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L'intervento del Vescovo Corrado all'apertura della Scuola di Cittadinanza e Partecipazione

L'incontro si è svolto la sera di venerdì 5 ottobre al Collegio S. Caterina di Pavia


Il mio intervento stasera vuole solo introdurre la conversazione che apre il Sesto Ciclo della “Scuola di cittadinanza e partecipazione”, promossa dal Servizio per la Pastorale Sociale e del Lavoro, guidato da Don Franco Tassone, con il coinvolgimento di varie realtà ecclesiali e sociali, e dal “Laboratorio di Nazaret”, di cui è responsabile l’amico Giancarlo Albini.
Ringrazio fin da ora i promotori e gli organizzatori di questa bella iniziativa, in particolare professor Emanuele Cusa, instancabile animatore di questi incontri, così come il mio sincero ringraziamento va ai due relatori di questa sera, il professor Luca Diotallevi, Ordinario di sociologia all’Università degli Studi di Roma Tre, e l’architetto Chiara Rizzica, Project Manager della Fondazione “Housing Sociale”.
 
Il percorso di quest’anno mette a fuoco una riflessione sulla città, con lo sguardo che andrà a concentrarsi sulla nostra bella città di Pavia: stasera, saremo aiutati a muoverci in un orizzonte più ampio, ben espresso dal titolo del nostro incontro “Crisi e prospettive della città contemporanea”, mentre nei successivi appuntamenti, saremo provocati a riflettete su alcuni profili di Pavia, che potrebbero contribuire alla sua rinascita e al suo volto originale: Pavia, città della salute; Pavia, città della formazione; Pavia, città della cultura. Come è indicato nel programma stesso della Scuola, questi profili sono stati scelti non solo perché caratterizzano la storia e il presente della nostra città, ma anche «sulla base della loro capacità di generare nuovi filoni imprenditoriali e nuovi posti di lavoro». In questo modo, come Chiesa di Pavia, attraverso un’iniziativa promossa e animata da laici credenti, in dialogo con altri soggetti culturali e sociali della nostra città, vogliamo offrire un contributo al bene comune di questa nostra terra, soprattutto in vista della creazione di nuovi posti di lavoro – perché il lavoro, meglio, la mancanza o la precarietà nel lavoro è la prima questione sociale! – e anche in vista delle prossime elezioni comunali nella primavera del 2019. Vorremmo offrire a tutti i nostri concittadini, compresi anche coloro che si candideranno nelle prossime elezioni, elementi di riflessione e di valutazione, suggerimenti e prospettive per il futuro.
 
