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L'omelia del Vescovo Corrado per la festa dell'Epifania del Signore

Mons. Sanguineti ha presieduto la celebrazione sabato 6 gennaio nel Duomo di Pavia


Carissimi fratelli e sorelle,
La festa dell’Epifania è festa di luce, perché celebriamo la manifestazione di Dio nell’umiltà e nella povertà di Betlemme: nella fragile figura di Gesù bambino, accanto a Maria, i magi, uomini sapienti, che provenivano dall’oriente e non appartenevano al popolo d’Israele, abituati a leggere le stelle, riconoscono il vero re dei giudei e del mondo, lo adorano e gli offrono i loro doni.
Nella figura di questi saggi pagani, la Chiesa vede il simbolo della chiamata alla fede, rivolta a uomini e donne di ogni nazione, e intravede l’orizzonte universale della sua missione.
Così, le parole tratte dal libro d’Isaia, rivolte a Gerusalemme, come città alla quale accoreranno tutti i popoli negli ultimi tempi, le ascoltiamo come se fossero rivolte a noi, discepoli del Signore, a noi che formiamo il suo popolo, il popolo dei credenti, a noi che proveniamo dalle genti e siamo chiamati, come afferma San Paolo, «in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo» (Ef 3,6).
La festa dell’Epifania è festa di luce, perché annuncia e rivela il mistero della Chiesa, mistero che coinvolge la nostra vita e che vogliamo sempre più riscoprire, perché la nostra fede respira e cresce come relazione vivente con Cristo solo partecipando al mistero e alla vita della Chiesa, la comunità cristiana che cammina nella storia.
Il beato Paolo VI, un grande Papa dei nostri tempi, servo innamorato della Chiesa e che per la Chiesa ha saputo soffrire negli anni difficili del post-concilio, in una sua celebre catechesi dedicata al tema della Chiesa, dava voce al suo cuore con queste espressioni, che non hanno perso nulla della loro forza e della loro attualità: «Dov’è il “Popolo di Dio”, del quale tanto si è parlato, e tuttora si parla, dov’è? Questa entità etnica sui generis, che si distingue e si qualifica per il suo carattere religioso e messianico, sacerdotale e profetico, se volete, che tutto converge verso Cristo, come suo centro focale, e che tutto da Cristo deriva? com’è compaginato? com’è caratterizzato? com’è organizzato? come esercita la sua missione ideale e tonificante nella società, nella quale è immerso? (Cfr. Epistola ad Diognetum, spec. c. 5 et 6; S. Augustini De moribus vitae christianae, 1, 30: PL 32, 1336.1337). Bene sappiamo che il Popolo di Dio ha ora, storicamente, un nome a tutti più familiare; è la Chiesa; la Chiesa amata, fino al sangue, da Cristo (Eph. 5,25), suo mistico corpo (Col. 1,18.24), sua opera in via di costruzione perenne (Cfr. Matth. 16,18); la nostra Chiesa, una, santa, cattolica ed apostolica; ebbene, chi davvero la conosce, la vive? Chi possiede quel sensus ecclesiae, cioè quella coscienza di appartenere ad una società speciale, soprannaturale, che fa corpo vivo con Cristo, suo capo, e che forma appunto con Lui quel totus Christus (Cfr. S. Augustini Serm. 341, 1, 1: PL 39, 1493) quella comunione unitaria in Cristo dell’umanità, che costituisce il grande disegno dell’amore di Dio verso di noi, e da cui dipende la nostra salvezza (Cfr. Lumen gentium, 13)?» (Udienza generale, mercoledì 23/07/1975).
 
