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Lo striscione di saluto sulla facciata della Cattedrale di Pavia

In attesa della visita di Papa Leone XIV, prevista per sabato 20 giugno a Pavia, nella mattinata di lunedì 24 marzo la Diocesi di Pavia, di concerto con il Duomo e con il parroco con Gian Pietro Maggi, ha fatto apporre sulla facciata della Cattedrale il nuovo striscione che celebra la venuta del Pontefice. Un gesto che sa di preparazione alla visita di giugno e di senso di accoglienza e di grande attesa.

Mons. Luigi Pedrini: “Il Pontefice è un vero pastore di Cristo”

“Un vero pastore di Cristo”: Mons. Luigi Pedrini, parroco di San Genesio, presenta così Papa Leone XIV, il Pontefice che la Chiesa pavese attende per la visita del prossimo 20 giugno.

La visita di Papa Leone XIV a Pavia arriva a pochi mesi dalla sua elezione. Che significato assume per la Chiesa diocesana e per la città questa scelta di venire nel luogo che custodisce le reliquie di Sant’Agostino?
“Credo che la scelta di Papa Leone XIV di venire in pellegrinaggio in San Pietro in Ciel d’Oro sia occasione per la nostra Chiesa e per la città per ricordare la preziosa eredità cristiana che abbiamo ricevuto. In particolare, la Chiesa pavese è stimolata a riconoscere nelle due figure che maggiormente hanno segnato la sua storia (San Siro modello nella carità, Sant’Agostino modello nel dare le ragioni della fede) le due strade maestre da percorrere per l’evangelizzazione: quella della carità e quella del pensiero. In questo orizzonte la visita di Papa Leone XIV può essere occasione per la città per guardare con gratitudine alle proprie radici cristiane e a convincersi che fede, impegno sociale, lavoro di ricerca possono camminare insieme”.

Pavia è una delle città agostiniane più importanti al mondo. In che modo la presenza di Sant’Agostino può parlare oggi alla Chiesa e alla società contemporanea, anche alla luce del pontificato di Papa Leone XIV?
“Penso che Sant’Agostino sia molto vicino a noi: i tempi che viviamo assomigliano ai suoi. Lui ha assistito alla fine dell’impero romano: crollava quello che rappresentava il mondo di allora. Oggi anche noi assistiamo a un mondo che sta cambiando. Nell’opera “La citta di Dio”, il Santo ricorda che non esiste solo la storia che costruiamo noi, ma anche la storia che Dio costruisce e che si intreccia con la nostra storia. La nostra storia conosce momenti di buio e di crisi; ma Dio è capace di trasfigurare la storia umana e di trasformarla in una storia di salvezza e di amore. Dio non costruisce una storia parallela, ma valorizza la storia umana aprendola a un nuovo cammino. Dall’antico fa germogliare il nuovo. Fedeltà alle origini e apertura al nuovo: mi sembra che Papa Leone XIV sia in questa linea. La lettera dedicata ai decreti conciliari ‘Prebyterorum ordinis’ e ‘Optatam totius’ a sessant’anni dalla loro pubblicazione è intitolata significativamente ‘Una fedeltà che genera futuro’ e la tesi di fondo è che il radicamento nel solco della tradizione apre a nuove prospettive di cammino”.

Come si sta preparando la Diocesi a questo appuntamento? Che clima si respira tra le comunità parrocchiali e quale partecipazione vi aspettate?
“So che la Diocesi ha in cantiere varie proposte per aiutare le comunità a vivere bene questo evento. Personalmente, in occasione della visita alle famiglie per la benedizione delle case, dato che sul biglietto che lascio come ricordo c’è l’immagine di Papa Leone XIV, ho modo di parlare della visita a Pavia e constato che la gente vive questo appuntamento con aspettativa e gratitudine. Percepisco che il Santo Padre è accolto benevolmente un po’ da tutti”.

