli amici, come da Lazzaro, Marta e Maria a Betania. E nel suo andare incontrava tante persone lungo la strada”. È proprio questa dinamica che Delpozzo vede riflessa nella visita del Papa. “È come se dicesse: vado a trovare un amico che è Agostino, ma nel frattempo non smetto di essere pastore”. Una presenza che non si esaurisce quindi in un gesto formale, ma che si costruisce negli incontri, nei volti, nelle relazioni. “Nel suo andare e nel suo ritornare incontra le persone, e questo rende viva la vita di chi incontra e anche la sua”. Il senso profondo della visita, per il religioso, sta proprio in questo intreccio di vite. “Quando vai a trovare qualcuno, gli racconti la tua vita, gli racconti gli incontri fatti lungo la strada. È così che la vita si intreccia”. E in questo intreccio si inserisce anche la figura di Agostino. “La vita del Papa desidera intrecciarsi con la nostra e con quella di Agostino”. Un’immagine che rimanda direttamente al significato del termine pontefice. “Il Papa è colui che costruisce ponti, che intreccia la vita del popolo con la vita di Dio”. Un compito che passa anche attraverso la testimonianza dei Santi: “Questo avviene anche attraverso l’intercessione di Agostino”. Fra Delpozzo restituisce così una lettura essenziale e concreta della visita, lontana da interpretazioni astratte. “È bello pensare a questo intreccio di vite, senza fare grandi discorsi teologici”. Un’immagine semplice, ma capace di raccontare il significato più profondo dell’arrivo del Papa: un pastore che cammina, incontra, ascolta e tiene insieme, come un ponte, la vita delle persone e il loro desiderio di Dio.

Laura Rossi

[il Ticino 1 maggio 2026]

Don Giulio Lunati: “La visita del Papa? Segno di speranza e richiamo alla pace”

C’è una gioia sobria, quasi trattenuta, nelle parole di don Giulio Lunati, parroco del Borgo Ticino a Pavia, quando parla dell’attesa per la visita di Papa Leone XIV in programma sabato 20 giugno. Una gioia che non ha bisogno di enfasi, ma che si radica in una stima profonda per il Pontefice e per il suo magistero.
Sono molto contento che il Papa venga a Pavia – afferma – e la mia stima per lui continua a crescere per le sue parole chiare in difesa della pace”. Un tratto, questo, che don Lunati riconosce come uno dei fili conduttori più significativi del pontificato di Leone: la capacità di parlare con semplicità e insieme con fermezza su temi decisivi per il tempo presente ed in un periodo storico non solo caratterizzato da tensioni allarmanti a livello internazionale, ma anche “annerito” dalle parole di ostilità che il presidente americano Donald Trump ha rivolto di recente al Pontefice.
A colpire don Giulio, in particolare, è lo stile personale di Papa Leone XIV: “Mi piace la sua pacatezza riflessiva – osserva – e soprattutto la franchezza e la decisione con la quale richiama alla giustizia e alla pace”. Un equilibrio non scontato, tra mitezza e determinazione, che sembra intercettare il bisogno diffuso di parole credibili, capaci di orientare senza alzare i toni.
Con una nota di umanità, don Giulio aggiunge anche un dettaglio curioso: “Apprezzo che sia laureato in matematica”, dice con un sorriso, quasi a sottolineare un profilo che unisce rigore e profondità, un tratto che lo lega alla sua vita personale, visto che lo stesso don Lunati è laureato in matematica.
Guardando alla visita in sé, il parroco invita però a non caricarla di aspettative improprie: “Mi pare che il focus sarà sant’Agostino più che la Diocesi in sé – spiega – e che la permanenza sarà molto breve”; breve ed essenziale sì, ma non per questo meno significativa e che si inserisce nel solco della tradizione agostiniana così radicata nel territorio pavese.
Per questo, più che su eventi o iniziative particolari, don Lunati sembra orientato a cogliere il senso spirituale dell’appuntamento: “Non saprei cosa aspettarmi oltre a quello che sta donando come Pontefice a tutta la cristianità: tenacia nel bene e speranza in Dio”. Parole che suonano quasi come una sintesi del messaggio che il Papa porta con sé, al di là della durata della visita.
Anche sul piano pastorale, almeno per ora, non sono previsti momenti specifici di preparazione nella parrocchia del Borgo Ticino, ma proprio questa essenzialità sembra rimandare a un’attesa più interiore che organizzativa, fatta meno di eventi e più di disponibilità ad accogliere un segno.
In fondo, è proprio qui che si gioca il valore di una visita come questa: non tanto nella quantità delle occasioni, quanto nella capacità di lasciarsi interpellare da una presenza che richiama tutti, credenti e non, a ciò che conta davvero. La pace, anzitutto, e quella speranza in Dio che – come ricorda don Lunati – resta il cuore più profondo del messaggio cristiano.

