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L'omelia del Vescovo Corrado per la festa di S. Francesco d'Assisi

Mons. Sanguineti ha presieduto la S. Messa giovedì 4 ottobre nella chiesa di Canepanova


Carissimi fratelli e sorelle, carissimi padri e frati dell’Ordine dei Minori,

 

La Chiesa oggi celebra uno dei suoi più grandi figli: San Francesco d’Assisi, padre e fondatore dei tre Ordini francescani, patrono d’Italia, luminoso testimone del Vangelo, un uomo che nella sua esistenza relativamente breve e intensissima (1182-1226), apparve ai suoi contemporanei una vivente immagine di Cristo, un vero "alter Christus", segnato nella carne dal sigillo delle stimmate. Le parole del Siracide, ascoltate nella prima lettura, trovano in lui, Francesco una singolare realizzazione: «Ecco chi nella sua vita riparò il tempio, e nei suoi giorni fortificò il santuario» (Sir 50,1). Davvero, secondo il sogno d’Innocenzo III, rappresentato da Giotto negli splendidi affreschi della Basilica Superiore di Assisi, Francesco è quel piccolo uomo che impedì alla Chiesa, raffigurata nella Basilica del Laterano, di crollare: con la sua sequela di Gesù, con la pratica del Vangelo "sine glossa", egli portò a termine la missione a lui affidata dal Crocifisso di San Damiano: «Va’ Francesco e ripara la mia Chiesa, che come vedi è tutta in rovina». Toccato e conquistato dal Signore, nel mistero della passione d’amore consumata sulla croce, nel volto dei poveri e dei lebbrosi, il giovane figlio di Pietro Bernardone, allegro compagno di tante serate spensierate ed effimere, divenne un uomo nuovo, «una nuova creatura», e, senza volerlo, suscitò un movimento di giovani attirati dalla sua vita e dalla sua testimonianza lieta e radicale del Vangelo, e in questo modo, contribuì a riparare la Chiesa del suo tempo, che rischiava di ridursi a una potenza mondana, sfigurata dall’eccessiva ricchezza, dalla corruzione dei costumi, dai compromessi. La vita di Francesco, dove s’intrecciano in paradossale armonia la sofferenza e la gioia, continua a parlare al nostro cuore e rappresenta un richiamo e una luce per tutta la Chiesa. Continua a parlare, in modo particolare, al cuore di tanti giovani, in ogni parte del mondo, anche qui a Pavia: perché se è vero che i giovani del 2018 sono diversi, sotto molti aspetti, dai giovani dell’Assisi del tempo di Francesco, è altrettanto vero che il cuore di un giovane – il cuore di un uomo – non è cambiato nella sostanza, ha dentro le stesse domande sulla vita e sulla morte, le stesse esigenze inestirpabili di bellezza, di verità, di bene, lo stesso desiderio di non vivere per niente, di scoprire un significato e un ideale grande per cui valga la pena vivere e costruire, amare e soffrire! Proprio ieri è iniziato il Sinodo dei vescovi sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, possiamo allora chiederci: che cosa direbbe Francesco ai giovani che avessero l’avventura d’incontrarlo? O meglio: che cosa dice Francesco, con la sua vita, ai giovani qui stasera? Che cosa vorresti dire a noi, Francesco, ai giovani della nostra città, che vi abitano o la frequentano negli anni dei loro studi universitari? C’è una prima parola che il santo d’Assisi grida con tutta la forza del suo cammino umano: «Lasciate parlare il vostro cuore, non soffocate il misterioso desiderio di pienezza e di vita, che niente e nessuno sembra poter compiere!». Francesco ha vissuto una giovinezza inquieta: aveva tutto, era ricco di famiglia, era il principe delle feste in Assisi, circondato da amici e belle ragazze, e aveva un sogno. Quello di diventare cavaliere: un sogno che s’eclissò dopo il fallimento d’imprese militari e l’improvviso ritorno da Spoleto, dov’era in viaggio per unirsi alla campagna antimperiale in Puglia. Fu l’inizio di una crisi dalla quale nascerà un nuovo “Francesco”: la percezione dell’inconsistenza della gloria umana, il senso di una “mancanza”, il farsi strada in lui di un nuovo rapporto con Dio, con il creato, e soprattutto con il Signore Gesù. Fu come il travaglio di un parto nel cuore di Francesco, nell’inquietudine del suo desiderio infinito: potremmo dire che il ricco figlio del mercante Pietro di Bernardone, a differenza del padre, ormai ben sistemato nella sua condizione sociale, non si accontenta, l’abito di mercante gli sta stretto. Vuole di più: non sa forse bene che cosa, ma tutto in lui si protende a qualcosa d’altro, a qualcosa d’oltre. Questa è la prima parola di Francesco per noi stasera, per voi giovani così diversi e così simili