Lei ha mai avuto occasione di incontrare Papa Leone XIV o di incrociarne il cammino in qualche circostanza? Se sì, c’è un episodio o un tratto della sua personalità che le è rimasto particolarmente impresso e che secondo lei aiuta a capire lo stile del suo pontificato?
“Ho incontrato due volte Papa Leone XIV. Ancora da Cardinale, in occasione di una celebrazione in San Pietro in Ciel d’Oro, e poi nel giugno scorso, per il Giubileo dei sacerdoti. In entrambi le occasioni ho avuto l’impressione di una persona autorevole umanamente e cristianamente: un vero pastore di Cristo”.

di Laura Rossi

[ il Ticino 20 marzo 2026 ]

Don Siro Cobianchi: “Il Santo Padre verrà a Pavia per attingere al pozzo di Agostino”

Tra le voci che riflettono sulla visita di Papa Leone XIV a Pavia, in programma il prossimo 20 giugno, c’è anche quella di don Siro Cobianchi, parroco della chiesa dei Ss. Gervasio e Protasio, che conserva un ricordo personale legato agli anni in cui l’attuale Pontefice era ancora il Superiore degli agostiniani. Un ricordo che risale al 2004, quando si celebravano i 1650 anni dalla nascita di Sant’Agostino. In quell’occasione gli agostiniani ottennero il permesso di portare a Roma la reliquia del Santo custodito a Pavia per presentarla a Giovanni Paolo II, ormai molto provato dalla malattia. Don Cobianchi fu incaricato di accompagnare le reliquie per conto della Diocesi pavese. “Io rappresentavo il Vescovo di Pavia e facevo parte della commissione che seguiva gli eventi a Roma. Con padre Giustino e con l’urna della reliquia di Sant’Agostino siamo partiti per la capitale e siamo rimasti lì diversi giorni”. Proprio a Roma, nel convento agostiniano vicino alla chiesa di Sant’Agostino a Campo Marzio, don Cobianchi incontrò Prevost, allora priore della comunità. “Lì ho conosciuto Prevost. Per circa quindici giorni abbiamo lavorato insieme per organizzare le celebrazioni”. Uno dei momenti più intensi fu proprio la consegna della reliquia a Giovanni Paolo II. “Una sera portammo la reliquia nella cappella privata del Papa. La tenne con sé per tutta la notte. Il mattino dopo tornammo a riprenderla: il Papa era seduto, molto provato, non parlava più. Aveva però scritto una preghiera e la consegnò a Prevost chiedendogli di leggerla ad alta voce”. Per don Cobianchi quell’episodio è rimasto impresso come un segno particolare. “Il Papa non riusciva più a parlare e affidò quella preghiera proprio a Prevost. A ripensarci oggi sembra quasi una profezia”. Al di là dell’episodio, il sacerdote ricorda soprattutto il carattere dell’allora Superiore agostiniano. “A volte mi chiedevo perché non decidesse subito. Io dicevo: dobbiamo portare la reliquia dal Papa, ci sono la Santa Sede e la polizia, bisogna organizzare tutto. Lui restava tranquillo, rifletteva”. “Il giorno dopo arrivava con proposte precise. Si capiva che aveva pensato e pregato su ogni cosa. Non era indecisione: era profondità”. Proprio ripensando a quell’esperienza, il sacerdote afferma di riconoscere oggi nel Pontefice lo stesso tratto umano. Per don Cobianchi la visita a Pavia ha anche un significato spirituale profondo, che lega il nuovo papa alla figura di Agostino. Il sacerdote propone allora un’immagine evangelica per leggere il senso della visita: la parabola della Samaritana al pozzo. Secondo don Cobianchi, la presenza del Papa a Pavia può essere letta proprio in questa chiave simbolica: “Agostino è come un pozzo a cui si attinge. Ma dal pozzo di Agostino si attinge l’acqua che è Cristo. Il Papa verrà qui per pregare Agostino, ma soprattutto per indicare ancora una volta Cristo”. Un messaggio che don Cobianchi riassume in un invito semplice rivolto alla comunità: “Dovremmo imitare il Papa: andare anche noi al pozzo di Agostino per innamorarci di Cristo”.

di Laura Rossi

[ il Ticino 20 marzo 2026 ]

“Il mio rapporto con il primato petrino”: la riflessione di don Pietro Varasio in attesa del Santo Padre

