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Azione Cattolica di Pavia: un’attesa sobria per il Pontefice, tra pace e responsabilità

Anche l’Azione Cattolica di Pavia si prepara alla visita di Papa Leone XIV con uno sguardo consapevole e misurato. A esprimere questa posizione è Francesco Frigerio, presidente diocesano dell’Azione Cattolica pavese, che invita a vivere l’appuntamento senza caricarlo di aspettative eccessive o di significati impropri. L’arrivo del Pontefice viene riconosciuto come un momento significativo per la città e per la Diocesi, ma più come un gesto simbolico, un’occasione di incontro che richiama il valore dell’appartenenza ecclesiale, che come un evento destinato a produrre effetti immediati. In questo contesto, l’attenzione si concentra soprattutto sul percorso già avviato dal Papa nei primi mesi del suo pontificato. Il fatto che Leone XIV abbia finora pubblicato una sola enciclica, in continuità con un lavoro preparato da Papa Francesco, viene letto come un segnale di coerenza più che di discontinuità. Un magistero che chiede di essere affrontato direttamente, attraverso la lettura dei testi, senza fermarsi alle interpretazioni o ai commenti che spesso ne semplificano o ne deformano il contenuto. Al centro emerge con forza il tema della pace, che appare come uno dei fili conduttori dell’azione del Pontefice. Un impegno che non sempre si manifesta in modo evidente, ma che si muove anche su piani meno visibili, con una concretezza che può sfuggire alla percezione pubblica. In un tempo segnato da tensioni internazionali e da conflitti diffusi, la figura del Papa viene così riconosciuta come un riferimento morale ancora capace di incidere, anche se in forme non sempre immediate. Particolarmente significativa è anche la provenienza del Pontefice, in un momento storico in cui negli Stati Uniti riemergono dinamiche in cui la religione viene talvolta utilizzata per giustificare la violenza. Un fenomeno che può apparire distante, ma che, come spesso accade, tende a influenzare anche altri contesti culturali e sociali, arrivando progressivamente anche in Europa. La visita del Papa si inserisce dunque in un orizzonte più ampio, che chiama i fedeli non solo ad accogliere un momento significativo, ma a interrogarsi sul proprio ruolo nella costruzione di una cultura di pace e di una fede autentica, capace di sottrarsi a strumentalizzazioni e semplificazioni.

Laura Rossi

[il Ticino 17 aprile 2026]

Il Santo Padre a Pavia, don Roberto Belloni: “Sarà un segno concreto di unità”

Un segno grande di speranza, uno stimolo a riscoprire l’autenticità della fede in un tempo non facile. Don Roberto Belloni, parroco dell’Unità di Belgioioso, Filighera e Torre de’ Negri, vede in questa ottica comunitaria la visita che Papa Leone XIV farà a Pavia sabato 20 giugno. Un momento molto atteso che rilancia anche percorsi di spiritualità nel segno di Sant’Agostino.

Quale significato assume per la vostra Unità-Comunità la visita del Pontefice a Pavia?
La visita del Santo Padre rappresenta per la nostra Unità pastorale un evento di grazia e di profonda comunione ecclesiale. È un’occasione per sentirci parte viva della Chiesa universale e per rinnovare il nostro legame con il Successore di Pietro. In un tempo spesso segnato da frammentazione e incertezze, la presenza del Papa diventa un segno concreto di unità, speranza e vicinanza. Assume un significato ancora più particolare anche alla luce del legame con Sant’Agostino: la tradizione agostiniana, con il suo invito a cercare Dio nel profondo del cuore e a costruire comunità fondate sulla carità e sulla comunione, offre una chiave preziosa per vivere questo momento. Per noi è uno stimolo a riscoprire una fede autentica, capace di unire interiorità e vita comunitaria”.

