Don Siro Cobianchi: “Il Santo Padre verrà a Pavia per attingere al pozzo di Agostino”

Tra le voci che riflettono sulla visita di Papa Leone XIV a Pavia, in programma il prossimo 20 giugno, c’è anche quella di don Siro Cobianchi, parroco della chiesa dei Ss. Gervasio e Protasio, che conserva un ricordo personale legato agli anni in cui l’attuale Pontefice era ancora il Superiore degli agostiniani. Un ricordo che risale al 2004, quando si celebravano i 1650 anni dalla nascita di Sant’Agostino. In quell’occasione gli agostiniani ottennero il permesso di portare a Roma la reliquia del Santo custodito a Pavia per presentarla a Giovanni Paolo II, ormai molto provato dalla malattia. Don Cobianchi fu incaricato di accompagnare le reliquie per conto della Diocesi pavese. “Io rappresentavo il Vescovo di Pavia e facevo parte della commissione che seguiva gli eventi a Roma. Con padre Giustino e con l’urna della reliquia di Sant’Agostino siamo partiti per la capitale e siamo rimasti lì diversi giorni”. Proprio a Roma, nel convento agostiniano vicino alla chiesa di Sant’Agostino a Campo Marzio, don Cobianchi incontrò Prevost, allora priore della comunità. “Lì ho conosciuto Prevost. Per circa quindici giorni abbiamo lavorato insieme per organizzare le celebrazioni”. Uno dei momenti più intensi fu proprio la consegna della reliquia a Giovanni Paolo II. “Una sera portammo la reliquia nella cappella privata del Papa. La tenne con sé per tutta la notte. Il mattino dopo tornammo a riprenderla: il Papa era seduto, molto provato, non parlava più. Aveva però scritto una preghiera e la consegnò a Prevost chiedendogli di leggerla ad alta voce”. Per don Cobianchi quell’episodio è rimasto impresso come un segno particolare. “Il Papa non riusciva più a parlare e affidò quella preghiera proprio a Prevost. A ripensarci oggi sembra quasi una profezia”. Al di là dell’episodio, il sacerdote ricorda soprattutto il carattere dell’allora Superiore agostiniano. “A volte mi chiedevo perché non decidesse subito. Io dicevo: dobbiamo portare la reliquia dal Papa, ci sono la Santa Sede e la polizia, bisogna organizzare tutto. Lui restava tranquillo, rifletteva”. “Il giorno dopo arrivava con proposte precise. Si capiva che aveva pensato e pregato su ogni cosa. Non era indecisione: era profondità”. Proprio ripensando a quell’esperienza, il sacerdote afferma di riconoscere oggi nel Pontefice lo stesso tratto umano. Per don Cobianchi la visita a Pavia ha anche un significato spirituale profondo, che lega il nuovo papa alla figura di Agostino. Il sacerdote propone allora un’immagine evangelica per leggere il senso della visita: la parabola della Samaritana al pozzo. Secondo don Cobianchi, la presenza del Papa a Pavia può essere letta proprio in questa chiave simbolica: “Agostino è come un pozzo a cui si attinge. Ma dal pozzo di Agostino si attinge l’acqua che è Cristo. Il Papa verrà qui per pregare Agostino, ma soprattutto per indicare ancora una volta Cristo”. Un messaggio che don Cobianchi riassume in un invito semplice rivolto alla comunità: “Dovremmo imitare il Papa: andare anche noi al pozzo di Agostino per innamorarci di Cristo”.

di Laura Rossi

[ il Ticino 20 marzo 2026 ]