Con la futura visita di Papa Leone XIV, sono tre i Papi che ho “incontrato” qui a Pavia. Giovanni Paolo II da giovane seminarista in Piazza della Vittoria; Benedetto XVI da neo parroco a Filighera nella S. Messa agli Orti Borromaici e il Vespro in S. Pietro in Ciel d’Oro. Tra qualche mese vedrò nella mia città anche Leone XIV seguendo gli eventi che ci verranno indicati. Tale circostanza mi offre l’occasione di comunicare alcune riflessioni sul mio rapporto con il “primato petrino” che nel tempo si è evoluto e ho saputo apprezzare con più slancio. La prima riflessione nasce dai banchi di studio (nel Seminario di Pavia erano dei tavoloni) della teologia. Giovane studente di teologia, coinvolto nelle riflessioni di ricerca teologica suscitate dal Concilio Vaticano II che ci invitava ad una revisione del pensiero cristiano in una direzione più biblica, ritorno alle fonti, e più cristologica, partire dal mistero della Pasqua, sentivo come frustrante la funzione del magistero e in particolare dell’Infallibilità del Papa. Sembrava che i “paletti” che il magistero petrino poneva alla riflessione teologica fossero dei limiti alla creatività e al progresso della materia. Tanto che guardavo con accademica invidia le religioni o le istituzioni che non avevano un “magistero” così pressante. Ma, poi, il tempo scorre e la conoscenza del mondo esterno alla Chiesa e delle sue organizzazioni sociali, sia associative che politiche, mi hanno fatto scoprire che tutti, chi più chi meno, erano sottomessi a un “magistero” e a un leader che traccia le linee guida. Così ho visto membri di partito o di movimenti politici, nati come democratici, espulsi perché non allineati. Allora mi sono detto: mi tengo la mia vecchia e sempre rinnovata Chiesa Cattolica.

La funzione Unitiva nella Chiesa Cattolica
La seconda riflessione ruota attorno alla figura del Papa apprezzando la sua funzione Unitiva nella Chiesa Cattolica: lui ha il compito di tenerci tutti uniti all’interno della Chiesa Cattolica, nonostante le diverse e alcune volte frastagliate posizioni. La divisione della Chiesa di Gesù, Cattolici, Ortodossi e Protestanti, è uno dei mali più severi che il Vangelo di Gesù ci rimprovera. Per me è consolante notare come i Papi che ho conosciuto si sono sempre adoperati per il dialogo interreligioso e per l’ecumenismo. Così come è altrettanto necessario che vi sia una figura preposta all’unità all’interno della Chiesa Cattolica. Porto come esempio di questa tensione papale l’episodio storico di Benedetto XVI. Da Cardinale Joseph Ratzinger insieme a Giovanni Paolo II hanno dovuto gestire la scomunica di alcuni Vescovi della Fraternità di Mons. Marcel Lefebvre e della scomunica a chi partecipasse a tale fraternità. Da Papa, anche se il dialogo era già stato aperto precedentemente, Benedetto XVI ha dato segni per reintegrare lo scisma: revoca della scomunica ai Vescovi e il motu proprio «Summorum Pontificum» del 7 luglio 2007 per liberare la possibilità di celebrare, ad alcune condizioni, il rito antico latino. Vedo in questo processo il desiderio del Papa di tenere unita la Chiesa di Gesù. Infine, ultima meditazione sulla figura petrina, è l’azione dello Spirito nella scelta del Papa. Nella mia storia personale ho visto salire al soglio papale di cui conservo memoria, quattro Papi: Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Francesco e Leone XIV. Mi vien da dire: il Papa giusto al momento giusto. Giovanni Paolo II, polacco e conoscitore della situazione geopolitica dell’Est, viene eletto Papa nel periodo della caduta del muro di Berlino. Ovviamente oltre a questo dato legato alla storia civile, fu un Papa che ha saputo coinvolgere le ultime grida cristiane di un’Europa incline al secolarismo e alla laicizzazione: vedi i suoi viaggi e le Giornate della Gioventù. Benedetto XVI, uomo carismatico opposto alla figura popolare del predecessore, ha saputo traghettare la Chiesa dopo il Grande Papa: con una umiltà tale da arrivare a dare le dimissioni, in un’epoca politica che si cristallizzava sulla figura del leader e non più del partito. Papa Francesco, che proveniva da lontano, Argentina, dove il cristianesimo è ancora vissuto dalla maggior parte del popolo e con priorità differenti da quello occidentale; per questo forse è stato una scossa alla coscienza cristiano nostrana. Oggi Leone XIV, sconosciuto ai più, sempre dell’altro mondo e con più formalità diplomatica, ma con le stesse aspirazioni delle terre di missione latino americane. Non conosco la prassi e le correnti che si vivono durante il Conclave, tuttavia la scelta dello Spirito, stupisce sempre e scredita le previsioni più saccenti. Il tempo che scorre mi ha fatto apprezzare ciò che avevo vicino e che l’esuberanza giovanile o la distrazione spirituale non mi aveva permesso di gustare.