Simona Rapparelli

[il Ticino 24 aprile 2026]

“Un Papa che si fa vicino, anche nel poco tempo”: l’attesa di don Fattori per la visita del Pontefice

C’è attesa anche nelle comunità di Landriano e Pairana per la visita del Papa a Pavia del prossimo sabato 20 giugno. A raccontarla è don Antonio Fattori, parroco dei due centri, che offre uno sguardo insieme semplice e profondo sul significato di questo evento.
Qualcuno ha osservato che, visto il tempo limitato, il Papa avrebbe potuto venire in forma privata – spiega don Fattori –. In realtà trovo molto bello che, pur avendo poche ore a disposizione, abbia scelto di incontrare le persone, anche solo per un breve saluto, e di toccare il mondo della sofferenza. È un segno che trovo molto significativo”.
Un gesto che va oltre i ragionamenti in corso sul programma (che è ancora in fase di definizione) e che diventa testimonianza: “Incontrando le persone è come se dicesse: ‘Anche voi siete importanti per me’, persino in un tempo di visita che è breve. Non è solo un Papa che viene a pregare sulla tomba di un santo (Sant’Agostino, Leone XIV è, infatti, agostiniano, ndr.), ma un pastore che vuole considerare la città, la gente, i fedeli. Questo dice a noi che lo aspettiamo che le persone fanno parte della sua vita”.
Secondo don Antonio, è proprio questo stile a colpire: “Non si comporta come un funzionario o soltanto come un capo di Stato, ma come un Pastore. Il suo giungere nella nostra città e salutare le persone dimostra che nessuno gli è estraneo: ogni persona è parte del suo cammino, anche da Papa”. La considerazione di don Antonio prende le mosse anche dal fatto che Robert Prevost non è nuovo alle visite pavesi: quando era Priore Generale degli Agostiniani, era solito recarsi a Pavia proprio per poter pregare davanti alle spoglie di Sant’Agostino nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro e non era raro incontrarlo mentre passeggiava in quelle zone. Ma oggi, da Papa, molte cose sono, giocoforza, differenti: eppure, anche se la visita sarà breve, il saluto alla gente di Pavia unirà non solo idealmente il Pontefice alla città.
Intanto cresce l’attesa tra i fedeli. “Da quando si è diffusa la notizia della visita, diversi parrocchiani mi hanno espresso il desiderio di andare a Pavia, di avvicinarsi per poterlo vedere. Mi ha colpito molto questo entusiasmo sincero”. Una reazione che, ammette, non era scontata: “Papa Francesco ‘bucava lo schermo’ in modo immediato; Papa Leone forse meno. Eppure, il suo arrivo non è passato inosservato: c’è curiosità, c’è il desiderio di incontrarlo dal vivo. Non mi aspettavo una risposta così pronta”.
Guardando alla figura del nuovo Pontefice, don Fattori sottolinea alcuni tratti che ritiene particolarmente significativi: “Mi ha colpito, anche leggendo le recenti polemiche internazionali e gli attacchi giunti dal presidente Trump, come emerga chiaramente che il Papa non è un potente. I suoi richiami a Cristo e al Concilio Vaticano II indicano un cammino: ci aiuta a riscoprire cosa significa essere Chiesa, essere segno”.
Un’attenzione che parte dall’interno della comunità ecclesiale: “È giusto guardare al mondo, ma Leone XIV mi sembra un Papa molto attento anche all’unità e alla comunione nella Chiesa, come segno credibile della fede. Questo lo considero molto positivo”.
Infine, uno sguardo di fede che accompagna questo tempo quantomai tribolato: “Se crediamo nello Spirito Santo, crediamo anche che sia Lui a guidare la Chiesa. Per questo è importante seguire il Papa: perché è la persona che, in questo momento, è posta a servizio della comunione e della centralità di Cristo, secondo il volere di Dio”.