In che modo vi state preparando per coinvolgere fedeli, giovani e famiglie?
Sono in programma momenti di preghiera, adorazione e catechesi, per aiutare tutti a vivere questa visita non solo come un evento, ma come un’esperienza di fede; saranno condivisi i momenti di preparazione proposti dalla Diocesi. Sicuramente prenderemo spunto dalla spiritualità agostiniana, come il tema della comunità e dell’amicizia in Cristo. Cercheremo di coinvolgere i diversi gruppi della comunità, con l’intento di far sentire ciascuno parte di questo cammino”.

Quale messaggio ti auguri che la visita del Papa possa lasciare alla vostra comunità e più in generale al territorio di Belgioioso?
Mi auguro che questa visita lasci anzitutto un rinnovato senso di speranza e fiducia nel futuro. Che il Papa possa incoraggiarci a essere una comunità accogliente, capace di prendersi cura delle fragilità e di costruire relazioni autentiche. Alla luce della sua esperienza agostiniana, spero anche in un forte richiamo all’interiorità e alla ricerca della verità, secondo l’insegnamento di Sant’Agostino, ma sempre vissuto dentro una comunità concreta, solidale e sinodale. Per il territorio di Belgioioso, Filighera e Torre de’ Negri, mi auguro resti un messaggio di unità e di responsabilità condivisa, capace di superare divisioni e indifferenze. E soprattutto, che ciascuno possa sentirsi chiamato a essere protagonista del bene comune, portando nel quotidiano un segno concreto di Vangelo vissuto”.

Simona Rapparelli

[il Ticino 17 aprile 2026]

“Tardi t’amai”: un canto che attraversa il tempo tra Agostino, padre Baldoni e l’attesa del Papa

C’è una linea discreta ma continua che collega il pensiero di Sant’Agostino, una melodia nata quasi per intuizione e l’attesa per la visita di Papa Leone XIV a Pavia. È il filo di “Tardi t’amai”, il canto agostiniano che, a distanza di oltre quarant’anni, continua a essere eseguito e riconosciuto come uno dei segni più vivi di quella tradizione. A dare forma musicale a uno dei passaggi più intensi delle “Confessioni” è stato padre Antonio Baldoni. All’inizio degli anni ottanta, durante il periodo di studio a Roma, il religioso trasforma le parole di Agostino in una composizione essenziale, nata non da un progetto accademico ma da un gesto spontaneo, quasi necessario. Da lì, il brano ha iniziato a circolare nelle comunità agostiniane, diffondendosi ben oltre il contesto originario. Oggi quel canto è entrato stabilmente nella pratica liturgica e nella devozione, tradotto in diverse lingue e cantato in molte parti del mondo. Una diffusione che, come lo stesso Baldoni suggerisce, non è casuale. “Mi sembrava allora, come adesso, che il pensiero di Agostino dovesse essere reso più accessibile”, spiega. Non solo con questo brano, ma con un percorso più ampio: “Ne ho fatti diversi, sui testi di Agostino, perché mi pareva importante che quelle parole arrivassero”. Alla base c’è anche un’intuizione semplice: la musica come memoria. “Quando ero giovane facevo fatica anch’io a leggere Agostino, è vissuto secoli fa… Però mi è capitato di capire che tutto quello che viene messo in musica, per un prodigio particolare, si imprime nella memoria”. È questo il punto che trasforma un testo complesso in qualcosa di condivisibile, capace di restare. Non è un caso che padre Baldoni richiami un episodio preciso: “Durante un anniversario agostiniano, tra incontri e libri, una cosa che è rimasta davvero è stato un canto”. Da qui la convinzione: “Mi sono detto che era una buona cosa, un buon medium, continuare su questa strada”. Accanto a “Tardi t’amai”, padre Antonio ha proseguito nel tempo questo lavoro, arrivando anche a composizioni più recenti. “L’ultima si intitola ‘L’amore è tutto’”, racconta, richiamando uno dei nuclei più profondi del pensiero agostiniano: “Quando correggi, correggi per amore, quando parli, parli per amore, quando stai zitto, stai zitto per amore”. In questo contesto si inserisce l’attesa per la visita del Papa, prevista nei prossimi mesi proprio a Pavia. Un evento che riporta al centro Agostino, ma anche le forme attraverso cui il suo pensiero continua a circolare. E mentre cresce l’attenzione per l’arrivo del Pontefice, lo stesso Baldoni mantiene uno sguardo sobrio: “Non sta a me decidere… però il luogo, l’occasione, l’ambiente sembrano quelli giusti per far risuonare questo canto”. Così, senza enfasi, “Tardi t’amai” continua il suo percorso. Una traccia concreta della tradizione agostiniana, capace ancora oggi di tenere insieme voci diverse attorno a una stessa domanda.