di don Pietro Varasio

[ il Ticino 20 marzo 2026 ]

Le campane di Pavia suonano a festa: inizia il cammino verso l’incontro con il Papa

Pavia si prepara a vivere un abbraccio atteso, un momento di grazia che segnerà profondamente la storia della Chiesa diocesana. La notizia, ormai ufficiale, della visita di Papa Leone XIV a Pavia, prevista per il prossimo sabato 20 giugno, ha messo in moto non solo la macchina organizzativa, ma soprattutto il cuore della comunità cristiana. Per dare un segno tangibile e corale di questa attesa, il Vescovo di Pavia, Mons. Corrado Sanguineti, attraverso una lettera inviata a tutti i sacerdoti per mano di don Davide Rustioni (Vicario Episcopale per la Pastorale), ha tracciato le linee guida di un cammino di preparazione spirituale.
Il primo appuntamento per tutti i fedeli è fissato per domenica 15 marzo. Alle ore 12, in contemporanea in ogni parrocchia, da quelle del centro storico alle comunità più periferiche della Diocesi, le campane suoneranno a festa. Non si tratta di un semplice segnale orario, ma di un gesto dal forte valore simbolico: il “segno visibile di comunione e di gioia condivisa” che annuncia ufficialmente l’inizio del percorso verso il 20 giugno.
Mons. Sanguineti ha espresso chiaramente il desiderio che questo evento sia “preparato anzitutto spiritualmente”. L’incontro con il Santo Padre deve diventare, per ogni battezzato, un’occasione di rinnovamento della vita cristiana e della testimonianza del Vangelo. A tale scopo, la Diocesi ha predisposto alcuni strumenti che accompagneranno i fedeli nelle prossime settimane: l’immaginetta con la preghiera scritta dal Vescovo Corrado; la preghiera dei fedeli con intenzione specifica sarà inserita nelle celebrazioni liturgiche domenicali; la locandina affissa alle porte di ogni chiesa, che ricorderà a ogni passante che Pavia è in attesa, rendendo partecipe anche chi è più lontano dalla vita parrocchiale.
Mentre il fermento cresce, resta ancora riserbo sui dettagli della giornata del 20 giugno. Come specificato nella comunicazione diocesana, il programma dettagliato sarà reso noto solo dopo il sopralluogo tecnico della Prefettura della Casa Pontificia. Tuttavia, l’essenziale è già tracciato: la presenza del Papa tra noi è motivo di “rinnovata comunione ecclesiale, di incoraggiamento nella fede e di speranza”.

di Simona Rapparelli

[il Ticino 13 marzo 2026]

Don Giancarlo Sozzi: “La nostra comunità si prepara al grande incontro con il Santo Padre”