Fratelli e sorelle, appartenere alla Chiesa, essere membri vivi di questo corpo, è una grazia, è un dono immenso, perché la Chiesa è questa città di uomini e donne, fragili e peccatori, come tutti, eppure avvolta da una luce che non proviene da sé, ma proviene da Dio, dal Dio vivente, che si è fatto amico e compagno di cammino, nel volto e nella persona di Gesù Cristo, Suo Figlio divenuto uomo per noi: «Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te» (Is 60,1-2).
Noi possiamo alzarci, rialzarci ogni mattina, perché la luce è venuta e viene su di noi, la gloria del Signore, la sua bellezza e la sua potenza d’amore splendono su di noi: questa luce è la Parola dell’eterno Padre fatta carne, questa luce traspare nell’umanità di Gesù e dei suoi testimoni, i santi di ogni tempo, noti e ignoti, che sono i figli più grandi e maturi della madre Chiesa; questa gloria, così diversa dalla gloria del mondo, appare nel volto del crocifisso risorto, nel miracolo di una vita che rinasce e che rifiorisce nel cuore e nella carne di creature che sembravano perdute, inghiottite dalla tenebra del non-senso, dalla nebbia dell’incertezza e dello scetticismo triste e amaro.
La Chiesa esiste per mostrare la luce di una Presenza che continua a destare un’attrattiva, perché possa risplendere davanti ai popoli, davanti alla gente la testimonianza di una vita che, senza Cristo, senza il Vangelo, sarebbe impossibile, inimmaginabile! La Chiesa, nella concretezza umile delle nostre parrocchie e delle varie forme di comunità cristiana, non esiste per se stessa, in funzione di se stessa o delle sue opere: tutto in essa deve essere relativo a Cristo, tutto deve condurre a lui. Non abbiamo altro tesoro da offrire al mondo, ai nostri fratelli uomini, come diceva lo starets Giovanni nel Dialogo dell’anticristo di Vladimir Solov’ev: «Grande sovrano! Quello che abbiamo di più caro nel cristianesimo è Cristo stesso. Lui stesso e tutto ciò che viene da Lui, giacché noi sappiamo che in Lui dimora corporalmente tutta la pienezza della Divinità».
Quanto più la Chiesa si “de-centra” da sé, quanto più mette al centro della propria vita il mistero di Cristo, nell’annuncio della Parola, nella celebrazione e nella preghiera, nell’adorazione e nel silenzio, nella testimonianza della carità e di una comunione vissuta, tanto più risplende, e fa trasparire l’unica Presenza capace di corrispondere all’attesa del cuore, l’attesa che ha messo in cammino i Magi dalle loro terre lontane.
Non è la Chiesa “la luce del mondo”! È Cristo la luce che desideriamo possa risplendere e riflettersi sul volto della Chiesa, sul volto delle nostre comunità, sul volto di ciascuno di noi, secondo le parole bellissime che aprono la costituzione conciliare “Lumen gentium” sulla Chiesa: «Cristo è la luce delle genti: questo santo Concilio, adunato nello Spirito Santo, desidera dunque ardentemente, annunciando il Vangelo ad ogni creatura (cfr. Mc 16,15), illuminare tutti gli uomini con la luce del Cristo che risplende sul volto della Chiesa» (n. 1).
 
Fratelli e sorelle, i magi sono stati condotti da una stella a Betlemme, insieme alla parola della Scrittura, che è stata loro riferita dagli scribi e dai sacerdoti di Gerusalemme: la luce di quella stella li ha accompagnati nel cammino, fino a sostare sul luogo «dove si trovava il bambino» (Mt 2,9), e in quella luce hanno potuto riconoscere in un bimbo all’apparenza come tutti, il Signore del creato.
Matteo nota: «Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima» (Mt 2,10).
La Chiesa, che custodisce e annuncia la Parola di Dio, è chiamata a essere la stella che conduce a Cristo e che fa scoprire in lui l’atteso delle genti: tutte le volte che siamo raggiunti anche noi dallo splendore di questa luce, tutte le volte che siamo toccati interiormente dalla luce della stella, da questa scia di luce che, in mezzo a tante ombre e imperfezioni, continua a diffondersi nel mondo attraverso la testimonianza della Chiesa e dei suoi figli, anche noi proviamo una grande gioia. È la gioia della fede, è la gioia di non essere più soli nell’oscurità della vita.
Che il Signore ci conceda di attingere a piene mani questa gioia profonda e di essere testimoni di questa luce che è in noi, che brilla in noi, che risplende sul nostro volto, ma che non viene da noi: si rinnovi così anche oggi il grande dono dell’Epifania, della manifestazione del Signore nella nostra carne e nella nostra storia! Amen.



+ Mons. Corrado Sanguineti (Vescovo di Pavia)

 


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