È la Santa Patrona delle madri, dei medici e dei bambini non ancora nati. E’ la Santa che ha preferito morire anziché accettare cure che avrebbero arrecato danno al suo bambino. La sua festa è il 28 aprile.
Nata a Magenta (MI), è cresciuta in una famiglia cattolica numerosa. I suoi genitori avevano 13 figli. Suo fratello, Enrico Beretta, è stato nominato Servo di Dio.
Medico, moglie, madre e donna piena di amore per la vita. Laureata in Medicina e Chirurgia nel 1949 all’Università di Pavia, si specializza in Pediatria nell’Università di Milano. Mentre compie la sua opera di medico, che sente e pratica come una «missione» a favore soprattutto di mamme, bambini, anziani e poveri, perchè
«Chi tocca il corpo di un paziente – dice – tocca il corpo di Cristo».
accresce il suo impegno generoso nell’Azione Cattolica, prodigandosi per le «giovanissime». Al tempo stesso, esprime con gli sci e l’alpinismo la sua grande gioia di vivere e di godersi l’incanto del creato.
Fin da bambina vive la sua fede nella preghiera e nei sacramenti, cercando di capire quale strada intraprendere nella volontà del Signore. Scelta la vocazione al matrimonio, l’abbraccia con tutto l’entusiasmo e s’impegna a donarsi totalmente «per formare una famiglia veramente cristiana».

Si fidanza e poi sposa l’ing. Pietro Molla. Diventa madre felice di Pierluigi, Mariolina e Laura. Sa armonizzare, con semplicità ed equilibrio, i doveri di madre, di moglie, di medico, e la gran gioia di vivere. E’ anche una donna curata nell’aspetto ed elegante nel modo di vestire, incarnando con equilibrio un modello di donna moderna e dinamica nella professione e in famiglia.
Il mistero del dolore e la fiducia nella Provvidenza. Nel settembre 1961, verso il termine del secondo mese della sua quarta gravidanza, scopre un fibroma all’utero. Le consigliano di asportare l’utero, sacrificando il bambino che portava in grembo, ma lei vuole continuare la gravidanza e si affida alla preghiera e alla Provvidenza. Trascorre i sette mesi che la separano dal parto con straordinaria forza d’animo continuando il suo impegno di madre e di medico.
Il sacrificio e il dono della vita. Capisce che la creatura in grembo potrebbe nascere sofferente. Alcuni giorni prima del parto, pur confidando nella Provvidenza, è pronta a donare la sua vita per salvare quella della sua creatura:
«Se dovete decidere fra me e il bimbo, nessuna esitazione: scegliete – e lo esigo – il bimbo. Salvate lui».
Il mattino del 21 aprile 1962, dà alla luce Gianna Emanuela e il mattino del 28 aprile, nonostante tutti gli sforzi e le cure per salvare entrambe le vite, tra indicibili dolori, dopo aver ripetuto la preghiera «Gesù ti amo, Gesù ti amo», muore santamente.
L’eredità spirituale. Aveva 39 anni. I suoi funerali furono una grande manifestazione unanime di commozione profonda, di fede e di preghiera. Rapidamente si diffuse la fama di santità per la sua vita e per il gesto di amore e di martirio che Papa Paolo IV chiamò “Meditata immolazione” in un Angelus domenicale del 23 settembre 1973, «Una giovane madre della diocesi di Milano che, per dare la vita alla sua bambina sacrificava, con meditata immolazione, la propria». E’ evidente, nelle parole del Santo Padre, il riferimento cristologico al Calvario e all’Eucaristia.
Fu beatificata da Giovanni Paolo II il 24 aprile 1994, nell’Anno Internazionale della Famiglia; fu proclamata santa dallo stesso Papa il 16 maggio 2004.
La figlia, Gianna Emanuela Molla. La figlia di Santa Gianna Beretta Molla racconta che a volte, soprattutto da bambina, si sentiva in colpa perché la sua mamma era morta per darla alla luce. Il padre, Pietro Molla, le diceva di non sentirsi in colpa e la invitava a nutrire una profonda gratitudine per la mamma e ad abbandonarsi fiduciosa tra le braccia di un Dio che guarda molto più lontano di noi.
“Mi ricordo che papà mi diceva che aveva implorato il Signore di salvare la vita anche della Mamma, e non soltanto la mia, ma il Signore, nella Sua infinita sapienza e nei Suoi imperscrutabili disegni, non è intervenuto a salvare la vita della mamma; lui, pur con immenso dolore, ha accettato la Sua santa volontà senza comprenderla. Soltanto molti anni dopo ha capito cosa il Signore volesse per la mamma, quando la Chiesa gli ha chiesto il permesso per poter aprire la sua Causa di Beatificazione, e la mamma è stata proclamata Beata come madre di famiglia il 24 aprile 1994, a soli 32 anni dalla morte, da san Giovanni Paolo II, e 10 anni dopo, il 16 maggio 2004, Santa dallo stesso Papa: “Se fosse rimasta qui con noi – mi diceva papà – avrebbe continuato a fare del bene alla sua famiglia, al suo prossimo e ai suoi ammalati, ma il Signore voleva che la mamma facesse del bene a molte, molte più persone, in tante parti del mondo”.

Non si contano tutte le grazie ricevute nel mondo per sua intercessione. “Posso testimoniare che la grazia più frequente ricevuta per intercessione della mia mamma, in diverse parti del mondo, è proprio questa: il dono di un figlio, anche dopo 7 anni e più di matrimonio, anche dopo più aborti spontanei. Quante bambine che si chiamano “Gianna” incontro nei miei viaggi negli Stati Uniti!
Una storia apparentemente di dolore è diventata una storia d’amore e Gianna Emanuela testimonia come scegliere la vita, sempre e comunque, per amore di Dio, produca frutti abbondanti.
Perché il nostro è un Dio che ama la vita.
Approfondimenti e testimonianze
— Per approfondire la spiritualità di Santa Gianna si può trovare qui la lettera del Vescovo Corrado Sanguineti in occasione della Fiaccolata per la Vita del 2024
— La testimonianza della figlia di Santa Gianna, Gianna Emanuela Molla, si può trovare