La visita di Papa Leone XIV a Pavia il prossimo 20 giugno è attesa con trepidazione e grande interesse nelle comunità parrocchiali della Diocesi. Tra le voci che hanno commentato l’annuncio del prossimo arrivo del Santo Padre c’è quella di don Giancarlo Sozzi, parroco dell’unità pastorale che comprende le parrocchie di Corteolona, Costa de’ Nobili, Genzone, San Zenone, Spessa e Zerbo, che guarda all’evento come a un’occasione importante per valorizzare ancora di più il legame tra il territorio pavese e Sant’Agostino. Il sacerdote, che è anche responsabile dell’Ufficio diocesano dei beni culturali ed edilizia del culto, inserisce la prossima visita papale in un percorso che negli ultimi anni ha riportato grande attenzione sulla figura del Vescovo di Ippona, anche grazie alle precedenti visite dei pontefici. “Già la visita di Papa Benedetto XVI aveva voluto mettere al centro proprio la figura di Sant’Agostino. Non credo sia casuale che da allora si sia risvegliato un interesse anche tra i pavesi”.
Secondo don Sozzi, quell’evento ha avuto un’eco ben più ampia dei confini cittadini, contribuendo a far conoscere maggiormente uno dei luoghi simbolo della spiritualità agostiniana, la basilica di San Pietro in Ciel d’Oro dove sono custodite le reliquie del Dottore della Chiesa. “Gli stessi agostiniani hanno notato un incremento delle visite alla basilica. Certamente anche per il valore artistico dell’edificio e dell’Arca di Sant’Agostino, ma il passaggio di Papa Benedetto XVI ha suscitato curiosità e ha risvegliato un interesse che forse molti pavesi non avevano mai manifestato davvero”.
Il parroco osserva come, nella percezione popolare, la basilica sia spesso associata soprattutto alla devozione per Santa Rita da Cascia, molto radicata nella religiosità quotidiana. “Notoriamente San Pietro in Ciel d’Oro è conosciuta da molti pavesi come la chiesa di Santa Rita, perché la devozione a questa Santa è molto forte. Ma resta il fatto che la nostra città custodisce il corpo di uno dei principali Dottori della Chiesa: non è davvero cosa da poco”.
Anche la comunità guidata da don Sozzi guarda con partecipazione all’arrivo del pontefice. L’unità pastorale di Corteolona, infatti, si segnala per una realtà particolare nel panorama diocesano. “La nostra unità pastorale comprende l’unica parrocchia della Diocesi con una chiesa dedicata a Sant’Agostino Vescovo – spiega don Giancarlo -. Per questo motivo la comunità è particolarmente coinvolta e sta vivendo con entusiasmo l’attesa della visita”. Nei prossimi mesi la visita sarà anche occasione di preparazione pastorale: “Cercheremo di preparare i fedeli a questo appuntamento. La comunità è molto contenta di vivere questo momento e alcuni gruppi si stanno già organizzando per essere presenti all’incontro con il Pontefice”. Per don Sozzi, dunque, quella del prossimo 20 giugno non sarà soltanto una visita istituzionale, ma un momento capace di rafforzare il legame tra la tradizione agostiniana e la vita concreta delle comunità del territorio.

di Laura Rossi

[il Ticino 13 marzo 2026]

La gioia di don Carluccio Rossetti per la visita del Pontefice: “Un segno di attenzione verso Pavia e la sua Chiesa”