Io, come Vescovo di Pavia, vorrei, nel mio breve intervento, rispondere a una domanda: ma a che titolo la comunità cristiana s’interessa del bene e delle condizioni di vita di una città? C’è un qualche rapporto tra la vita della Chiesa e il volto delle nostre città?
È chiaro a tutti che la Chiesa non è un’entità astratta o puramente “spirituale”, è un soggetto storico, sociale, che di fatto vive nel territorio e, attraverso le parrocchie, le varie iniziative sociali, caritative, educative, porta il proprio contributo al tessuto vivo di una città. A noi, cristiani pavesi, a noi, comunità cristiana che vive in Pavia, sta a cuore il volto della nostra città, profondamente segnata da una storia cristiana, e che ovviamente non può vivere solo delle “glorie” di un passato, anche recente, ma deve continuamente rigenerarsi, ripensarsi, creare forme buone di vita, d’impresa, di servizi alle persone e alle differenti formazioni sociali.
Ma c’è di più: se uno guarda alla storia del cristianesimo, fin dalle origini, si rende conto che, accanto alla presenza della Chiesa in strutture ben inserite nel mondo rurale – le antiche pievi, i monasteri, le piccole parrocchie disseminate nella campagna – c’è sempre stata una scelta per la città, come luogo d’incontro, di evangelizzazione, d’elaborazione culturale. Da subito: se Gesù, nella sua attività di predicatore, preferisce gli ambienti rurali della Galilea, i piccoli centri sul lago di Genezaret, facendo di Cafàrnao la sua dimora, non disdegna però di recarsi nella grande città di Gerusalemme e di utilizzare gli ampi spazi del cortile del tempio erodiano per far risuonare la sua parola e per entrare in dialettica con esponenti dell’aristocrazia sacerdotale e con scribi farisei. Paolo, l’apostolo delle genti, percorrerà molte città dell’Asia Minore e della Grecia, e in tutte farà nascere una piccola comunità di credenti: il cristianesimo dei primi decenni si diffonderà soprattutto in ambiente cittadino, arrivando presto a Roma, grazie al sistema viario dell’impero e alle comunicazioni frequenti, per via mare, legate ai commerci e alle spedizioni militari.
Ora, non possiamo fare una storia del “profilo cittadino” del cristianesimo, ma è un fatto che nel Medioevo ci sarà una simbiosi profonda tra Chiesa e città, tra cattedrale e comune, e diversi movimenti religiosi, spesso di riforma e di rinnovamento, si stabiliranno nelle città, realizzando, secondo il loro carisma, istituzioni scolastiche e caritative: pensiamo agli Ordini Mendicanti del Duecento, che faranno delle piazze della città il pulpito privilegiato dell’evangelizzazione, pensiamo ai Gesuiti, che in tante città, europee prima e poi nel “Nuovo Mondo”, costruiranno le loro “Chiese del Gesù”, capolavori dell’arte barocca, con caratteristiche che veicolano un messaggio, un’immagine di Chiesa e di riforma, e edificheranno collegi, scuole, residenze, università, diffondendo pratiche pedagogiche e una ratio studiorum che diventeranno punto di riferimento per secoli, pensiamo a tutte le congregazioni religiose dell’Ottocento che spesso nasceranno per rispondere a bisogni e povertà estreme nell’urbanizzazione della prima rivoluzione industriale (i Salesiani a Torino, solo per fare un nome; qui a Pavia le Suore di Santa Benedetta Cambiagio Frassinello).
La stessa realtà della parrocchia ha conosciuto una sua trasformazione e adattamento nel passaggio da una civiltà prevalentemente rurale e contadina, a una civiltà fortemente urbanizzata, con los viluppo delle industrie, del terziario, dei servizi. E sappiamo che con la mobilità tipica dei nostri tempi, la parrocchia, come struttura legata a un criterio territoriale, è chiamata a ripensarsi, se vuole mantenere un suo profilo significativo e fecondo: Papa Francesco, pur continuando a credere nella parrocchia e a puntare su questa forma di pastorale in mezzo alle case, ha più volte sollecitato la necessità di disegnare una pastorale più adeguata alla città, in particolare alla grande città. Non dimentichiamo che egli è stato vescovo di Buenos Aires, città che comprendendo tutta l’area circostante arriva a quasi tredici milioni di abitanti, suddivisa in otto diocesi. Rimando a due testi del Papa: nell’esortazione Evangelii Gaudium i numeri 71-75 che hanno come titolo «Sfida delle culture urbane», e il discorso ai partecipanti al Congresso Internazionale della Pastorale delle grandi città (Roma, 27/11/2014).
 
Sono solo accenni che però ci dicono che tra Chiesa e città c’è sempre stato un rapporto, non privo di tensioni, ma anche con positive collaborazioni per la costruzione di un tessuto sociale e civile rispettoso dell’uomo e della sua dignità, arricchito dalla molteplicità d’iniziative e di realtà che nascono “dal basso”, dalle famiglie, dai quartieri, dalle associazioni di volontariato, dalle istituzioni culturali, dalle comunità cristiane (diocesi, parrocchie, case religiose).
Ecco perché alla nostra Chiesa che vive immersa in questo territorio, sta a cuore il rilancio di Pavia, la crescita di questa città nelle sue potenzialità ancora non pienamente dispiegate, sta a cuore un volto bello di Pavia, che sappia interagire creativamente con le condizioni del nostro presente, con le sue sfide, con le sue opportunità e i suoi rischi.
Concludo con una citazione del Papa, che esprime lo sguardo che mi anima come pastore, lo sguardo che come cristiani che abitano e operano in questa città, dovrebbe accompagnarci e orientarci: «La nuova Gerusalemme, la Città santa (cfr Ap 21,2-4), è la meta verso cui è incamminata l’intera umanità. È interessante che la rivelazione ci dica che la pienezza dell’umanità e della storia si realizza in una città. Abbiamo bisogno di riconoscere la città a partire da uno sguardo contemplativo, ossia uno sguardo di fede che scopra quel Dio che abita nelle sue case, nelle sue strade, nelle sue piazze. La presenza di Dio accompagna la ricerca sincera che persone e gruppi compiono per trovare appoggio e senso alla loro vita. Egli vive tra i cittadini promuovendo la solidarietà, la fraternità, il desiderio di bene, di verità, di giustizia. Questa presenza non deve essere fabbricata, ma scoperta, svelata. Dio non si nasconde a coloro che lo cercano con cuore sincero, sebbene lo facciano a tentoni, in modo impreciso e diffuso» (Evangelii Gaudium, 71).
 
Mi auguro che il percorso della “Scuola di cittadinanza e partecipazione” ci aiuti a maturare questo sguardo e possa essere davvero un cammino fecondo e costruttivo per la nostra amata Pavia!
 

+ Mons. Corrado Sanguineti (Vescovo di Pavia)


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