Laura Rossi

[il Ticino 17 aprile 2026]

Don Giovanni Lodigiani: “Pavia attende il Vicario di Cristo, non una star”

L’attesa di Pavia per la visita di Papa Leone XIV non può essere vissuta come quella per un personaggio celebre o per un grande evento pubblico. A sottolinearlo è don Giovanni Angelo Lodigiani, che invita a leggere l’arrivo del Pontefice in una prospettiva profondamente spirituale, ben diversa da quella della semplice curiosità o dell’emozione collettiva. “Pavia sta attendendo la visita del Santo Padre Leone XIV ed è adeguato che si prepari con un’attesa che non si può paragonare all’attesa di una star o di un personaggio illustre, famoso. Il popolo di Dio in Pavia sta attendendo il Vicario di Cristo, colui che manifesta il suo essere in mezzo al popolo come il pastore che conduce il popolo alla pienezza della verità”. Per don Lodigiani è proprio questo il punto decisivo: la visita del Papa non va ridotta a una manifestazione di massa, ma compresa come un incontro che tocca in profondità la vita delle persone. Non soltanto dei credenti più vicini alla Chiesa, ma, in un certo senso, di tutta la città. “È un momento da cuore a cuore, non un evento di massa. È un incontro nel quale il Pontefice incontra il cuore di tutti i fedeli, anche dei non fedeli, dei credenti cristiani, e di ogni uomo che vive nella città di Pavia”. In questa chiave, l’attesa diventa già un modo di prepararsi. Non si tratta semplicemente di aspettare una data sul calendario, ma di disporsi interiormente a cogliere il significato della presenza del Papa, riconoscendo in lui il successore di Pietro e il segno di una guida per il popolo cristiano. Don Lodigiani suggerisce anche un percorso concreto e accessibile a tutti per accompagnare questo cammino di preparazione: conoscere meglio il magistero di Leone XIV, i suoi discorsi, le sue parole, le linee che stanno emergendo nel suo pontificato. “Per prepararci con consapevolezza a questo incontro, tutti possono fare una cosa molto semplice: cercare e leggere qualche discorso, qualche intervento che ha fatto Leone XIV dal maggio dello scorso anno, quando è stato eletto, fino ad ora”. Secondo il sacerdote, questo può aiutare a comprendere meglio non solo il profilo del Pontefice, ma anche ciò che egli oggi porta nel cuore per la Chiesa e per il mondo. “Si possono cogliere quali sono le sue aspettative, i suoi desideri in ordine alla crescita della fede, quali sono anche le sue preoccupazioni”. Tra queste, emerge con particolare forza il tema della pace, che attraversa il presente della Chiesa e del mondo e che interpella direttamente anche il senso della visita a Pavia. “Oggi il mondo sta attraversando un periodo tale per cui il Sommo Pontefice, insieme a tutto il popolo di Dio, versa in uno stato di costante preghiera, di costante richiesta del dono della pace del Signore, che giunge al popolo grazie al dono dello Spirito”.