La visita di Papa Leone XIV a Pavia, prevista per sabato 20 giugno, è attesa con grande partecipazione anche dal clero locale. Tra le voci che hanno commentato l’annuncio c’è quella di don Carluccio Rossetti, parroco di San Michele Maggiore a Pavia, che ha espresso un sentimento di gioia semplice e profonda per l’arrivo del Pontefice nella città che custodisce le reliquie di Sant’Agostino. “Come sacerdote, sono contento che il Papa venga a trovarmi e a trovarci. Penso che per Pavia sia un momento di onore”. Don Rossetti sottolinea così il valore simbolico e spirituale della visita. L’arrivo del Santo Padre, infatti, si inserisce in una stagione in cui la città ha già accolto altri Papi, segno di una particolare attenzione della Chiesa universale verso questo territorio. “In poco tempo tre Papi ci hanno fatto visita, questo vuol dire che c’è anche una spiccate sensibilità dei Pontefici e della Chiesa nei nostri confronti. Penso che questo sia un aspetto molto significativo”. Un’attenzione che non riguarda soltanto la figura di Agostino, ma l’intera comunità ecclesiale e civile pavese. “Sappiamo che il Papa viene per Sant’Agostino, ma viene anche per visitare una comunità locale, e quindi vuol dire che apprezza anche la nostra città, la nostra Diocesi, la nostra storia, le nostre tradizioni, la nostra cultura”.
Proprio la figura del Vescovo di Ippona rappresenta uno dei fili conduttori della visita di Papa Leone XIV. Per don Rossetti, la presenza di un Pontefice legato alla spiritualità agostiniana può diventare un’occasione preziosa per riscoprirne il messaggio. “Io sono convinto che Papa Leone ci aiuterà anche a riscoprire la grande figura di Sant’Agostino e, quindi, diventerà per tutti noi un motivo per dire: conosciamo sempre di più questo grande Santo, facciamolo conoscere agli altri, soprattutto ai giovani. Abbiamo bisogno di imparare ad essere Chiesa come Agostino l’ha realizzata nella sua comunità e l’ha proposta al mondo”.
Il sacerdote pavese ricorda anche un incontro avvenuto anni fa con l’attuale Pontefice, quando Prevost era ancora Superiore dell’ordine agostiniano. “Lo ricordo qui a Pavia come Priore degli Agostiniani: in quelle occasioni, però, ci fu soltanto un saluto”. Il ricordo lascia spazio anche a un giudizio personale maturato nel tempo: “L’ho sempre apprezzato come persona molto semplice, ma anche molto seria e molto attenta. In questi mesi di Pontificato posso dire che abbiamo la fortuna di essere guidati da un grande Papa. Anche come prete lo sento molto vicino, per quello che sta dicendo ai sacerdoti, le sue lettere, le sue riflessioni: veramente mi tocca nel cuore”.
Conclude don Rossetti: “Ritrovo serenità, pace e, soprattutto, un grande entusiasmo: di questo abbiamo bisogno tutti. Ci sta aiutando a riscoprire il grande dono che abbiamo ricevuto come sacerdoti: un dono che va sempre portato avanti e consegnato anche agli altri”.

di Laura Rossi

[ il Ticino 13 marzo 2026 ]

La visita di Papa Leone XIV, un dono che interpella la Chiesa pavese

Mons. Daniele Baldi, vicario generale della Diocesi di Pavia: “Gioia grande, ma anche responsabilità. Tre Papi in città in pochi anni sono una grazia che ci chiama a ravvivare la fede”

La visita di Papa Leone XIV, attesa a Pavia sabato 20 giugno, è già motivo di grande fermento nella diocesi. Mentre si attendono dal Vaticano indicazioni più precise sul programma della giornata, la Chiesa pavese ha già avviato il percorso di preparazione. Ne parliamo con il vicario generale, mons. Daniele Baldi.

Monsignor Baldi, quale significato ha per la Chiesa pavese la visita del Santo Padre?
La prima cosa che mi viene da dire è che si tratta di un grande dono che lo Spirito Santo fa alla nostra comunità. È un dono che ci interpella e ci invita a guardare con più attenzione a una presenza che a volte rischiamo quasi di dare per scontata: quella di Sant’Agostino nella nostra città e nella nostra Diocesi. La sua figura è un punto di riferimento importante per la nostra storia e per la nostra fede”.

Gli aspetti organizzativi non saranno semplici. Come procede la situazione?
Una visita del Papa comporta inevitabilmente molti aspetti organizzativi: capire che cosa farà, dove andrà, quali saranno i momenti principali. Su questo siamo ancora in attesa di indicazioni precise da Roma e un minimo di preoccupazione, normale in questi casi, si fa sentire. Tuttavia, la gioia di accogliere il Santo Padre è decisamente più grande della preoccupazione. Inoltre, possiamo contare su un grande supporto da parte delle autorità civili e delle istituzioni cittadine, che stanno mostrando disponibilità e collaborazione”.

Che valore assume personalmente per lei, anche come sacerdote, questo evento?
Mi dà una grande gioia. Penso anche a un fatto che non è secondario: Pavia negli ultimi anni è stata visitata da tre Papi. Prima Giovanni Paolo II, poi Benedetto XVI, e ora Papa Leone XIV. Questo ci dice che siamo una diocesi fortunata, ma allo stesso tempo una Chiesa che deve lasciarsi interrogare e scuotere da questa grazia. Tre Pontefici che scelgono di venire qui non sono soltanto un onore: sono anche una responsabilità”.