Simona Rapparelli

[il Ticino 24 aprile 2026]

Sant’Egidio: “La visita del Pontefice è apertura al mondo e segno di pace”

Giorgio Musso, responsabile della Comunità di Pavia: “Un invito a non chiudersi e a costruire ponti”

La visita di Papa Leone XIV a Pavia viene letta come un passaggio che supera i confini dell’evento locale e richiama la dimensione universale della Chiesa. A sottolinearlo è Giorgio Musso (nella foto), responsabile della Comunità di Sant’Egidio a Pavia, che invita a cogliere il significato più profondo dell’arrivo del Pontefice in città il prossimo 20 giugno: “La presenza del Papa significa la presenza della Chiesa universale”. Per una realtà come Pavia, di dimensioni contenute ma con una vocazione storica all’apertura, questo evento assume un valore particolare. “Pavia è una città piccola, ma è anche una città che ha un’apertura sul mondo”. Un tratto che si radica nella sua storia, nella presenza di Sant’Agostino e, sul piano civile, nel ruolo della sua Università. “Fin nella parola stessa di Università c’è questo seme di universalità”. In questo senso, la visita del Papa diventa anche un invito a non cedere alla tentazione del ripiegamento: “Una città di provincia può essere tentata dal provincialismo, ma questa visita è un incoraggiamento a rimanere aperti al mondo, alle sue sfide, alle sue domande”. Accanto a questo primo significato, Musso richiama con forza il tema della pace, centrale nel pontificato di Leone XIV: “Accogliere il Papa significa anche stringersi attorno a colui che oggi tiene alta la stella della pace in un mondo sempre più conflittuale”. In un contesto segnato da tensioni e guerre, la sua presenza diventa un segno condiviso. “La pace non è solo una domanda dei cristiani, è una domanda di tutti”. Per questo, la visita assume anche il valore di un gesto pubblico di vicinanza. “Accogliere Papa Leone XIV significa mostrare affetto e solidarietà nei suoi confronti, anche a fronte degli attacchi che ha ricevuto, ma soprattutto significa dire che le sue parole di pace trovano ascolto tra la gente”. Musso sottolinea come questo momento possa diventare un segno concreto per l’intera città. “Stringersi attorno al Papa è il modo più semplice e più forte per testimoniare una volontà diffusa di pace”. Infine, emerge una lettura simbolica legata all’identità stessa di Pavia: “In una città rappresentata da un ponte arriva un pontefice, cioè un costruttore di ponti”. Un’immagine che diventa quasi una consegna. “Il Pontefice nella città del ponte invita Pavia a riscoprire la sua vocazione: essere una città che costruisce legami tra mondi diversi, tra generazioni, tra culture”, In questa prospettiva, la visita del Papa non è soltanto un appuntamento per la comunità ecclesiale, ma un’occasione più ampia per la città. “È una grande opportunità per non chiudersi, ma per restare aperti all’universale.”

Laura Rossi

[il Ticino 24 aprile 2026]

Don Roberto Romani: “La visita del Santo Padre sarà un movimento del cuore, non del rumore”

Il sacerdote guida le parrocchie di Sant’Alessandro e dello Spirto Santo a Pavia ed è guida spirituale per la Polizia di Stato e i Vigili del Fuoco

