Don Giulio Lunati: “La visita del Papa? Segno di speranza e richiamo alla pace”

C’è una gioia sobria, quasi trattenuta, nelle parole di don Giulio Lunati, parroco del Borgo Ticino a Pavia, quando parla dell’attesa per la visita di Papa Leone XIV in programma sabato 20 giugno. Una gioia che non ha bisogno di enfasi, ma che si radica in una stima profonda per il Pontefice e per il suo magistero.
Sono molto contento che il Papa venga a Pavia – afferma – e la mia stima per lui continua a crescere per le sue parole chiare in difesa della pace”. Un tratto, questo, che don Lunati riconosce come uno dei fili conduttori più significativi del pontificato di Leone: la capacità di parlare con semplicità e insieme con fermezza su temi decisivi per il tempo presente ed in un periodo storico non solo caratterizzato da tensioni allarmanti a livello internazionale, ma anche “annerito” dalle parole di ostilità che il presidente americano Donald Trump ha rivolto di recente al Pontefice.
A colpire don Giulio, in particolare, è lo stile personale di Papa Leone XIV: “Mi piace la sua pacatezza riflessiva – osserva – e soprattutto la franchezza e la decisione con la quale richiama alla giustizia e alla pace”. Un equilibrio non scontato, tra mitezza e determinazione, che sembra intercettare il bisogno diffuso di parole credibili, capaci di orientare senza alzare i toni.
Con una nota di umanità, don Giulio aggiunge anche un dettaglio curioso: “Apprezzo che sia laureato in matematica”, dice con un sorriso, quasi a sottolineare un profilo che unisce rigore e profondità, un tratto che lo lega alla sua vita personale, visto che lo stesso don Lunati è laureato in matematica.
Guardando alla visita in sé, il parroco invita però a non caricarla di aspettative improprie: “Mi pare che il focus sarà sant’Agostino più che la Diocesi in sé – spiega – e che la permanenza sarà molto breve”; breve ed essenziale sì, ma non per questo meno significativa e che si inserisce nel solco della tradizione agostiniana così radicata nel territorio pavese.
Per questo, più che su eventi o iniziative particolari, don Lunati sembra orientato a cogliere il senso spirituale dell’appuntamento: “Non saprei cosa aspettarmi oltre a quello che sta donando come Pontefice a tutta la cristianità: tenacia nel bene e speranza in Dio”. Parole che suonano quasi come una sintesi del messaggio che il Papa porta con sé, al di là della durata della visita.
Anche sul piano pastorale, almeno per ora, non sono previsti momenti specifici di preparazione nella parrocchia del Borgo Ticino, ma proprio questa essenzialità sembra rimandare a un’attesa più interiore che organizzativa, fatta meno di eventi e più di disponibilità ad accogliere un segno.
In fondo, è proprio qui che si gioca il valore di una visita come questa: non tanto nella quantità delle occasioni, quanto nella capacità di lasciarsi interpellare da una presenza che richiama tutti, credenti e non, a ciò che conta davvero. La pace, anzitutto, e quella speranza in Dio che – come ricorda don Lunati – resta il cuore più profondo del messaggio cristiano.

Simona Rapparelli

[il Ticino 24 aprile 2026]