Con la futura visita di Papa Leone XIV, sono tre i Papi che ho “incontrato” qui a Pavia. Giovanni Paolo II da giovane seminarista in Piazza della Vittoria; Benedetto XVI da neo parroco a Filighera nella S. Messa agli Orti Borromaici e il Vespro in S. Pietro in Ciel d’Oro. Tra qualche mese vedrò nella mia città anche Leone XIV seguendo gli eventi che ci verranno indicati. Tale circostanza mi offre l’occasione di comunicare alcune riflessioni sul mio rapporto con il “primato petrino” che nel tempo si è evoluto e ho saputo apprezzare con più slancio. La prima riflessione nasce dai banchi di studio (nel Seminario di Pavia erano dei tavoloni) della teologia. Giovane studente di teologia, coinvolto nelle riflessioni di ricerca teologica suscitate dal Concilio Vaticano II che ci invitava ad una revisione del pensiero cristiano in una direzione più biblica, ritorno alle fonti, e più cristologica, partire dal mistero della Pasqua, sentivo come frustrante la funzione del magistero e in particolare dell’Infallibilità del Papa. Sembrava che i “paletti” che il magistero petrino poneva alla riflessione teologica fossero dei limiti alla creatività e al progresso della materia. Tanto che guardavo con accademica invidia le religioni o le istituzioni che non avevano un “magistero” così pressante. Ma, poi, il tempo scorre e la conoscenza del mondo esterno alla Chiesa e delle sue organizzazioni sociali, sia associative che politiche, mi hanno fatto scoprire che tutti, chi più chi meno, erano sottomessi a un “magistero” e a un leader che traccia le linee guida. Così ho visto membri di partito o di movimenti politici, nati come democratici, espulsi perché non allineati. Allora mi sono detto: mi tengo la mia vecchia e sempre rinnovata Chiesa Cattolica.
La funzione Unitiva nella Chiesa Cattolica
La seconda riflessione ruota attorno alla figura del Papa apprezzando la sua funzione Unitiva nella Chiesa Cattolica: lui ha il compito di tenerci tutti uniti all’interno della Chiesa Cattolica, nonostante le diverse e alcune volte frastagliate posizioni. La divisione della Chiesa di Gesù, Cattolici, Ortodossi e Protestanti, è uno dei mali più severi che il Vangelo di Gesù ci rimprovera. Per me è consolante notare come i Papi che ho conosciuto si sono sempre adoperati per il dialogo interreligioso e per l’ecumenismo. Così come è altrettanto necessario che vi sia una figura preposta all’unità all’interno della Chiesa Cattolica. Porto come esempio di questa tensione papale l’episodio storico di Benedetto XVI. Da Cardinale Joseph Ratzinger insieme a Giovanni Paolo II hanno dovuto gestire la scomunica di alcuni Vescovi della Fraternità di Mons. Marcel Lefebvre e della scomunica a chi partecipasse a tale fraternità. Da Papa, anche se il dialogo era già stato aperto precedentemente, Benedetto XVI ha dato segni per reintegrare lo scisma: revoca della scomunica ai Vescovi e il motu proprio «Summorum Pontificum» del 7 luglio 2007 per liberare la possibilità di celebrare, ad alcune condizioni, il rito antico latino. Vedo in questo processo il desiderio del Papa di tenere unita la Chiesa di Gesù. Infine, ultima meditazione sulla figura petrina, è l’azione dello Spirito nella scelta del Papa. Nella mia storia personale ho visto salire al soglio papale di cui conservo memoria, quattro Papi: Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Francesco e Leone XIV. Mi vien da dire: il Papa giusto al momento giusto. Giovanni Paolo II, polacco e conoscitore della situazione geopolitica dell’Est, viene eletto Papa nel periodo della caduta del muro di Berlino. Ovviamente oltre a questo dato legato alla storia civile, fu un Papa che ha saputo coinvolgere le ultime grida cristiane di un’Europa incline al secolarismo e alla laicizzazione: vedi i suoi viaggi e le Giornate della Gioventù. Benedetto XVI, uomo carismatico opposto alla figura popolare del predecessore, ha saputo traghettare la Chiesa dopo il Grande Papa: con una umiltà tale da arrivare a dare le dimissioni, in un’epoca politica che si cristallizzava sulla figura del leader e non più del partito. Papa Francesco, che proveniva da lontano, Argentina, dove il cristianesimo è ancora vissuto dalla maggior parte del popolo e con priorità differenti da quello occidentale; per questo forse è stato una scossa alla coscienza cristiano nostrana. Oggi Leone XIV, sconosciuto ai più, sempre dell’altro mondo e con più formalità diplomatica, ma con le stesse aspirazioni delle terre di missione latino americane. Non conosco la prassi e le correnti che si vivono durante il Conclave, tuttavia la scelta dello Spirito, stupisce sempre e scredita le previsioni più saccenti. Il tempo che scorre mi ha fatto apprezzare ciò che avevo vicino e che l’esuberanza giovanile o la distrazione spirituale non mi aveva permesso di gustare.
di don Pietro Varasio