L’attesa per la visita di Papa Leone XIV, il prossimo 20 giugno a Pavia, è carica di significato anche nelle comunità parrocchiali. Don Roberto Romani (nella foto) ne coglie il valore più profondo, legandolo al senso stesso della vita cristiana. “La visita del Santo Padre è una cosa stupenda!” afferma con immediatezza il sacerdote che guida le parrocchie di Sant’Alessandro e Spirito Santo a Pavia, sottolineando come questo pellegrinaggio del Pontefice non debba essere solo un evento esterno, ma un richiamo interiore. “Nella semplicità di questo suo pellegrinare, il Papa ci aiuta a capire che la nostra vita cristiana è un pellegrinaggio continuo.” Un cammino che non è solo movimento, ma anche memoria. “È un pellegrinaggio capace di memoria, perché ci invita a guardare la vita di chi ha già detto il suo sì al Signore”. In questo senso, la figura di Sant’Agostino diventa centrale. “Scoprendo Sant’Agostino nella nostra vita, diventiamo uomini e donne capaci di memoria”.
Per don Romani, la visita del Papa non sarà tanto un fatto esteriore, quanto un evento che tocca le persone nel profondo. “Sarà un evento non tanto di movimento e di rumore esterno, quanto più di movimento delle anime e del cuore”. Nelle comunità guidate da don Roberto, l’aspettativa per l’arrivo di Papa Leone XIV è già viva e concreta. “C’è grande attesa”, racconta don Romani, facendo riferimento alla realtà pastorale che guida, tra le parrocchie di Sant’Alessandro e dello Spirito Santo, e alle comunità legate alla Polizia di Stato e ai Vigili del Fuoco: “Uomini e donne che saranno coinvolti anche in prima persona per la sicurezza del viaggio del Santo Padre”. La preparazione è già iniziata e si muove su più livelli. “Ci stiamo preparando con la preghiera che il Vescovo ci ha fatto avere”, spiega don Roberto. “È una preghiera che la gente porta a casa e che, possibilmente, viene recitata ogni giorno”. Accanto alla dimensione spirituale, c’è anche un percorso di conoscenza e approfondimento. “Stiamo seguendo le indicazioni della Diocesi, sia dal punto di vista spirituale sia da quello più concreto, cercando di conoscere meglio anche la figura di Sant’Agostino”. Per don Romani, dunque, il significato della visita sta proprio qui: non tanto nella visibilità dell’evento, quanto nella sua capacità di generare un cammino interiore. “Il Papa ci aiuta a riscoprire che la fede è un cammino, un pellegrinaggio che continua nella nostra vita”.

Laura Rossi

[il Ticino 24 aprile 2026]

Azione Cattolica di Pavia: un’attesa sobria per il Pontefice, tra pace e responsabilità

Anche l’Azione Cattolica di Pavia si prepara alla visita di Papa Leone XIV con uno sguardo consapevole e misurato. A esprimere questa posizione è Francesco Frigerio, presidente diocesano dell’Azione Cattolica pavese, che invita a vivere l’appuntamento senza caricarlo di aspettative eccessive o di significati impropri. L’arrivo del Pontefice viene riconosciuto come un momento significativo per la città e per la Diocesi, ma più come un gesto simbolico, un’occasione di incontro che richiama il valore dell’appartenenza ecclesiale, che come un evento destinato a produrre effetti immediati. In questo contesto, l’attenzione si concentra soprattutto sul percorso già avviato dal Papa nei primi mesi del suo pontificato. Il fatto che Leone XIV abbia finora pubblicato una sola enciclica, in continuità con un lavoro preparato da Papa Francesco, viene letto come un segnale di coerenza più che di discontinuità. Un magistero che chiede di essere affrontato direttamente, attraverso la lettura dei testi, senza fermarsi alle interpretazioni o ai commenti che spesso ne semplificano o ne deformano il contenuto. Al centro emerge con forza il tema della pace, che appare come uno dei fili conduttori dell’azione del Pontefice. Un impegno che non sempre si manifesta in modo evidente, ma che si muove anche su piani meno visibili, con una concretezza che può sfuggire alla percezione pubblica. In un tempo segnato da tensioni internazionali e da conflitti diffusi, la figura del Papa viene così riconosciuta come un riferimento morale ancora capace di incidere, anche se in forme non sempre immediate. Particolarmente significativa è anche la provenienza del Pontefice, in un momento storico in cui negli Stati Uniti riemergono dinamiche in cui la religione viene talvolta utilizzata per giustificare la violenza. Un fenomeno che può apparire distante, ma che, come spesso accade, tende a influenzare anche altri contesti culturali e sociali, arrivando progressivamente anche in Europa. La visita del Papa si inserisce dunque in un orizzonte più ampio, che chiama i fedeli non solo ad accogliere un momento significativo, ma a interrogarsi sul proprio ruolo nella costruzione di una cultura di pace e di una fede autentica, capace di sottrarsi a strumentalizzazioni e semplificazioni.

Laura Rossi

[il Ticino 17 aprile 2026]

Il Santo Padre a Pavia, don Roberto Belloni: “Sarà un segno concreto di unità”

Un segno grande di speranza, uno stimolo a riscoprire l’autenticità della fede in un tempo non facile. Don Roberto Belloni, parroco dell’Unità di Belgioioso, Filighera e Torre de’ Negri, vede in questa ottica comunitaria la visita che Papa Leone XIV farà a Pavia sabato 20 giugno. Un momento molto atteso che rilancia anche percorsi di spiritualità nel segno di Sant’Agostino.