Laura Rossi

[il Ticino 17 aprile 2026]

La Diocesi di Pavia apre un conto per sostenere la visita del Santo Padre

La Diocesi di Pavia si mette in cammino verso la visita di Papa Leone XIV, in programma sabato 20 giugno, attivando anche strumenti concreti per sostenere l’organizzazione dell’evento. Tra le prime iniziative avviate figura l’apertura di un conto corrente dedicato alla raccolta di offerte, pensato per consentire a fedeli, enti e realtà del territorio di contribuire direttamente alla preparazione dell’accoglienza del Pontefice.
A seguire da vicino questo percorso è l’Ufficio dell’Economato diocesano, guidato da don Gabriele Romanoni, che sta operando parallelamente all’evolversi del programma della visita: “La Diocesi si sta muovendo anche attraverso la possibilità di fare donazioni e offerte su un conto corrente dedicato – viene spiegato –: uno dei passaggi propedeutici è proprio offrire a tutti la possibilità di contribuire concretamente”.
Il conto è stato attivato proprio con questa finalità: sostenere le spese legate a un evento che, pur nelle sue dimensioni ancora in fase di definizione, comporta inevitabili impegni organizzativi. “Siamo coinvolti come Economato – sottolinea don Romanoni – e per noi è anche un’occasione di vanto poter accogliere il Papa, affrontando le normali fatiche organizzative che un evento di questo tipo comporta”.
La macchina organizzativa, infatti, è ancora in una fase iniziale: molte decisioni dipenderanno dal programma ufficiale della visita, che non è ancora stato reso noto nei dettagli. In questo quadro, l’attivazione del conto corrente rappresenta uno dei primi passi concreti.
La Diocesi è consapevole che la portata dell’evento sarà diversa rispetto ad altre visite papali del passato (il riferimento è la visita di Benedetto XVI del 2007) ma l’impegno resta significativo e condiviso. L’obiettivo è quello di coinvolgere l’intera comunità, offrendo a ciascuno la possibilità di partecipare, anche attraverso un gesto semplice ma concreto come un’offerta.
Per chi desidera contribuire, è possibile effettuare un versamento indicando come causale “Visita di Leone XIV” al seguente IBAN: IT 07 I 05034 11301 000000012193
Un piccolo segno di partecipazione che si inserisce nel cammino di preparazione a un appuntamento atteso e significativo per la Chiesa pavese e per l’intero territorio.

Simona Rapparelli

Don Gianluigi Corti e Papa Leone XIV a Pavia: “Torna un amico che ama Agostino”

Il parroco di San Teodoro è anche presidente del Comitato Pavia Città di Sant’Agostino “Gli doneremo il frutto del nostro lavoro scientifico e la devozione della nostra terra”

C’è un misto di emozione e responsabilità nelle parole di don Gianluigi Corti. Mentre Pavia si prepara alla storica visita di Papa Leone XIV, prevista per sabato 20 giugno, il parroco di San Teodoro e presidente del Comitato “Pavia Città di Sant’Agostino” si ritrova a essere uno dei ponti tra un passato di stima reciproca e un futuro di grazia. Il suo incarico alla guida del Comitato, che sarebbe dovuto scadere a settembre, è stato prorogato anche per accompagnare la Diocesi fino a questo appuntamento: quasi un segno del destino per chi, il Papa, lo ha conosciuto quando ancora non portava l’anello piscatorio.

Una conoscenza “nata tra i chiostri”
“L’ho incontrato spesso a San Pietro in Ciel d’Oro”, ricorda don Corti. “Quando era Priore Generale degli Agostiniani, non mancava quasi mai all’appuntamento del 28 agosto. Ci siamo conosciuti lì, e poi durante i miei anni di insegnamento al noviziato agostiniano”. Il ritratto che don Gianluigi ne fa è lontano dai formalismi: un uomo di estrema umiltà e gentilezza, dotato di una memoria sorprendente: “Mi ha impressionato la sua attenzione alle persone. Dopo anni, si ricordava ancora di me. E poi non dimentico una dimensione di umiltà che mi ha particolarmente colpito: al termine del suo mandato, mi ero informato presso i suoi confratelli per sapere dove era stato destinato e avevo scoperto che aveva scelto di andare in missione in Perù, rinunciando a ruoli di prestigio ed a percorsi che di solito si seguono dopo incarichi di rilievo; aveva invece scelto la missione”.

