Un grande dono spirituale, ma anche un forte richiamo alla responsabilità: così Monsignor Gianfranco Poma guarda alla visita di Papa Francesco a Pavia, prevista per sabato 20 giugno. Nelle sue parole l’evento non è soltanto un appuntamento storico o ecclesiale, ma un’occasione per riscoprire il cuore stesso della fede cristiana e il ruolo della città nelle sue scelte, il tutto profondamente legato alla figura di Sant’Agostino.
“Io penso che sia un grande dono – afferma Mons. Poma –. Il Papa viene a Pavia chiaramente per Sant’Agostino, e secondo me è agostiniano nel profondo, proprio per l’esperienza interiore di Dio che vive e testimonia”. Un legame che, secondo il sacerdote, va oltre le appartenenze storiche agli ordini religiosi: “Gli agostiniani sono nati molti secoli dopo Agostino, ma la vera eredità agostiniana non è solo istituzionale, è spirituale. Perché Agostino diventi il tuo riferimento devi farne esperienza”. Al centro del pensiero agostiniano – e, secondo Mons. Poma, anche del magistero di Papa Leone XIV – c’è l’interiorità come luogo dell’incontro con Dio: “Sant’Agostino dice: ‘Rientra in te stesso’. Se ritorni dentro di te, trovi l’umano, ma trovi un umano pieno di Dio. Dio è più intimo a me di me stesso”. Da qui nasce una fede vissuta direttamente e che rimette l’uomo al centro di tutto, senza allontanare, come accadeva con la cultura greca, Dio da ogni persona: “La sua esperienza, come agostiniano, non è prima di tutto ideologica, ma diretta e, appunto, esperienziale. Il Dio dentro il tuo cuore fa sì che anche Leone, come Francesco, sappia che Dio l’ha scelto in quanto lui stesso, con i suoi pregi, i suoi difetti, i suoi doni. E che Dio è dentro di lui”.
Secondo Mons. Poma, proprio questo messaggio rende la visita particolarmente significativa per il nostro tempo: “Sant’Agostino è molto più vicino alla mentalità moderna di quanto non lo sia certa inculturazione della fede del passato. Oggi l’uomo non cerca Dio fuori da sé, ma dentro la propria esperienza: è l’esigenza di questo secolo, la Chiesa ha la risposta alle domande di spiritualità che condizionano l’uomo (e i giovani!) di oggi”.
Per questo la presenza del Papa a Pavia può diventare un richiamo potente: “Il dono che porta è ricordarci che siamo di Dio perché Lui abita in noi. Noi gli apriamo il cuore e Lui entra. Questa è l’esperienza agostiniana”. Un messaggio che riguarda in modo speciale una città universitaria come Pavia e le nuove generazioni: “Molti giovani sono lontani dalla Chiesa, ma non dal bisogno di Dio. Sono lontani da un certo modo di presentare la fede. Se la Chiesa dicesse a un giovane: ‘Tu porti Dio dentro di te’, sarebbe un messaggio straordinario. Li renderebbe protagonisti della loro vita e della società”.
Proprio per questo Mons. Poma parla non solo di dono, ma anche di responsabilità: “Per Pavia, città di Sant’Agostino e città universitaria, è un grande richiamo. Non possiamo limitarci a dire: che bello, è venuto il Papa. Se viviamo davvero questo momento, può diventare una svolta; altrimenti passerà come una festa in più. La svolta risiede nell’idea di sentirci tutti parte di una comunità, quella pavese, che opera insieme e di concerto: non tante iniziative isolate, ma un canto condiviso che ci unisca, che crei una comunità che si sente parte di un tutto”. Il suo auspicio finale è che la visita non resti, quindi, un evento isolato, ma apra un cammino: “È un’occasione perché la spiritualità agostiniana diventi una voce forte nella Chiesa e nella città. Non qualcosa di appartato, ma vivo, capace di parlare all’uomo di oggi”. La venuta del Pontefice, conclude Mons. Poma, interpella dunque tutta la comunità pavese: “Un grande dono – sì – ma anche una grande responsabilità. Non sprechiamolo”.
di Simona Rapparelli

