• diminuisci dimensione carattere
  • diminuisci dimensione carattere
  • aumenta dimensione carattere
  • dimensione carattere
 INTRO GENERALE » Il Ticino » Notizie » L 

L'omelia del Vescovo Corrado nella S.Messa in memoria di don Luigi Giussani

Mons. Sanguineti ha presieduto la celebrazione giovedì 22 febbraio nella basilica di S. Teodoro a Pavia


Carissimi amici,

 

La celebrazione di questa sera in memoria e in suffragio del Servo di Dio Don Luigi Giussani, cade quest’anno nel giorno della sua morte, avvenuta tredici anni fa (22 febbraio 2005), e in questa Eucaristia preghiamo in comunione con tutta la Fraternità di Comunione e Liberazione, secondo le intenzioni che sono state ricordate all’inizio della Messa. Oggi la Chiesa celebra la festa della Cattedra di San Pietro, e nel segno della cattedra, il seggio fisso del vescovo, posto nella Chiesa madre di ogni diocesi, noi onoriamo il servizio essenziale del Papa, che, come Vescovo di Roma, è il Successore dell’apostolo Pietro e il Vicario di Cristo nella Santa Chiesa. Ebbene, il servizio fondamentale di ogni Papa, da Simon Pietro a Francesco, è uno: assicurare l’unità del popolo di Dio, nella fedeltà alla verità del Vangelo. Non è un caso che Don Giussani sia stato chiamato all’incontro definitivo con il Signore in questo giorno, in cui la Chiesa riconosce l’autorità magisteriale del Papa, e prega perché non venga mai meno nel suo ministero di pastore supremo, chiamato a confermare i fratelli nella fede. Don Giussani, in tutta la sua vita sacerdotale e nella sua appassionata opera educativa, ha sempre avuto un senso limpido e netto dell’autorità nella Chiesa e dell’obbedienza al Papa e ai Vescovi, anche quando l’obbedienza ha richiesto fatiche e sacrifici: non era concepibile per lui un’esperienza cristiana autentica, senza questo riferimento e questa devozione, per nulla formale o cortigiana, verso la persona del Santo Padre. Il vangelo di Matteo, appena proclamato, ci fa guardare l’origine di questo servizio primaziale che Pietro assume nel collegio apostolico, e che è trasmesso ai suoi successori, per la sussistenza e la vita della Chiesa. È sempre impressionante questa pagina per la drammaticità che segna il rapporto di Cristo con i suoi amici, ieri come oggi. Tutto parte dall’interrogativo che Gesù rivolge ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?» (Mt 16,13). È una domanda singolare, che già manifesta l’eccezionalità della persona di Gesù: nessun uomo – se non un megalomane o uno squilibrato – avrebbe il coraggio e la libertà di porre una tale domanda; ancora più sorprendente è l’interrogativo con il quale Gesù sfida i suoi amici: «Ma voi, chi dite che io sia?» (Mt 16,15). Di fronte alla domanda che inchioda la loro libertà, solo Simone risponde, confessando l’identità di Gesù: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Mt 16,16). Questo riconoscimento, maturato nel cuore del pescatore di Galilea, nella convivenza quotidiana con il Maestro, non nasce tuttavia dalla sua genialità, ma è dono del Padre, secondo le parole di Gesù: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli» (Mt 16,17). Così commentava San Giovanni Paolo II nella sua omelia d’inizio del pontificato: «Queste parole ha pronunciato Simone figlio di Giona, nella regione di Cesarea di Filippo. Sì, le ha espresse con la propria lingua, con una profonda, vissuta, sentita convinzione, ma esse non trovano in lui la loro fonte, la loro sorgente: “... perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli” (Mt 16,17). Queste erano parole di Fede. Esse segnano l’inizio della missione di Pietro nella storia della salvezza, nella storia del Popolo di Dio» (Omelia per l’inizio del pontificato, 22/10/1978, n. 1). Proprio su questa fede, che confessa la verità di Gesù - il Cristo, l’unico Messia che salva, il Figlio del Dio vivente, che ha un volto d’uomo tra noi - si edifica la Chiesa, il popolo dei credenti, dei discepoli e amici di Gesù. Per questa fede, non per la sua intelligenza o per la sua coerenza, Simone riceve il nuovo nome di Pietro, e diviene, lui, fragile uomo, che sperimenterà la vergogna di rinnegare il suo Maestro nelle ore della passione, la roccia indefettibile, sulla quale