Sarà dedicata al tema delle cure palliative la trentaquattresima Giornata Mondiale del Malato che la diocesi di Pavia celebrerà con un duplice appuntamento, tra riflessione e preghiera. Il titolo del convegno in programma sabato 7 febbraio, dalle 9 alle 12 nella Sala Pertusati del Palazzo vescovile (piazza Duomo 11), è significativo: “Cure palliative? Paure, pregiudizi, risorse ed esperienze”. A fare da filo conduttore, l’immagine evangelica del Buon Samaritano: “La compassione del Samaritano: amare portando il dolore dell’altro”.
Dopo l’introduzione di Mons. Corrado Sanguineti, Vescovo di Pavia, i lavori – moderati da don Gian Paolo Sordi – entreranno nel merito della realtà pavese. La Fondazione Lino Sartori di Pavia affronterà il tema dell’impatto di questi percorsi sul territorio, mentre i medici Luca Bernasconi e Pietro Ferrari (clinica Maugeri) proporranno una provocazione che tocca corde profonde: “Hospice: anticamera della morte o abbraccio di vita?”. Spazio anche alle domande e al dialogo con il pubblico.
Non mancheranno le testimonianze: quella di un malato e di un familiare, segni concreti di come la fragilità possa essere attraversata insieme. Don Alberto Manelli (ospedale San Matteo) offrirà una riflessione su un aspetto spesso trascurato: “Perché la dimensione spirituale nelle cure palliative?”. A seguire la testimonianza di Laura Vaccari (istituto Santa Margherita), prima delle conclusioni affidate a padre Giacomo Bonaventura.
“La parabola del Buon Samaritano ci guida nella riflessione di quest’anno – spiega padre Bonaventura –. È l’immagine di una Chiesa e di una società che non si voltano dall’altra parte, ma si fanno prossime”.
Come da tradizione, al momento di approfondimento seguirà quello liturgico. Martedì 11 febbraio, memoria della Beata Vergine Maria di Lourdes, il Vescovo presiederà la Santa Messa alle 15.30 nella chiesa parrocchiale di Belgioioso, preceduta alle 15 dalla recita del Santo Rosario. Durante la celebrazione sarà amministrato il sacramento dell’Unzione dei malati; dopo l’omelia è prevista anche la testimonianza di un malato. Al termine, un momento conviviale a chiusura della giornata.
La scelta di Belgioioso non è casuale: “Vorremmo coinvolgere, anno dopo anno, i diversi Vicariati della diocesi – sottolinea padre Bonaventura –. L’anno scorso eravamo a Certosa. E vorremmo davvero farci guidare dall’esempio riportato dalla parabola del Buon Samaritano, con il suo agire concreto dettato dalla compassione e dalla misericordia”. Un segno di attenzione diffusa verso chi soffre e verso chi, accanto ai malati, vive ogni giorno la fatica e la responsabilità della cura.