Quale frutto spirituale può lasciare questa visita?

Credo che possa essere innanzitutto un dono di grazia per tutti. La presenza del Papa può aiutare a ravvivare la fede, a rafforzare le scelte cristiane e a rinnovare l’impegno comune nel portare il Vangelo a tutti. Mi aspetto che il Santo Padre porti il fervore dell’annuncio e l’invito a non avere paura di essere Chiesa oggi, nelle diverse dimensioni della vita”.

La diocesi sta già pensando a un percorso di preparazione?
Sì, ci stiamo muovendo già da tempo. Indipendentemente dal programma della giornata del 20 giugno, abbiamo avviato alcune iniziative di preparazione spirituale, pastorale, culturale e storica in diverse comunità parrocchiali. È stato attivato un tavolo di lavoro e stiamo pensando anche a momenti di preghiera, perché l’arrivo del Papa ci trovi preparati e motivati”.

Sarà un evento che coinvolgerà tutta la città?
Questo è proprio il nostro desiderio. La visita del Santo Padre è certamente un evento ecclesiale, ma è anche la visita di un Capo di Stato e quindi pensiamo che debba coinvolgere tutta la comunità cittadina. Per questo stiamo immaginando alcuni momenti che possano interessare non solo il mondo cattolico, ma anche quello laico. Anche su questo stiamo riscontrando molta disponibilità e collaborazione”.

Qual è dunque il sentimento prevalente in questo momento?
Direi che c’è un’attesa fatta di più elementi: la gioia, innanzitutto, perché accogliere il Santo Padre è sempre motivo di grande contentezza e anche di fierezza per la nostra Diocesi. C’è poi la responsabilità di preparare bene questo momento. Ma sono convinto che la Chiesa, insieme a tutte le realtà del territorio, saprà rispondere in modo adeguato e consapevole a questo appuntamento così denso di significati per tutti noi”.

di Simona Rapparelli

[il Ticino 13 marzo 2026]

La preghiera scritta dal Vescovo Corrado

Pavia si prepara ad accogliere Papa Leone XIV, che sarà in visita nella città e nella Diocesi sabato 20 giugno. In attesa dell’appuntamento con il Santo Padre, la Chiesa pavese avvia un percorso di preparazione spirituale che coinvolgerà tutte le comunità parrocchiali.

Il primo segno di questo cammino è stato domenica 15 marzo alle ore 12, quando le campane di tutte le chiese della Diocesi hanno suonato a festa, dal centro storico alle parrocchie più periferiche e non solo cittadine. Un gesto simbolico e corale che ha segnato ufficialmente l’inizio della preparazione alla visita del Pontefice.

L’iniziativa è stata annunciata dal Vescovo di Pavia, Mons. Corrado Sanguineti, attraverso una comunicazione inviata ai sacerdoti per mano del Vicario episcopale per la Pastorale, don Davide Rustioni. Nel messaggio il Vescovo invita a vivere l’attesa come un tempo di preparazione spirituale, affinché l’incontro con il Santo Padre diventi per tutti i fedeli “un’occasione di autentico rinnovamento della vita cristiana e della testimonianza del Vangelo”.

Per accompagnare questo percorso, la Diocesi ha predisposto alcuni strumenti di preghiera e di sensibilizzazione: un’immaginetta con la preghiera composta dal Vescovo, che sarà distribuita nelle parrocchie; una specifica intenzione nella preghiera dei fedeli durante le celebrazioni domenicali; una locandina esposta alle porte delle chiese, segno visibile dell’attesa della comunità pavese per la visita del Papa.

Per quanto riguarda la giornata del 20 giugno, il programma dettagliato sarà reso noto nelle prossime settimane, dopo il sopralluogo tecnico della Prefettura della Casa Pontificia.

La Diocesi di Pavia vive così l’attesa della visita del Santo Padre come un momento di grazia e di rinnovata comunione ecclesiale, affidando questo cammino alla protezione della Beata Vergine Maria e dei patroni San Siro e Sant’Agostino.

