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L'omelia del Vescovo Corrado per la festa del Corpus Domini a Pavia

Mons. Sanguineti ha presieduto, la sera di domenica 3 giugno, la processione da MIrabello alla Scala


Carissimi fratelli e sorelle,

 

La festa del Corpus Domini ha in sé un tono di singolare gioia, che si esprime anche attraverso il gesto della processione appena vissuto: è la gioia della Chiesa che adora con cuore grato e stupito il suo Signore, presente in mezzo al suo popolo nell’umile segno del pane eucaristico. Sì, Cristo il Vivente vuole restare con noi, «tutti i giorni fino alla fine del mondo» (Mt 28,20) in questo «mirabile sacramento» nel quale, sotto le specie del pane e del vino, Lui si fa presente «in corpo, sangue, anima e divinità», in tutta la sua realtà umana e divina, «veramente, realmente, sostanzialmente». Così professa la nostra fede, testimoniata e vissuta dalla Madre Chiesa, «il popolo fedele di Dio» (Papa Francesco), grembo fecondo di santi - donne e uomini, sacerdoti e consacrati, laici fedeli di ogni età e condizione – che hanno trovato nell’Eucaristia celebrata, ricevuta come pane di vita e adorata come presenza del Signore crocifisso e risorto, la sorgente inesauribile della forza e della speranza, anche in situazioni di grande sofferenza e travaglio. Nel prossimo mese di ottobre sarà proclamato santo il beato Papa Paolo VI, figlio della terra lombarda, un pastore che ha amato teneramente la Chiesa, che per essa ha sofferto negli anni inquieti del dopo Concilio, che ha testimoniato un amore indiviso a Cristo e all’uomo. Alla fine del giugno di cinquant’anni fa, a conclusione dell’Anno della Fede promosso per celebrare il 19° centenario del martirio dei Santi apostoli Pietro e Paolo, Paolo VI donò alla Chiesa una splendida professione di fede, “Il Credo del popolo di Dio”, un testo da riscoprire in questi tempi nei quali vi sono incertezze e ambiguità nell’annuncio integrale della fede cristiana che creano talvolta confusione nel popolo di Dio. Sentite, carissimi fratelli e sorelle, come il Santo Papa esprimeva la fede della Chiesa nel dono e mistero dell’Eucaristia: «Noi crediamo che, come il pane e il vino consacrati dal Signore nell’ultima Cena sono stati convertiti nel suo Corpo e nel suo Sangue che di lì a poco sarebbero stati offerti per noi sulla Croce, allo stesso modo il pane e il vino consacrati dal sacerdote sono convertiti nel Corpo e nel Sangue di Cristo gloriosamente regnante nel Cielo; e crediamo che la misteriosa presenza del Signore, sotto quello che continua ad apparire come prima ai nostri sensi, è una presenza vera, reale e sostanziale (Cfr. Dz.-Sch. 1651). (…) L’unica ed indivisibile esistenza del Signore glorioso nel Cielo non è moltiplicata, ma è resa presente dal Sacramento nei numerosi luoghi della terra dove si celebra la Messa. Dopo il Sacrificio, tale esistenza rimane presente nel Santo Sacramento, che è, nel tabernacolo, il cuore vivente di ciascuna delle nostre chiese. Ed è per noi un dovere dolcissimo onorare e adorare nell’Ostia santa, che vedono i nostri occhi, il Verbo Incarnato, che essi non possono vedere e che, senza lasciare il Cielo, si è reso presente dinanzi a noi» (Credo del Popolo di Dio, 30 giugno 1968). Certo, Cristo rimane tra noi nel segno del pane, perché noi tutti possiamo nutrirci di lui, e crescere in una comunione sempre più profonda con Lui e tra noi: il Signore è «il pane vivo disceso dal cielo» (Gv 6,51), che si dà a noi in cibo e bevanda, perché possiamo avere parte alla sua vita di risorto, e possiamo formare in Lui un solo corpo. L’Eucaristia è eminentemente un “sacramento sociale” che alimenta e fa crescere la Chiesa, come comunione reale e vivente dei credenti con Cristo: dall’Eucaristia prende forma e vita il corpo vivo di Cristo, che è la Chiesa, la comunità degli amici e dei discepoli di Gesù. Siamo noi, tutti noi, membra vive del Signore, tralci innestati in Lui, che è la vera vite! Senza Chiesa non c’è Eucaristia, ma senza Eucaristia non c’è Chiesa in senso pieno! Viene a mancare un elemento essenziale della sua vita: «La Chiesa vive dell’Eucaristia. Questa verità non esprime soltanto un’esperienza quotidiana di fede, ma racchiude in sintesi il nucleo del mistero della Chiesa» (Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucharistia, 17/03/2003, 1). “L’Eucaristia fa la Chiesa”: la