Il Comitato: un’opera scientifica per il Papa
Don Corti sta coordinando una macchina complessa che vede coinvolte le eccellenze accademiche del territorio: l’Università di Pavia, ma anche gli Atenei Cattolica e dell’Insubria. L’obiettivo è presentare a Leone XIV il frutto di un lavoro che lui stesso, da Priore, aveva caldeggiato: “Vogliamo dimostrare al Santo Padre che il suo desiderio di vedere Pavia come centro di studi agostiniani è più vivo che mai”, spiega don Gianluigi. E proprio per questo, in dono al Pontefice arriveranno due volumi di altissimo profilo scientifico: gli atti del convegno per il XIII centenario dell’arrivo a Pavia delle spoglie di Sant’Agostino (recentemente presentati a Roma con il Cardinale Ravasi) e il tomo sul convegno “Le reliquie e il potere”. Non mancheranno omaggi artistici e un pensiero speciale da Cava Manara, la cui parrocchia è legata a un miracolo del Santo rappresentato anche sulla celebre Arca marmorea in San Pietro in Ciel d’Oro.

Pavia, città del cuore
Per il Papa, tornare a Pavia significa pregare davanti a quella tomba che ha custodito e onorato per dodici anni da Generale dell’ordine. Don Gianluigi Corti, con la sua consueta pacatezza, sta tessendo le fila di un’accoglienza che non vuole essere solo istituzionale, ma anche profondamente spirituale. Sabato 20 giugno, Pavia non accoglierà solo un Papa, ma un antico amico di Agostino e della città, che torna finalmente a casa.

Simona Rapparelli

[il Ticino 3 aprile 2026]

Suor Azia Ciairano: “La visita di Papa Leone XIV, un invito ad approfondire la ‘spiritualità’ agostiniana”

“Papa Leone verrà presto a Pavia!”. È stato uno dei primi commenti condivisi nella mia comunità, raccolta davanti al televisore l’8 maggio 2025, quando il Papa, nel suo primo saluto, si è presentato al mondo come “un figlio di Sant’Agostino”. Ed eccoci qui ad attendere il Papa! Personalmente non ho alcuna particolare attesa perché desidero rimanere aperta ad accogliere una “sorpresa” che non posso immaginare ma che certamente mi coinvolgerà nell’ascolto della parola – pensata, mite ma forte – che Leone rivolgerà alla nostra Chiesa diocesana, a tutti e a ciascuno di noi membri del santo popolo di Dio. Se potessi dare un consiglio o fare qualcosa riguardo all’accoglienza, vorrei garantire al Papa un momento, pur breve ma intenso, di colloquio a tu per tu tra lui e Agostino, nel silenzio della Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, non dimenticando che la scelta della breve visita a Pavia è l’incontro con Sant’Agostino! Ma questa scelta ci deve interrogare: non sarà che anche la nostra chiesa diocesana e tutti noi che l’abitiamo siamo chiamati ad accostare e approfondire, oggi, la “spiritualità” agostiniana che ci animi e ci guidi alla paziente edificazione di una chiesa che “cammini insieme”? Proviamo a pensarci! E mentre attendiamo l’arrivo del Papa, prepariamoci a “fare nostro” il messaggio che ha rivolto alle équipes sinodali, in occasione della celebrazione del loro giubileo, il 26 ottobre 2025: “Nella Chiesa […] le relazioni non rispondono alle logiche del potere ma a quelle dell’amore […]. Regola suprema, nella Chiesa, è l’amore: nessuno è chiamato a comandare, tutti sono chiamati a servire; nessuno deve imporre le proprie idee, tutti dobbiamo reciprocamente ascoltarci; nessuno è escluso, tutti siamo chiamati a partecipare; nessuno possiede la verità tutta intera, tutti dobbiamo umilmente cercarla, e cercarla insieme… Essere Chiesa sinodale significa riconoscere che la verità non si possiede, ma si cerca insieme, lasciandosi guidare da un cuore inquieto e innamorato dell’Amore”. Parola di un “figlio di Sant’Agostino”!