Quale significato assume per la vostra Unità-Comunità la visita del Pontefice a Pavia?
La visita del Santo Padre rappresenta per la nostra Unità pastorale un evento di grazia e di profonda comunione ecclesiale. È un’occasione per sentirci parte viva della Chiesa universale e per rinnovare il nostro legame con il Successore di Pietro. In un tempo spesso segnato da frammentazione e incertezze, la presenza del Papa diventa un segno concreto di unità, speranza e vicinanza. Assume un significato ancora più particolare anche alla luce del legame con Sant’Agostino: la tradizione agostiniana, con il suo invito a cercare Dio nel profondo del cuore e a costruire comunità fondate sulla carità e sulla comunione, offre una chiave preziosa per vivere questo momento. Per noi è uno stimolo a riscoprire una fede autentica, capace di unire interiorità e vita comunitaria”.

In che modo vi state preparando per coinvolgere fedeli, giovani e famiglie?
Sono in programma momenti di preghiera, adorazione e catechesi, per aiutare tutti a vivere questa visita non solo come un evento, ma come un’esperienza di fede; saranno condivisi i momenti di preparazione proposti dalla Diocesi. Sicuramente prenderemo spunto dalla spiritualità agostiniana, come il tema della comunità e dell’amicizia in Cristo. Cercheremo di coinvolgere i diversi gruppi della comunità, con l’intento di far sentire ciascuno parte di questo cammino”.

Quale messaggio ti auguri che la visita del Papa possa lasciare alla vostra comunità e più in generale al territorio di Belgioioso?
Mi auguro che questa visita lasci anzitutto un rinnovato senso di speranza e fiducia nel futuro. Che il Papa possa incoraggiarci a essere una comunità accogliente, capace di prendersi cura delle fragilità e di costruire relazioni autentiche. Alla luce della sua esperienza agostiniana, spero anche in un forte richiamo all’interiorità e alla ricerca della verità, secondo l’insegnamento di Sant’Agostino, ma sempre vissuto dentro una comunità concreta, solidale e sinodale. Per il territorio di Belgioioso, Filighera e Torre de’ Negri, mi auguro resti un messaggio di unità e di responsabilità condivisa, capace di superare divisioni e indifferenze. E soprattutto, che ciascuno possa sentirsi chiamato a essere protagonista del bene comune, portando nel quotidiano un segno concreto di Vangelo vissuto”.

Simona Rapparelli

[il Ticino 17 aprile 2026]

“Tardi t’amai”: un canto che attraversa il tempo tra Agostino, padre Baldoni e l’attesa del Papa

C’è una linea discreta ma continua che collega il pensiero di Sant’Agostino, una melodia nata quasi per intuizione e l’attesa per la visita di Papa Leone XIV a Pavia. È il filo di “Tardi t’amai”, il canto agostiniano che, a distanza di oltre quarant’anni, continua a essere eseguito e riconosciuto come uno dei segni più vivi di quella tradizione. A dare forma musicale a uno dei passaggi più intensi delle “Confessioni” è stato padre Antonio Baldoni. All’inizio degli anni ottanta, durante il periodo di studio a Roma, il religioso trasforma le parole di Agostino in una composizione essenziale, nata non da un progetto accademico ma da un gesto spontaneo, quasi necessario. Da lì, il brano ha iniziato a circolare nelle comunità agostiniane, diffondendosi ben oltre il contesto originario. Oggi quel canto è entrato stabilmente nella pratica liturgica e nella devozione, tradotto in diverse lingue e cantato in molte parti del mondo. Una diffusione che, come lo stesso Baldoni suggerisce, non è casuale. “Mi sembrava allora, come adesso, che il pensiero di Agostino dovesse essere reso più accessibile”, spiega. Non solo con questo brano, ma con un percorso più ampio: “Ne ho fatti diversi, sui testi di Agostino, perché mi pareva importante che quelle parole arrivassero”. Alla base c’è anche un’intuizione semplice: la musica come memoria. “Quando ero giovane facevo fatica anch’io a leggere Agostino, è vissuto secoli fa… Però mi è capitato di capire che tutto quello che viene messo in musica, per un prodigio particolare, si imprime nella memoria”. È questo il punto che trasforma un testo complesso in qualcosa di condivisibile, capace di restare. Non è un caso che padre Baldoni richiami un episodio preciso: “Durante un anniversario agostiniano, tra incontri e libri, una cosa che è rimasta davvero è stato un canto”. Da qui la convinzione: “Mi sono detto che era una buona cosa, un buon medium, continuare su questa strada”. Accanto a “Tardi t’amai”, padre Antonio ha proseguito nel tempo questo lavoro, arrivando anche a composizioni più recenti. “L’ultima si intitola ‘L’amore è tutto’”, racconta, richiamando uno dei nuclei più profondi del pensiero agostiniano: “Quando correggi, correggi per amore, quando parli, parli per amore, quando stai zitto, stai zitto per amore”. In questo contesto si inserisce l’attesa per la visita del Papa, prevista nei prossimi mesi proprio a Pavia. Un evento che riporta al centro Agostino, ma anche le forme attraverso cui il suo pensiero continua a circolare. E mentre cresce l’attenzione per l’arrivo del Pontefice, lo stesso Baldoni mantiene uno sguardo sobrio: “Non sta a me decidere… però il luogo, l’occasione, l’ambiente sembrano quelli giusti per far risuonare questo canto”. Così, senza enfasi, “Tardi t’amai” continua il suo percorso. Una traccia concreta della tradizione agostiniana, capace ancora oggi di tenere insieme voci diverse attorno a una stessa domanda.

