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L'omelia del Vescovo Corrado alla S. Messa con le reliquie dei Santi coniugi Martin

Mons. Sanguineti ha presieduto la celebrazione domenica 28 gennaio nella chiesa del Carmine di Pavia


Carissimi fratelli e sorelle, carissime famiglie,

 

È una grazia celebrare insieme l’Eucaristia, alla presenza delle reliquie dei Santi Louis Martin e Zélie Guerin, la prima coppia di sposi canonizzata il 18 ottobre 2015 da Papa Francesco. Sono due sposi, genitori di una grande santa dei nostri tempi: Santa Teresa di Gesù bambino, monaca carmelitana a Lisieux, che ha vissuto una vita di soli ventiquattro anni (1873-1897), ma intensissima sul piano spirituale, profondamente segnata dalla testimonianza dei suoi genitori, soprattutto del papà Louis, essendo morta prematuramente la mamma Zélie, quando Teresa aveva solo quattro anni. Il Vangelo proposto in questa domenica, ci riporta agli inizi dell’attività di Gesù, nella piccola città di Cafàrnao, dove la parola di questo Maestro così singolare e i suoi gesti di liberazione, suscitano stupore e insieme trepidazione, una sorta di timore davanti alla presenza di Dio che si manifesta all’opera. Scrive l’evangelista Marco: «Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi» (Mc 1,22). L’autorità di Cristo proveniva dal suo essere, dalla sua comunione profonda con il Padre, e dava alla sua parola una forza e un fascino che destavano stupore nella gente semplice; era poi una parola efficace, che sapeva liberare l’uomo dal male, dall’oscura presenza del Maligno, come si manifesta nel primo esorcismo realizzato nella sinagoga. Ecco, fratelli e sorelle, anche la testimonianza dei santi, che sono i grandi amici di Gesù, è un avvenimento che desta stupore e attrattiva, e che ci fa percepire il mistero di una Presenza all’opera nella vita di uomini e donne come noi, che per grazia hanno compiuto un cammino, anche drammatico, eppure carico di bellezza e di letizia. Vorrei allora questa sera con voi ripercorrere la testimonianza di Louis e Zélie, una coppia di sposi che hanno tanto da dire anche a noi, a voi genitori, a voi fidanzati, anche se hanno vissuto in tempi diversi dai nostri. La bellezza che s’intravede nella loro esistenza è così reale, è così carica d’attrattiva che parla a tutti e mostra una strada possibile nelle circostanze normali di un’esistenza di sposi e di famiglia. Chi sono Louis Martin e Zélie Guerin? Un uomo e una donna che nella Francia di metà ottocento, nella piccola città di Alençon, si sono lasciati prendere per mano e condurre da Dio, hanno vissuto ogni passo della loro vita, sotto lo sguardo di Dio, nell’educazione costante della loro fede, dentro un’appartenenza semplice e convinta alla Chiesa, alla madre Chiesa. Scriverà di loro Santa Teresina in una lettera del 26 luglio 1897, a pochi mesi dalla sua morte: «Il Buon Dio mi ha dato un padre e una madre più degni del Cielo che della terra». Louis Martin e Zélie Guérin sono stati fidanzati, sposi e genitori secondo il Cuore di Dio, attenti e obbedienti ai segni della Provvidenza, fiduciosi in un disegno buono che tutto abbracciava, anche le prove e le sofferenze della loro vita. Ambedue avrebbero desiderato consacrarsi al Signore, ma accadde l’imprevisto: un giorno Zélie, passando sul ponte Saint Leonard di Alençon, incrociò un giovane uomo la cui nobile fisionomia, l’andatura riservata, l’atteggiamento pieno di dignità, la impressionarono. Nello stesso tempo, una voce interiore le mormorò in segreto: «È quest’uomo che ho preparato per te». Così iniziarono a frequentarsi e dopo soli tre mesi, alla mezzanotte del 13 luglio 1858 si sposarono nella chiesa di Notre Dame in Alençon: per loro il matrimonio era rispondere alla vocazione di un Altro che li chiamava a camminare insieme, verso di Lui, verso la pienezza della vita in Lui. All’inizio, per le disposizioni interiori di entrambi e forse anche per il troppo breve fidanzamento, per dieci mesi orientano il loro matrimonio verso la verginità fisica e ci vuole l’accompagnamento di un prudente confessore per indirizzare entrambi verso il dono di sé e per aprirli alla procreazione. Cominciano a nascere