Suor Azia Ciairano (Suore Missionarie dell’Immacolata Regina della Pace/“Pianzoline” Parrocchia S. Maria di Caravaggio)

[il Ticino 10 aprile 2026]

Lo striscione di saluto sulla facciata della Cattedrale di Pavia

In attesa della visita di Papa Leone XIV, prevista per sabato 20 giugno a Pavia, nella mattinata di lunedì 24 marzo la Diocesi di Pavia, di concerto con il Duomo e con il parroco con Gian Pietro Maggi, ha fatto apporre sulla facciata della Cattedrale il nuovo striscione che celebra la venuta del Pontefice. Un gesto che sa di preparazione alla visita di giugno e di senso di accoglienza e di grande attesa.

Mons. Luigi Pedrini: “Il Pontefice è un vero pastore di Cristo”

“Un vero pastore di Cristo”: Mons. Luigi Pedrini, parroco di San Genesio, presenta così Papa Leone XIV, il Pontefice che la Chiesa pavese attende per la visita del prossimo 20 giugno.

La visita di Papa Leone XIV a Pavia arriva a pochi mesi dalla sua elezione. Che significato assume per la Chiesa diocesana e per la città questa scelta di venire nel luogo che custodisce le reliquie di Sant’Agostino?
“Credo che la scelta di Papa Leone XIV di venire in pellegrinaggio in San Pietro in Ciel d’Oro sia occasione per la nostra Chiesa e per la città per ricordare la preziosa eredità cristiana che abbiamo ricevuto. In particolare, la Chiesa pavese è stimolata a riconoscere nelle due figure che maggiormente hanno segnato la sua storia (San Siro modello nella carità, Sant’Agostino modello nel dare le ragioni della fede) le due strade maestre da percorrere per l’evangelizzazione: quella della carità e quella del pensiero. In questo orizzonte la visita di Papa Leone XIV può essere occasione per la città per guardare con gratitudine alle proprie radici cristiane e a convincersi che fede, impegno sociale, lavoro di ricerca possono camminare insieme”.

Pavia è una delle città agostiniane più importanti al mondo. In che modo la presenza di Sant’Agostino può parlare oggi alla Chiesa e alla società contemporanea, anche alla luce del pontificato di Papa Leone XIV?
“Penso che Sant’Agostino sia molto vicino a noi: i tempi che viviamo assomigliano ai suoi. Lui ha assistito alla fine dell’impero romano: crollava quello che rappresentava il mondo di allora. Oggi anche noi assistiamo a un mondo che sta cambiando. Nell’opera “La citta di Dio”, il Santo ricorda che non esiste solo la storia che costruiamo noi, ma anche la storia che Dio costruisce e che si intreccia con la nostra storia. La nostra storia conosce momenti di buio e di crisi; ma Dio è capace di trasfigurare la storia umana e di trasformarla in una storia di salvezza e di amore. Dio non costruisce una storia parallela, ma valorizza la storia umana aprendola a un nuovo cammino. Dall’antico fa germogliare il nuovo. Fedeltà alle origini e apertura al nuovo: mi sembra che Papa Leone XIV sia in questa linea. La lettera dedicata ai decreti conciliari ‘Prebyterorum ordinis’ e ‘Optatam totius’ a sessant’anni dalla loro pubblicazione è intitolata significativamente ‘Una fedeltà che genera futuro’ e la tesi di fondo è che il radicamento nel solco della tradizione apre a nuove prospettive di cammino”.

Come si sta preparando la Diocesi a questo appuntamento? Che clima si respira tra le comunità parrocchiali e quale partecipazione vi aspettate?
“So che la Diocesi ha in cantiere varie proposte per aiutare le comunità a vivere bene questo evento. Personalmente, in occasione della visita alle famiglie per la benedizione delle case, dato che sul biglietto che lascio come ricordo c’è l’immagine di Papa Leone XIV, ho modo di parlare della visita a Pavia e constato che la gente vive questo appuntamento con aspettativa e gratitudine. Percepisco che il Santo Padre è accolto benevolmente un po’ da tutti”.

