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"Salvare San Michele è un impegno di Pavia"

L'editoriale del prof. Vittorio Vaccari, presidente de "Il Bel San Michele", sull'ultimo numero de "il Ticino"


In molti eventi la storia di Pavia e della basilica di San Michele si equivalgono.  San Michele è stato e continua a essere richiamo a Pavia per molte persone a causa della sua storia; e Pavia è incrocio, riconosciuta dall’Europa, delle vie culturali e religiose europee, ove la basilica di San Michele rappresenta un punto di riferimento. Alcune variopinte pennellate storiche, forse apparentemente sconnesse, possono sinteticamente evidenziare, lungo la storia, il rilievo di Pavia, rilievo su cui siamo chiamati a riflettere per amore della nostra comunità e per le prospettive future della città. Federico Barbarossa nel 1155, Enrico II nel 1004 imperatori del Sacro Romano Impero, Arduino d’Ivrea nel 1002 re d’Italia furono incoronati in San Michele, cioè a Pavia. 1525, l’anno della Battaglia di Pavia tra Carlo V, imperatore, e Francesco I, re di Francia: evento che ha cambiato radicalmente il corso della storia europea e mondiale. Sant’Ennodio, vescovo di Pavia dal 514, fu delegato dal Papa per trattare con Costantinopoli per questioni ecclesiali. Il ruolo internazionale attribuito dall’Imperatrice d’Austria Maria Teresa all’ Università ha fornito a Pavia la occasione per sviluppare sia un rinnovato ruolo internazionale, sia per offrire opportunità per elevate esperienze mediche e cliniche, richiamando illustri personaggi nei vari ambiti del sapere; da questa esperienza trae origine l’attuale polo ospedaliero il cui valore ha poi permesso che il Policlinico San Matteo ottenesse il primo riconoscimento lombardo di Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico. Negli anni cinquanta del secolo scorso i percorsi professionali di eccellenza richiedevano esperienze all’ Olivetti di Ivrea e alla Necchi Vittorio di Pavia, quali luoghi di innovazione nelle relazioni industriali, nella ricerca e nella tecnologia. L’attuale gemellaggio della città con Hildesheim, città tedesca nella Bassa Sassonia, si è formato sul fatto che le reliquie di Sant’Epifanio, vescovo di Pavia, furono là trasferite (e parzialmente sono ancora presenti in quel Duomo), per dare prestigio a quella città. Vi è pure da constatare che Pavia possiede rilevanti espressioni di architettura romanica con particolare riferimento al circuito delle molteplici chiese romaniche, la cui massima espressione è la basilica di San Michele.

 

 

Un popolo senza memoria non ha futuro

 

Un popolo senza memoria storica non ha futuro: la conoscenza storica è utile e necessaria per interpretare il futuro, non per essere riproposta. Ultimamente è stata posta all’attenzione della comunità cittadina l’ estrema urgenza di intervenire per la messa in sicurezza e per il restauro programmato della basilica di San Michele: in passato esperti si sono espressi evidenziando che la decorazione scultorea non appare inferiore al valore della architettura, sia per qualità sia per funzionalità. Perdere i bassorilievi della facciata è proprio perdere un elemento particolarmente significativo; e ciò sta avvenendo nel disinteresse generale di enti e cittadini. Stiamo perdendo queste testimonianze, così come abbiamo perduto la Torre Civica. C’è, poi, da chiedersi come stiamo reagendo di fronte all’attuale mostra fotografica sulle aree industriali dismesse, testimonianza non solo dello stato attuale di abbandono, ma soprattutto delle capacità delle precedenti generazioni a interpretare il proprio passato aggiornandolo alle nuove esigenze, unitamente alla nostra attuale responsabilità di non disperdere le testimonianze del lavoro, spesso duro e faticoso, rappresentate dalla ‘archeologia industriale’ pavese. Forse è necessario richiamarsi all’esortazione di Foscolo, professore a Pavia in un periodo particolarmente burrascoso, per incitare ora i pavesi all’impegno per la propria città: molti sono i segnali critici che possono essere ‘letti’ come stimolo a interpretare il futuro in modo positivo e innovativo, soprattutto per offrire alle nuove generazioni possibilità nuove per vivere e lavorare a Pavia. Occasione iniziale può essere il richiamo a porre attenzione, interesse, amore alla basilica di San Michele, come espressione importante e da non perdere della città di Pavia. In passato, negli anni sessanta, la comunità cittadina è stata capace di mobilitarsi in tutte le articolazioni: il Consiglio Comunale, i vari Enti, le associazioni e persino i giovani studenti. E’ bello richiamare l’appello sul numero unico dell’Istituto ‘Bordoni’ del 1965, che così scriveva: “Ci rivolgiamo alla totalità degli studenti pavesi, affinchè contribuiscano con una sottoscrizione al RESTAURO DI S. MICHELE…oltre che chiesa è anche un glorioso monumento nazionale di cui la nostra città giustamente si vanta……sarebbe imperdonabile che la sua bellezza sia erosa completamente…dal vento dei secoli”. Si può ancora sperare che la comunità di Pavia sia capace di simili risposte?

 

Vittorio Vaccari

(Presidente associazione "Il Bel San Michele)


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