i figli, addirittura nove, e così Zélie scriverà in una lettera del 4 marzo 1877: «Quando abbiamo avuto i nostri figlioli, le nostre idee sono un po’ cambiate: non vivevamo più che per loro, questi erano la nostra felicità e non l’abbiamo mai trovata se non in loro. Insomma, tutto ci riusciva facilissimo, il mondo non ci era di peso». Le parole «tutto ci riusciva facilissimo» vanno ben comprese, perché non alludono alla facilità delle circostanze, che invece furono durissime: solo cinque di questi figli raggiungono l’età adulta. Perché Luigi e Maria conoscono le sofferenze e i lutti delle altre famiglie, soprattutto a quel tempo: la morte, in tenerissima età, di tre figli, tra cui i due maschi; l’improvvisa morte di Maria Elena a neppure sei anni; la grave malattia di Teresa, il tifo di Maria e il carattere difficile di Leonia. Tutto è però accettato e vissuto con una grande fede e con la consapevolezza ogni volta di aver «allevato un figlio per il cielo», nella certezza che ogni circostanza è parte di un disegno buono di Dio. Sentite che cosa scrive Zélie a una cognata reduce da un aborto spontaneo: «Che il buon Dio vi accordi la rassegnazione alla sua santa volontà. Il vostro caro piccolo bambino è presso di Lui; vi vede, vi ama, e voi lo ritroverete un giorno. È una grande consolazione che io ho provato e che provo ancora. Quando ho chiuso gli occhi ai miei cari piccoli bambini e li ho seppelliti, ho provato un grande dolore … Molti mi dicevano: “Sarebbe stato meglio non averli mai avuti”. Non potevo sopportare questo linguaggio. Non trovavo affatto che le pene e le preoccupazioni potessero essere messi sulla bilancia con la felicità eterna dei miei figli. Inoltre, essi non erano perduti per sempre, la vita è corta e piena di miserie, li si troverà lassù» (17 ottobre 1871). L’amore tra Luigi e Zelia consiste proprio nell’aiuto reciproco a scoprire questa positività, e la vita della loro famiglia respira di questa relazione totalizzante con il Signore e con la Santa Vergine. Lavorano entrambi, Louis nel suo laboratorio di orologiaio, Zélie nella sua azienda di merletti, hanno una certa agiatezza, ma non ne fanno sfoggio, anzi vivono una quotidiana pratica di carità, a cui educano le loro cinque figlie rimaste. La imparano, accompagnando mamma o papà di povero in povero. Messa quotidiana, confessione frequente, adorazioni notturne, attività parrocchiali, scrupolosa osservanza del riposo festivo, ma soprattutto una “liturgia domestica” di cui i due genitori sono i veri celebranti, fatta di pie pratiche, ma anche di esami di coscienza sulle ginocchia di mamma e di catechismo imparato in braccio a papà. Zélie muore il 28 agosto 1877, a 45 anni, dopo 19 di matrimonio e con l’ultima nata di appena 4 anni, portata via da un cancro al seno. Louis muore il 29 luglio 1894, dopo un umiliante declino e causa dell’arteriosclerosi e di una progressiva paralisi. Prima ha, comunque, la gioia di donare tutte le cinque figlie al Signore, quattro nel Carmelo di Lisieux e una tra le Visitandine di Caen. Tra queste, Teresa, morta nel 1897 e proclamata santa nel 1925, che ha sempre ha detto di essere «figlia di santi», affermando spesso: «Il Signore mi ha dato due genitori più degni del cielo che della terra». Lei, cui la Chiesa riconosce il merito di aver indicato la “piccola via” per raggiungere la santità, confessa candidamente di averla imparata sulle ginocchia di mamma. «Pensando a papà penso naturalmente al buon Dio» sussurra, mentre alle consorelle confida: «Non avevo che da guardare mio papà per sapere come pregano i santi». Carissimi fratelli e sorelle, guardiamo stasera alla testimonianza dei santi coniugi Martin, riconosciamo l’opera di Cristo in loro, e domandiamo di poterci immedesimare, secondo i tempi e i passi del nostro cammino, nella verità e nella bellezza della loro esperienza di fede: che dal Cielo Louis e Zélie con la loro grande figlia Teresa, benedicano le nostre famiglie e rinnovino in esse la grazia della fedeltà e l’umile decisione di seguire fino in fondo Cristo, sorgente di ogni amore. Amen!

+ Mons. Corrado Sanguineti (Vescovo di Pavia)


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