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Referendum in bilico, Faldini: “Dubbi dalla Prefettura sulla riapertura di c.so Cavour”

L’accusa a Depaoli: “Sapeva delle perplessità, perché vuole a tutti i costi il referendum?”. La replica del sindaco: “Non voglio ostacolare il diritto dei cittadini, non c’è nessun divieto”.


Una mail, una scambio di opinioni contenuto in poche righe che potrebbe cambiare le sorti del referendum indetto il 10 giugno a Pavia sulla riapertura di c.so Cavour ai mezzi di trasporto pubblici. A sollevare il caso il consigliere di opposizione Rodolfo Faldini (molto vicino al Comitato promotore del referendum) che, tramite un accesso agli atti, è venuto in possesso di una mail intercorsa tra il sindaco Massimo Depaoli ed il Prefetto Attilio Visconti in merito ai problemi organizzativi della consultazione pubblica.
 
L’ACCUSA DI FALDINI
“Dato che non ho mai avuto risposte, ho effettuato un accesso agli atti per sapere se il primo cittadino avesse interloquito con il Prefetto in merito al discorso del personale delle forze dell’ordine ai seggi (in città sono 82) e al relativo costo. In data 8 maggio – spiega Faldini – la risposta del Prefetto è stata chiara: non vi è stato alcun cenno al dispiegamento delle forze dell’ordine ai seggi, mentre per quanto riguarda c.so Cavour è stata tirata in ballo la circolare Gabrielli (che dal 2017 stabilisce le misure di sicurezza nei luoghi pubblici ndr). In poche parole si dice che nel Corso esistono obiettivi sensibili e che debba essere riconsiderata ogni iniziativa volta alla riapertura dell’isola pedonale. Questo almeno sino alla cessazione dell’allarme terrorismo internazionale, perno sul quale si basa la circolare Gabrielli”. “Si capisce – prosegue Faldini – quanto sia impossibile datare precisamente il termine del pericolo terrorismo. Inoltre, voglio sottolineare che da quando è stato indetto il referendum, circa un mese fa, l’ipotesi di una riapertura del Corso non è mai stata sottoposta al Cosp (Comitato provinciale per l’ordine e sicurezza pubblica). Non sono parole mie, ma del Prefetto: concetti legittimi che rispetto. Come mai, visto che tale comunicazione risale all’8 maggio, due giorni dopo durante la Commissione di Garanzia convocata sul tema il sindaco non ha detto queste cose? Viene il dubbio che viste le ultime turbolenze all’interno del Pd nei confronti del primo cittadino, si voglia utilizzare questo referendum spendendo soldi pubblici (gli ultimi conteggi parlano di 115mila euro) come una campagna elettorale anticipata”. Insomma, la questione per Faldini è chiara: i costi relativi alle forze dell’Ordine non si conoscono e in ogni caso, qualsiasi possa essere l’esito del referendum e la volontà del sindaco, sembra improbabile per motivi di sicurezza la riapertura di c.so Cavour.
 
Alle parole di Faldini si sono aggiunte nel giro di poche ore quelle del consigliere del M5S, Giuseppe Polizzi; entrambi avevano chiesto la convocazione della Commissione di Garanzia: "Un sindaco che si comporta così è un sindaco 'alla frutta'. Nascondere una comunicazione così importante, non informare la Commissione, forzare la mano del referendum per ottenere una vittoria facile, è un comportamento inaccettabile per chi dovrebbe dare esempio di correttezza".
 
“NON TOLGO UN DIRITTO AI PAVESI”
La risposta di Depaoli non si è fatta attendere. Il primo cittadino ha provato a smorzare i toni confermando le parole del Prefetto, evitandone però il significato categorico: “Vengono sottolineati tre punti in questo scambio di mail: le riunioni con il Cosp, la questione terrorismo e i punti sensibili sul Corso. Non si vuole impedire lo svolgimento del referendum, è stata solo sottolineata la necessità di condivisione con il Cosp e su questo non posso che dare ragione al Prefetto. Non trovo nulla che impedisca la consultazione cittadina o la riapertura del tratto pedonalizzato. Se i cittadini chiedono di esprimersi e io non gli do questa possibilità perché esistono anche delle cautele da valutare, non ritengo sia giusto. Come prima cosa i pavesi devono avere il diritto di dire la loro. Un conto è trattare con il Comitato promotore sul contenuto, un altro conto è dire che il Prefetto impone di non svolgere il referendum. In Commissione di Garanzia non ho parlato di questo scambio di mail perché era stato chiesto di esprimermi sulla trattativa con il Comitato promotore”. Se i promotori del referendum dovessero chiederne la sospensione? “Al momento questa ipotesi non è stata avanzata, la valuteremo. Dobbiamo tenere conto della compatibilità con i tempi degli uffici comunali che devono inviare le lettere ai cittadini pavesi residenti all’estero”.
 
SOSPENDERE O CONTINUARE
Riassumendo la situazione, ora la palla passa al Comitato promotore che deve scegliere quale strada intraprendere: continuare, richiedere una sospensione o l’abrogazione. Ipotesi (le ultime due) che dovranno essere vagliate, come prevede lo Statuto, dalla Commissione di Garanzia. “Dobbiamo valutare attentamente – conclude la portavoce dei favorevoli alla riapertura del Corso, Cettina Panzera –. Certo, i tempi sono ristretti, ma in ballo, oltre alla questione legata alla mobilità cittadina, ci sono i soldi dei pavesi. Non vorremmo che venissero utilizzati per un referendum, magari inutile, solo per una sorta di campagna elettorale anticipata del sindaco. Il nostro obiettivo è sempre stato un altro”.
 
A.M.

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