La visita di Papa Leone XIV, attesa a Pavia sabato 20 giugno, è già motivo di grande fermento nella diocesi. Mentre si attendono dal Vaticano indicazioni più precise sul programma della giornata, la Chiesa pavese ha già avviato il percorso di preparazione. Ne parliamo con il vicario generale, mons. Daniele Baldi.
Monsignor Baldi, quale significato ha per la Chiesa pavese la visita del Santo Padre?
“La prima cosa che mi viene da dire è che si tratta di un grande dono che lo Spirito Santo fa alla nostra comunità. È un dono che ci interpella e ci invita a guardare con più attenzione a una presenza che a volte rischiamo quasi di dare per scontata: quella di Sant’Agostino nella nostra città e nella nostra Diocesi. La sua figura è un punto di riferimento importante per la nostra storia e per la nostra fede”.
Gli aspetti organizzativi non saranno semplici. Come procede la situazione?
“Una visita del Papa comporta inevitabilmente molti aspetti organizzativi: capire che cosa farà, dove andrà, quali saranno i momenti principali. Su questo siamo ancora in attesa di indicazioni precise da Roma e un minimo di preoccupazione, normale in questi casi, si fa sentire. Tuttavia, la gioia di accogliere il Santo Padre è decisamente più grande della preoccupazione. Inoltre, possiamo contare su un grande supporto da parte delle autorità civili e delle istituzioni cittadine, che stanno mostrando disponibilità e collaborazione”.
Che valore assume personalmente per lei, anche come sacerdote, questo evento?
“Mi dà una grande gioia. Penso anche a un fatto che non è secondario: Pavia negli ultimi anni è stata visitata da tre Papi. Prima Giovanni Paolo II, poi Benedetto XVI, e ora Papa Leone XIV. Questo ci dice che siamo una diocesi fortunata, ma allo stesso tempo una Chiesa che deve lasciarsi interrogare e scuotere da questa grazia. Tre Pontefici che scelgono di venire qui non sono soltanto un onore: sono anche una responsabilità”.
Quale frutto spirituale può lasciare questa visita?
“Credo che possa essere innanzitutto un dono di grazia per tutti. La presenza del Papa può aiutare a ravvivare la fede, a rafforzare le scelte cristiane e a rinnovare l’impegno comune nel portare il Vangelo a tutti. Mi aspetto che il Santo Padre porti il fervore dell’annuncio e l’invito a non avere paura di essere Chiesa oggi, nelle diverse dimensioni della vita”.
La diocesi sta già pensando a un percorso di preparazione?
“Sì, ci stiamo muovendo già da tempo. Indipendentemente dal programma della giornata del 20 giugno, abbiamo avviato alcune iniziative di preparazione spirituale, pastorale, culturale e storica in diverse comunità parrocchiali. È stato attivato un tavolo di lavoro e stiamo pensando anche a momenti di preghiera, perché l’arrivo del Papa ci trovi preparati e motivati”.
Sarà un evento che coinvolgerà tutta la città?
“Questo è proprio il nostro desiderio. La visita del Santo Padre è certamente un evento ecclesiale, ma è anche la visita di un Capo di Stato e quindi pensiamo che debba coinvolgere tutta la comunità cittadina. Per questo stiamo immaginando alcuni momenti che possano interessare non solo il mondo cattolico, ma anche quello laico. Anche su questo stiamo riscontrando molta disponibilità e collaborazione”.
Qual è dunque il sentimento prevalente in questo momento?
“Direi che c’è un’attesa fatta di più elementi: la gioia, innanzitutto, perché accogliere il Santo Padre è sempre motivo di grande contentezza e anche di fierezza per la nostra Diocesi. C’è poi la responsabilità di preparare bene questo momento. Ma sono convinto che la Chiesa, insieme a tutte le realtà del territorio, saprà rispondere in modo adeguato e consapevole a questo appuntamento così denso di significati per tutti noi”.
di Simona Rapparelli
[il Ticino 13 marzo 2026]