celebrazione domenicale e quotidiana della cena del Signore, la comunione al corpo di Cristo, ricevuta degnamente e con fede, l’adorazione che prolunga l’incontro con il Signore nell’umile segno del pane, sono gesti essenziali della nostra fede, che la nutrono e la esprimono, e allo stesso tempo, sono gesti che plasmano la vita delle nostre comunità. Una Chiesa che non celebrasse più l’Eucaristia, che non sentisse più la fame di Cristo, pane vivo, che perdesse il gusto dell’adorazione al Santissimo Sacramento, perderebbe la sua identità: non sarebbe più la Chiesa del Signore, si ridurrebbe a essere un’agenzia d’attività sociale o educativa, e la sua stessa testimonianza di carità ne sarebbe impoverita, destinata a spegnersi nel tempo o a diventare una semplice forma di umana generosità. Perché la carità che si fa condivisione dei bisogni dei nostri fratelli, che apre gli occhi e il cuore ai poveri, ai sofferenti, alle persone in tanti modi ferite e provate dalla vita, non è semplicemente opera dell’impeto naturale del cuore umano, ma è proprio il frutto dell’Eucaristia, è l’amore di Cristo che arde in noi e ci rende capaci di una dedizione sconfinata e gratuita ai fratelli. I grandi santi della carità – un nome per tutti: quello di madre Teresa di Calcutta – sono sempre uomini e donne innamorati dell’Eucaristia! Certo, vi sono persone, soprattutto giovani, che magari iniziano a rendersi disponibili e attenti a gesti concreti di condivisione, mossi dalla naturale e positiva apertura del loro cuore al bene, e Dio sa come dei cammini di fede si riaprono proprio vivendo certe esperienze belle di servizio. Tuttavia, nel tempo l’impeto di bene è difficile che si mantenga sempre con la stessa intensità: davanti a circostanze drammatiche che segnano la vita di una comunità o di singole persone, tanti ritrovano una sorprendete capacità di mettersi all’opera e al servizio di chi è nel bisogno; passato però il momento eccezionale, è facile ricadere nel senso d’indifferenza e d’estraneità che purtroppo caratterizza la vita quotidiana e che indebolisce la coscienza di essere una comunità e un popolo. Davvero tutto acquista una prospettiva molto più ampia e feconda, nel momento in cui la persona scopre o riscopre la fede come relazione con Cristo e appartenenza a una comunità viva, e trova proprio nell’Eucaristia il segno di un amore «fino alle fine» (Gv 13,1) che dilata e spalanca il cuore alla prossimità, alla gratuità come dimensione della vita. Allora non si può passare oltre davanti al fratello che giace a terra, ci si lascia ferire e commuovere dal dolore e dal bisogno di chi incontriamo, come il Samaritano del Vangelo, figura di Gesù e di ogni autentico suo discepolo. Fratelli e sorelle, mentre ringraziamo il Signore della sua viva presenza nel Santo Sacramento dell’altare, mentre ci inginocchiamo in umile adorazione davanti all’Ostia Santa, in cui si nasconde il nostro Redentore, invochiamo la sua benedizione su noi, sulle nostre comunità, sulla nostra città di Pavia, perché l’amore puro e gratuito di Cristo, che si dona a noi nei poveri segni del pane e del vino, penetri nei nostri cuori e ci renda uomini e donne che vivono, nel quotidiano, la carità come dono commosso di noi stessi, ai fratelli e alle sorelle che, anche senza parlare, chiedono uno sguardo, un aiuto, una compagnia fedele.

 

Signore Gesù, Tu hai scelto di restare con noi

come pane che nutre la nostra fame di vita,

come vino che rallegra il nostro cuore, assetato di gioia.

Fa che le nostre comunità diventino sempre più Tua Chiesa,

Tuo corpo vivente, segno della Tua presenza nel mondo.

Sii Tu, Pane vivo e vero, il cuore e il centro della nostra vita,

della vita delle nostre parrocchie e delle nostre famiglie.

Che sappiamo sempre accogliere e circondare la Tua presenza eucaristica

con stupore, con gratitudine, nella lode e nel silenzio che adora e che ama.

Fa che attingiamo da Te, dal dono del Tuo Corpo e del Tuo Sangue,

la vera carità, che non ha fine, che spinge e muove a servire i fratelli!

Fa che con la forza inesauribile della Tua grazia,

possiamo edificare una comunità e una città,

dove i più piccoli e i più deboli siano al centro,

dove ogni vita sia accolta, amata e custodita,

dal grembo della madre fino all’ultimo respiro. Amen

 

+ Mons. Corrado Sanguineti (Vescovo di Pavia)


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