“Un Papa che si fa vicino, anche nel poco tempo”: l’attesa di don Fattori per la visita del Pontefice

C’è attesa anche nelle comunità di Landriano e Pairana per la visita del Papa a Pavia del prossimo sabato 20 giugno. A raccontarla è don Antonio Fattori, parroco dei due centri, che offre uno sguardo insieme semplice e profondo sul significato di questo evento.
Qualcuno ha osservato che, visto il tempo limitato, il Papa avrebbe potuto venire in forma privata – spiega don Fattori –. In realtà trovo molto bello che, pur avendo poche ore a disposizione, abbia scelto di incontrare le persone, anche solo per un breve saluto, e di toccare il mondo della sofferenza. È un segno che trovo molto significativo”.
Un gesto che va oltre i ragionamenti in corso sul programma (che è ancora in fase di definizione) e che diventa testimonianza: “Incontrando le persone è come se dicesse: ‘Anche voi siete importanti per me’, persino in un tempo di visita che è breve. Non è solo un Papa che viene a pregare sulla tomba di un santo (Sant’Agostino, Leone XIV è, infatti, agostiniano, ndr.), ma un pastore che vuole considerare la città, la gente, i fedeli. Questo dice a noi che lo aspettiamo che le persone fanno parte della sua vita”.
Secondo don Antonio, è proprio questo stile a colpire: “Non si comporta come un funzionario o soltanto come un capo di Stato, ma come un Pastore. Il suo giungere nella nostra città e salutare le persone dimostra che nessuno gli è estraneo: ogni persona è parte del suo cammino, anche da Papa”. La considerazione di don Antonio prende le mosse anche dal fatto che Robert Prevost non è nuovo alle visite pavesi: quando era Priore Generale degli Agostiniani, era solito recarsi a Pavia proprio per poter pregare davanti alle spoglie di Sant’Agostino nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro e non era raro incontrarlo mentre passeggiava in quelle zone. Ma oggi, da Papa, molte cose sono, giocoforza, differenti: eppure, anche se la visita sarà breve, il saluto alla gente di Pavia unirà non solo idealmente il Pontefice alla città.
Intanto cresce l’attesa tra i fedeli. “Da quando si è diffusa la notizia della visita, diversi parrocchiani mi hanno espresso il desiderio di andare a Pavia, di avvicinarsi per poterlo vedere. Mi ha colpito molto questo entusiasmo sincero”. Una reazione che, ammette, non era scontata: “Papa Francesco ‘bucava lo schermo’ in modo immediato; Papa Leone forse meno. Eppure, il suo arrivo non è passato inosservato: c’è curiosità, c’è il desiderio di incontrarlo dal vivo. Non mi aspettavo una risposta così pronta”.
Guardando alla figura del nuovo Pontefice, don Fattori sottolinea alcuni tratti che ritiene particolarmente significativi: “Mi ha colpito, anche leggendo le recenti polemiche internazionali e gli attacchi giunti dal presidente Trump, come emerga chiaramente che il Papa non è un potente. I suoi richiami a Cristo e al Concilio Vaticano II indicano un cammino: ci aiuta a riscoprire cosa significa essere Chiesa, essere segno”.
Un’attenzione che parte dall’interno della comunità ecclesiale: “È giusto guardare al mondo, ma Leone XIV mi sembra un Papa molto attento anche all’unità e alla comunione nella Chiesa, come segno credibile della fede. Questo lo considero molto positivo”.
Infine, uno sguardo di fede che accompagna questo tempo quantomai tribolato: “Se crediamo nello Spirito Santo, crediamo anche che sia Lui a guidare la Chiesa. Per questo è importante seguire il Papa: perché è la persona che, in questo momento, è posta a servizio della comunione e della centralità di Cristo, secondo il volere di Dio”.

Simona Rapparelli

[il Ticino 24 aprile 2026]