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L'omelia del Vescovo Corrado per l'ordinazione presbiterale di don Lorenzo Mancini

Mons. Sanguineti ha presieduto la celebrazione, sabato 16 giugno, nella Cattedrale di Pavia


Carissimi fratelli e sorelle, confratelli nel sacerdozio,
la Chiesa di Pavia oggi è in festa per l’ordinazione di un novello sacerdote: carissimo don Lorenzo, siamo in festa con te e per te, e ti circondiamo, come una grande famiglia, del nostro affetto e della nostra preghiera.
La Parola di Dio, appena proclamata, è pervasa da una tonalità di gioia, per l’opera che Dio compie in te, per il dono che tu sei chiamato ad accogliere e a vivere, da oggi in avanti. Immagino che ti sia facile immedesimarti nelle espressioni di gratitudine del salmo che abbiamo pregato:
«Che cosa renderò al Signore
per tutti i benefici che mi ha fatto?
Alzerò il calice della salvezza
e invocherò il nome del Signore» (Sal 115,12-13).
È una gratitudine unita a un profondo timore e tremore per il dono e la dignità del sacerdozio, nella consapevolezza che tutti noi pastori restiamo dei poveri uomini in cammino, sempre mendicanti di Cristo e della sua misericordia, per noi e per il popolo che ci è affidato.
Davvero il sacerdozio di cui tra poco sarai reso partecipe in virtù dell’imposizione delle mie mani e della consacrazione dello Spirito, è un dono grande non solo per te, ma per tutta la nostra Chiesa: vogliamo allora raccogliere dalla Parola di Dio i tratti profondi e autentici di questo dono, così essenziale e così prezioso anche oggi, per gli uomini e le donne del nostro tempo!
 Ci lasciamo guidare da San Paolo che descrive il suo ministero di apostolo, all’opera nella comunità dei Corinti: il ministero apostolico, infatti, continua a essere vivo e presente nel cammino della Chiesa attraverso il ministero dei vescovi e dei loro collaboratori, che sono i presbiteri. Attraverso il rito sacramentale dell’ordinazione che stiamo compiendo, un nostro fratello, chiamato dal Signore, è consacrato presbitero ed entra a fare parte di quella comunità singolare che è il presbiterio della nostra Diocesi, la comunità di coloro che sono posti come sacerdoti e pastori a servizio della vita della Chiesa.
All’origine dell’essere sacerdote, non c’è un’iniziativa umana, non è la comunità che si sceglie i suoi preti come se fossero propri delegati per svolgere un servizio: c’è l’iniziativa di Dio che nella sua libertà sceglie e chiama. Sentite come Paolo rievoca l’origine della sua vocazione a essere apostolo di Cristo e servitore del Vangelo con tutta la sua vita: «E Dio, che disse: “Rifulga la luce dalle tenebre”, rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria di Dio sul volto di Cristo» (2Cor 4,6).
Come all’inizio della creazione, la luce improvvisamente aveva squarciato il buio, così nella vita del fariseo Saulo di Tarso, sulla via di Damasco, si era manifestato a lui il Signore risorto e nel suo cuore si era accesa la luce della fede: si era manifestata la conoscenza della gloria, della bellezza e potenza di Dio sul volto di Cristo. Allo stesso tempo, Paolo aveva ricevuto la chiamata a diventare servo del Vangelo, a spendere la sua esistenza per annunciare Cristo e edificare così la nuova comunità dei suoi discepoli, la Chiesa del Signore.
Carissimo Lorenzo, il tuo cammino certo è diverso da quello di San Paolo, e tuttavia anche per te, come per ogni presbitero, la chiamata al sacerdozio è maturata nell’incontro con Cristo, con la sua viva presenza nella comunità cristiana, attraverso volti di testimoni, maestri e amici, attraverso molteplici esperienze, e oggi liberamente ti consacri a Lui, per sempre, come suo sacerdote, a servizio della Chiesa, mosso da un amore totale e indiviso per Cristo, dal fascino del suo Vangelo. Non siamo preti per noi stessi, ma per il Signore e per la sua Chiesa, non siamo preti per mettere al centro noi stessi, ma Lui, il Signore: «Noi infatti non annunciamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore: quanto a noi, siamo i vostri servitori a causa di Gesù» (2Cor 4,5).