Ecco il testo della preghiera scritta dal Vescovo, Mons. Corrado Sanguineti:

PREGHIERA PER LA VISITA A PAVIA DEL SANTO PADRE LEONE XIV

Signore Gesù, buon Pastore,
desideriamo preparare i nostri cuori
al dono della visita del Santo Padre.
Lo accogliamo come Successore di Pietro,
che viene per confermarci nella fede
e per ridestare in noi la passione
e il coraggio della testimonianza.
Ti chiediamo di benedire
e accompagnare i suoi passi
in mezzo alle nostre case e alle nostre strade.
Lo accogliamo come figlio e discepolo
di Sant’Agostino, grande santo,
dono prezioso per la Chiesa e la città di Pavia.
Lo accogliamo come testimone del Vangelo
della pace, con lui invochiamo
il dono della pace per le nostre famiglie,
le nostre comunità e per il mondo,
con lui vogliamo essere operatori di pace.
Rendi fecondo di bene e di grazia
il ministero del nostro Papa Leone XIV,
il suo passaggio tra noi,
la parola che ci donerà.
Aiutaci a essere sempre di più una Chiesa di pietre vive,
unita
e fondata in Te,
pietra angolare
senza la quale non possiamo costruire
un futuro di vita e di speranza.
Amen

+ Corrado Vescovo

Don Franco Tassone: “La visita di Papa Leone XIV a Pavia, un dono per la città di Sant’Agostino”

Intervista su il Ticino del 6 marzo 2026

L’attesa per la visita di Papa Leone XIV a Pavia cresce di giorno in giorno. Un appuntamento che non rappresenta soltanto un evento ecclesiale, ma un passaggio dal forte valore spirituale e civile per una città che custodisce da secoli le reliquie di Sant’Agostino nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro. A commentare il significato della presenza del Pontefice è don Franco Tassone, parroco del Ss. Salvatore di Pavia e direttore della Caritas diocesana che legge l’arrivo del Papa alla luce della tradizione agostiniana e delle sfide contemporanee. “Un Papa agostiniano è sempre un grande dono per Pavia che conserva il corpo di Sant’Agostino”, afferma don Franco. Il legame tra la città e il pensiero del Vescovo di Ippona torna così al centro della riflessione ecclesiale. Don Tassone ricorda come già Benedetto XVI avesse indicato Agostino come guida spirituale capace di parlare all’uomo contemporaneo, soffermandosi sulle sue tre conversioni e sulla forza della ricerca interiore. Oggi, con Papa Leone XIV, quel patrimonio torna ad essere attuale in modo nuovo. “La dottrina sociale della Chiesa e l’impegno dei cattolici possono trovare nuovo vigore”, spiega, sottolineando come la visita papale possa rafforzare il tessuto comunitario. In un tempo segnato da conflitti, disuguaglianze e crisi globali, l’insegnamento agostiniano diventa infatti una chiave per rileggere la società. “Di fronte alle tante guerre, alle distruzioni e a un sistema economico che spesso schiaccia i poveri ed emargina le persone, possiamo riscoprire la responsabilità di costruire la città degli uomini alla luce della città di Dio”, osserva. Il cuore della riflessione di don Tassone si concentra però sul lavoro, tema che attraversa profondamente il presente. “Il lavoro è il grande nodo del nostro tempo”, afferma. La trasformazione in atto non ha precedenti storici: se per secoli l’agricoltura ha mantenuto forme quasi immutate e la rivoluzione industriale ha ridisegnato la società nell’arco di pochi secoli, oggi la rivoluzione tecnologica procede a una velocità senza paragoni. Per don Tassone il punto centrale resta la dignità della persona. “Il lavoro dà dignità, ma la dà dentro una relazione: non solo con la macchina, ma con le persone”. È qui che la visita di Papa Leone XIV assume un valore profetico: ricordare che progresso tecnologico e giustizia sociale devono camminare insieme, senza perdere di vista l’uomo.

di Laura Rossi

[il Ticino 6 marzo 2026]