ai giovani di ogni tempo: «Non sistemarti nella vita, non ridurre l’ampiezza e la profondità del tuo cuore e del tuo desiderio d’infinito!». C’è una seconda parola, inscritta nella carne viva di Francesco: «Lasciati incontrare da Cristo, come e dove Lui vorrà! Lasciati ferire e affascinare dall’amore di Gesù che tutto si è dato per te!». La vita di questo giovane inquieto e appassionato ha preso una direzione nuova, ha conosciuto una letizia impensata e inimmaginabile, in mezzo a prove e dolori dell’anima e del corpo, perché è accaduto un incontro, attraverso dei segni nei quali si è fatta riconoscere una Presenza dolce e forte. Nel Crocifisso di San Damiano, nel lebbroso abbracciato, nelle pagine del Vangelo ascoltate con piena disponibilità, nei volti dei compagni che, inaspettatamente si sono uniti al penitente di Assisi, è Cristo, vivo, nel suo corpo piagato e glorioso, che ha conquistato il cuore di Francesco, e da allora non ha potuto vivere che per Lui. Povero come Gesù, nato e vissuto in povertà, morto nudo e umiliato sulla croce; casto, come Gesù, tutto preso dal suo rapporto con il Padre, teso a riconoscere in ogni creatura il segno del Dio Altissimo, del Padre d’immensa misericordia; obbediente, come Gesù, nella sua consegna amorosa e piena di fiducia al Padre. Carissimi amici, il Signore Gesù entra in contatto con noi, se non abbiamo paura della realtà, se accettiamo di percorrere le vie per le quali Lui ci viene incontro: non abbiate timore di sostare nel silenzio davanti all’immagine del Crocifisso, non temiamo di toccare le piaghe dei nostri fratelli feriti dalla vita, perdendo tempo con loro e per loro, impariamo a metterci in ascolto del Vangelo, parola viva per noi, sappiamo riconoscere chi ci è donato come compagno nel cammino della fede. C’è un’ultima parola che Francesco rivolge a noi, a voi giovani: «Amate e servite il Signore nella sua Chiesa, edificandola con la vostra vita perché sia sempre più trasparenza viva di Cristo!». Così ha fatto Francesco con i suoi compagni, cercando sempre la comunione con la Chiesa, pur segnata da tanti difetti e debolezze, nel suo tempo, come nel nostro: «Proprio perché di Cristo, Francesco è anche uomo della Chiesa. Dal Crocifisso di San Damiano aveva avuto l’indicazione di riparare la casa di Cristo, che è appunto la Chiesa. Essere chiamato a ripararla implicava, certo, nella missione di Francesco, qualcosa di proprio e di originale. E anche ad ognuno di noi dice: “Va’, e ripara la mia casa”. Noi tutti siamo chiamati a riparare in ogni generazione di nuovo la casa di Cristo, la Chiesa. E solo facendo così vive la Chiesa e diventa bella» (Benedetto XVI, Omelia ad Assisi, 17/06/2007). Lo sappiamo, la Chiesa, formata da tutti noi, è una comunità imperfetta, costituita da uomini fragili, da santi e da peccatori, e tuttavia è santa la Chiesa, perché corpo di Cristo, il Santo di Dio, perché custodisce e trasmette la parola di Dio nella Scrittura, e la grazia di Dio nei sacramenti, perché è tempio dello Spirito Santo e continua a essere madre di santi. Certo, restiamo turbati e feriti dalle ombre che  ne offuscano il volto, dai gravi scandali e abusi e magari, siamo tentati di prendere le distanze, di assumere un atteggiamento di disaffezione, o d’estraneità e indifferenza verso la comunità cristiana, preferiamo costruirci una vita di fede da noi stessi, una “fede fai-da-te”, dove i tratti emozionali tendono a predominare. In questo modo, carissimi, vi private della pienezza della fede e dell’esperienza ecclesiale e rischiate di vivere un’esistenza e una religiosità centrate sul vostro “io”, e, allo stesso tempo, private la comunità cristiana del vostro apporto, della vitalità e freschezza proprie di voi giovani, delle vostre autentiche esigenze e provocazioni che fanno bene alla Chiesa, a noi pastori, dei vostri modi originali di esprimere e di vivere la fede, la vera e piena fede in Cristo, alimentata dalle sorgenti della Parola, dei sacramenti, della testimonianza dei santi, della comunione vissuta tra fratelli e sorelle che insieme seguono l’unico Signore e Maestro! San Francesco, in questo tempo del Sinodo, ti affidiamo i giovani, vicini e lontani nella fede, e ti chiediamo di ridestare il loro cuore nella ricerca del Sommo Bene, di condurli all’incontro con Cristo perché s’innamorino di Lui, di renderli originali costruttori della Chiesa, testimoni della letizia cristiana nel mondo! Amen.

 

+ Mons. Corrado Sanguineti (Vescovo di Pavia)


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