Non dimentichiamo mai, carissimi confratelli, che siamo chiamati ad annunciare Gesù Cristo e non altro, a spenderci nelle relazioni e nel contatto con le persone – penso in modo particolare ai bambini, ai ragazzi, ai giovani, alle famiglie, ai poveri e ai sofferenti - con il desiderio che ognuno possa scoprire e vivere la gioia della fede e dell’amicizia con Cristo, nella concreta appartenenza alla vita della comunità cristiana, nella grazia dei sacramenti, nell’ascolto della Parola di Dio: a questo sarai chiamato don Lorenzo, nel tuo servizio e nella tua compagnia ai ragazzi e ai giovani in parrocchia, agli studenti in scuola, nella visita agli anziani e ai malati, nei diversi rapporti che sono il tessuto del ministero e della vita di ogni presbitero.
Perciò, è essenziale che noi sacerdoti custodiamo e viviamo un’intensa amicizia con Cristo, dando priorità alla preghiera, alla liturgia, alla meditazione personale della Parola, all’incontro silenzioso con il Signore nell’adorazione, magari anche al termine di una giornata carica d’impegni e d’incontri; nello stesso tempo, l’essere amici di Cristo ci fa desiderare di essere amici tra noi, vivendo una fraternità reale nel presbiterio, senza isolarci, senza crederci autosufficienti!
Dovrebbe sempre accompagnarci la coscienza umile della nostra pochezza e della nostra debolezza, non come motivo di rammarico o di tristezza, ma come rinnovata fiducia nella potenza di Dio, che opera attraverso di noi: «Noi però abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi» (2Cor 4,7).
Sì, carissimi, abbiamo un tesoro in vasi di creta: è il tesoro del Vangelo, è il tesoro del nostro sacerdozio! Ogni giorno, sia viva in noi, - in te, Lorenzo - la coscienza grata e commossa di questo dono, di questo tesoro che custodiamo nella nostra umana fragilità, non perdiamo la gioia di essere preti, uomini afferrati da Cristo, come Paolo, non nascondiamo questo tesoro soprattutto nel nostro stare con i più giovani: ritroviamo il gusto e il coraggio di proporre in pienezza l’avventura della fede, e certamente vi saranno giovani che scopriranno in sé la voce limpida e discreta di Gesù che chiama altri a essere suoi sacerdoti, e potremo accompagnarli nel loro cammino e nel discernimento della loro personale vocazione.
Abbiamo ascoltato nel vangelo di Giovanni le parole di Gesù, rivolte ai suoi apostoli, parole che hanno un’eco singolare nel cuore di chi è chiamato al sacerdozio: «Voi siete miei amici … Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici …» (Gv 15,14.15).
Permettete che a commento di queste parole, riprenda un passaggio di grande bellezza del papa emerito Benedetto XVI, nell’omelia che tenne nella messa per il suo 60° anniversario di ordinazione sacerdotale. Sono parole che consegno a voi, cari confratelli, e in modo speciale a te, Don Lorenzo, perché siano sorgente di letizia, anche nelle ore difficili, e diventino in noi preghiera: «Egli mi chiama amico. Mi accoglie nella cerchia di coloro ai quali si era rivolto nel Cenacolo. Nella cerchia di coloro che Egli conosce in modo del tutto particolare e che così Lo vengono a conoscere in modo particolare. Mi conferisce la facoltà, che quasi mette paura, di fare ciò che solo Egli, il Figlio di Dio, può dire e fare legittimamente …Egli mi affida le parole della Consacrazione nell’Eucaristia. Egli mi ritiene capace di annunciare la sua Parola, di spiegarla in modo retto e di portarla agli uomini di oggi. Egli si affida a me. “Non siete più servi ma amici”: questa è un’affermazione che reca una grande gioia interiore e che, al contempo, nella sua grandezza, può far venire i brividi …
Egli mi conosce per nome. Non sono un qualsiasi essere anonimo nell’infinità dell’universo. Mi conosce in modo del tutto personale. Ed io, conosco Lui? (…) Signore, aiutami a conoscerti sempre meglio! Aiutami ad essere sempre più una cosa sola con la tua volontà! Aiutami a vivere la mia vita non per me stesso, ma a viverla insieme con Te per gli altri! Aiutami a diventare sempre di più Tuo amico!» (Benedetto XVI, Omelia nella Solennità dei S.S. Pietro e Paolo apostoli, 60° del suo sacerdozio, 29/06/2011). Amen.

+ Mons. Corrado Sanguineti (Vescovo di Pavia

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