Laura Rossi

[il Ticino 17 aprile 2026]

Don Giovanni Lodigiani: “Pavia attende il Vicario di Cristo, non una star”

L’attesa di Pavia per la visita di Papa Leone XIV non può essere vissuta come quella per un personaggio celebre o per un grande evento pubblico. A sottolinearlo è don Giovanni Angelo Lodigiani, che invita a leggere l’arrivo del Pontefice in una prospettiva profondamente spirituale, ben diversa da quella della semplice curiosità o dell’emozione collettiva. “Pavia sta attendendo la visita del Santo Padre Leone XIV ed è adeguato che si prepari con un’attesa che non si può paragonare all’attesa di una star o di un personaggio illustre, famoso. Il popolo di Dio in Pavia sta attendendo il Vicario di Cristo, colui che manifesta il suo essere in mezzo al popolo come il pastore che conduce il popolo alla pienezza della verità”. Per don Lodigiani è proprio questo il punto decisivo: la visita del Papa non va ridotta a una manifestazione di massa, ma compresa come un incontro che tocca in profondità la vita delle persone. Non soltanto dei credenti più vicini alla Chiesa, ma, in un certo senso, di tutta la città. “È un momento da cuore a cuore, non un evento di massa. È un incontro nel quale il Pontefice incontra il cuore di tutti i fedeli, anche dei non fedeli, dei credenti cristiani, e di ogni uomo che vive nella città di Pavia”. In questa chiave, l’attesa diventa già un modo di prepararsi. Non si tratta semplicemente di aspettare una data sul calendario, ma di disporsi interiormente a cogliere il significato della presenza del Papa, riconoscendo in lui il successore di Pietro e il segno di una guida per il popolo cristiano. Don Lodigiani suggerisce anche un percorso concreto e accessibile a tutti per accompagnare questo cammino di preparazione: conoscere meglio il magistero di Leone XIV, i suoi discorsi, le sue parole, le linee che stanno emergendo nel suo pontificato. “Per prepararci con consapevolezza a questo incontro, tutti possono fare una cosa molto semplice: cercare e leggere qualche discorso, qualche intervento che ha fatto Leone XIV dal maggio dello scorso anno, quando è stato eletto, fino ad ora”. Secondo il sacerdote, questo può aiutare a comprendere meglio non solo il profilo del Pontefice, ma anche ciò che egli oggi porta nel cuore per la Chiesa e per il mondo. “Si possono cogliere quali sono le sue aspettative, i suoi desideri in ordine alla crescita della fede, quali sono anche le sue preoccupazioni”. Tra queste, emerge con particolare forza il tema della pace, che attraversa il presente della Chiesa e del mondo e che interpella direttamente anche il senso della visita a Pavia. “Oggi il mondo sta attraversando un periodo tale per cui il Sommo Pontefice, insieme a tutto il popolo di Dio, versa in uno stato di costante preghiera, di costante richiesta del dono della pace del Signore, che giunge al popolo grazie al dono dello Spirito”.

Laura Rossi

[il Ticino 17 aprile 2026]