Lei ha mai avuto occasione di incontrare Papa Leone XIV o di incrociarne il cammino in qualche circostanza? Se sì, c’è un episodio o un tratto della sua personalità che le è rimasto particolarmente impresso e che secondo lei aiuta a capire lo stile del suo pontificato?
“Ho incontrato due volte Papa Leone XIV. Ancora da Cardinale, in occasione di una celebrazione in San Pietro in Ciel d’Oro, e poi nel giugno scorso, per il Giubileo dei sacerdoti. In entrambi le occasioni ho avuto l’impressione di una persona autorevole umanamente e cristianamente: un vero pastore di Cristo”.

di Laura Rossi

[ il Ticino 20 marzo 2026 ]

Don Siro Cobianchi: “Il Santo Padre verrà a Pavia per attingere al pozzo di Agostino”

Tra le voci che riflettono sulla visita di Papa Leone XIV a Pavia, in programma il prossimo 20 giugno, c’è anche quella di don Siro Cobianchi, parroco della chiesa dei Ss. Gervasio e Protasio, che conserva un ricordo personale legato agli anni in cui l’attuale Pontefice era ancora il Superiore degli agostiniani. Un ricordo che risale al 2004, quando si celebravano i 1650 anni dalla nascita di Sant’Agostino. In quell’occasione gli agostiniani ottennero il permesso di portare a Roma la reliquia del Santo custodito a Pavia per presentarla a Giovanni Paolo II, ormai molto provato dalla malattia. Don Cobianchi fu incaricato di accompagnare le reliquie per conto della Diocesi pavese. “Io rappresentavo il Vescovo di Pavia e facevo parte della commissione che seguiva gli eventi a Roma. Con padre Giustino e con l’urna della reliquia di Sant’Agostino siamo partiti per la capitale e siamo rimasti lì diversi giorni”. Proprio a Roma, nel convento agostiniano vicino alla chiesa di Sant’Agostino a Campo Marzio, don Cobianchi incontrò Prevost, allora priore della comunità. “Lì ho conosciuto Prevost. Per circa quindici giorni abbiamo lavorato insieme per organizzare le celebrazioni”. Uno dei momenti più intensi fu proprio la consegna della reliquia a Giovanni Paolo II. “Una sera portammo la reliquia nella cappella privata del Papa. La tenne con sé per tutta la notte. Il mattino dopo tornammo a riprenderla: il Papa era seduto, molto provato, non parlava più. Aveva però scritto una preghiera e la consegnò a Prevost chiedendogli di leggerla ad alta voce”. Per don Cobianchi quell’episodio è rimasto impresso come un segno particolare. “Il Papa non riusciva più a parlare e affidò quella preghiera proprio a Prevost. A ripensarci oggi sembra quasi una profezia”. Al di là dell’episodio, il sacerdote ricorda soprattutto il carattere dell’allora Superiore agostiniano. “A volte mi chiedevo perché non decidesse subito. Io dicevo: dobbiamo portare la reliquia dal Papa, ci sono la Santa Sede e la polizia, bisogna organizzare tutto. Lui restava tranquillo, rifletteva”. “Il giorno dopo arrivava con proposte precise. Si capiva che aveva pensato e pregato su ogni cosa. Non era indecisione: era profondità”. Proprio ripensando a quell’esperienza, il sacerdote afferma di riconoscere oggi nel Pontefice lo stesso tratto umano. Per don Cobianchi la visita a Pavia ha anche un significato spirituale profondo, che lega il nuovo papa alla figura di Agostino. Il sacerdote propone allora un’immagine evangelica per leggere il senso della visita: la parabola della Samaritana al pozzo. Secondo don Cobianchi, la presenza del Papa a Pavia può essere letta proprio in questa chiave simbolica: “Agostino è come un pozzo a cui si attinge. Ma dal pozzo di Agostino si attinge l’acqua che è Cristo. Il Papa verrà qui per pregare Agostino, ma soprattutto per indicare ancora una volta Cristo”. Un messaggio che don Cobianchi riassume in un invito semplice rivolto alla comunità: “Dovremmo imitare il Papa: andare anche noi al pozzo di Agostino per innamorarci di Cristo”.

di Laura Rossi

[ il Ticino 20 marzo 2026 ]