Cristo costruisce la sua Chiesa – perché, amici carissimi, la Chiesa è sua, appartiene al Signore, è sua opera, non è nostra, non è affidata alle nostre povere mani! Che certezza, che sicurezza lieta, che consolazione ascoltare oggi, festa della Cattedra di Pietro, le solenni parole del primato: «E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa» (Mt 16,18). Nonostante tutte le prove e le contraddizioni della storia, nonostante tutti i nostri peccati e le nostre miserie, nonostante la fragilità e l’imperfezione che segnano anche i Papi, uomini limitati e condizionati dalla loro personalità, la Chiesa attraversa il mare dei secoli, e non crolla, perché fondata sulla fede, la fede di Pietro, e il primo servizio del Papa è confessare questa fede di fronte al mondo, custodire questa fede intatta e viva, confermare in questa fede il popolo di Dio. Si comprende così, perché Don Giussani ha sempre educato i suoi figli e i suoi amici, nella guida della grande compagnia che ha visto accadere e crescere sotto i suoi occhi stupiti, a vivere l’esperienza della Chiesa integralmente, nel nesso riconosciuto e amato con i Vescovi e con il Papa, garanzia ultima di verità e di pace. Questa è la forma storica e reale con cui oggi noi viviamo l’avvenimento di Cristo, e l’immanenza cordiale e intelligente alla vita della Chiesa è la strada e la dimora che permette alla nostra vita di crescere nella certezza e nella letizia della fede. Così scrive don Giussani: «Il volto di quell’uomo [Cristo] è oggi l’insieme dei credenti, che ne sono il segno nel mondo, o – come dice san Paolo – ne sono il Corpo, Corpo misterioso, chiamato anche “popolo di Dio” guidato come garanzia da una persona viva, il Vescovo di Roma» (La coscienza religiosa dell’uomo moderno, Jaca Book, Milano 1985, 65). La stessa affezione e lo stesso sguardo non sentimentale, vero alla persona di chi oggi è Pietro – il nostro Papa Francesco – traspaiono dall’ultima lettera che Don Carrón ha scritto a tutta la Fraternità di Comunione e Liberazione: «Salutandomi, mentre era sulla porta della biblioteca privata, mi ha chiesto di continuare a pregare per lui. Come non sentire tutto lo struggimento davanti a una tale richiesta: domandiamo allo Spirito di Cristo risorto di aiutarlo a portare il peso di tutta la Chiesa!». Mi permetto di concludere ascoltando con voi ancora le parole di Don Giussani, tratte da un’intervista dell’estate 1988, dieci anni dopo il passaggio da Paolo VI a Giovanni Paolo II, con il brevissimo pontificato di Giovanni Paolo I – tutti pontefici già santi, o beati, o in cammino verso la canonizzazione! – Rileggendo questo testo, mi ha colpito il finale di questa intervista: «Non genera in lei angoscia vedere che il gregge si riduce, vedere che ormai i cattolici sono minoranza? Il dolore è grande, certo. Ma la certezza che la risposta a tutta la vita umana è Cristo dà tranquillità. Cristo, che vive nel presente, permette di instaurare un rapporto con la gente in cui, senza giudicare nessuno, ti coinvolgi nei rapporti con gli uomini, li coinvolgi nella proposta che ti dà la vita. Gli uomini si legano. Nasce un clima diverso in un ambiente sociale. Le preoccupazioni pastorali di recupero e cose simili finiscono per trattare la Chiesa come la propria organizzazione, quando non partito. Ma la Chiesa è mistero. Ed allora perché esaurirsi in programmi e strategie pastorali (politiche, in realtà)? Dobbiamo soltanto preoccuparci di annunciare Cristo, così da radunare gli uomini in nome di Cristo e con essi affrontare la storia. La grande trama di rapporti che ne nasce, il “successo” o il fallimento umani, sono cura del Padre. S’arrangia Dio. E non tocca a noi giudicare se uno risponde o no alla chiamata di Cristo. Noi dobbiamo esaltare la Santa Chiesa». Invochiamo dallo Spirito di Cristo che in noi, che in voi carissimi amici di Comunione e Liberazione, ci sia questa “ingenua baldanza”, che diventa passione di comunicare la bellezza di ciò che avete incontrato, a tutti, a ogni persona che avvicinate, in ogni ambiente in cui vivete: è il vostro contributo alla grande opera della Chiesa! Amen.

 

+ Mons. Corrado Sanguineti (Vescovo di Pavia) 

 


stampa pagina segnala pagina condividi