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L'intervento del Vescovo Corrado davanti ai rappresentanti cattolici del mondo politico e sociale di Pavia

Mons. Sanguineti ha parlato al Sacro Cuore in occasione dell'incontro della Scuola di Cittadinanza


Carissimi amici,

Vi ringrazio di aver accolto il mio invito a vivere questo momento di preghiera, nel quale come Vescovo, ho desiderato incontrare i cristiani laici che sono impegnati nell’ambito politico e amministrativo, o che appartengono ad associazioni attive nel campo sociale. Vi saluto cordialmente e ringrazio i responsabili del Servizio per la pastorale sociale e del lavoro, per aver organizzato questa serata, ringrazio i fratelli e le sorelle delle comunità del Cammino neocatecumenale che si sono resi disponibili a guidare e ad animare la preghiera dei vespri. Il senso di questo incontro è innanzitutto far sentire ai voi, uomini e donne che, come credenti, v’impegnate direttamente a livello politico e sociale, nella nostra città e nella nostra diocesi, la vicinanza e la stima della Chiesa: sappiamo che oggi non è facile vivere questo impegno, assumere responsabilità in questo campo, sappiamo che pesa un pregiudizio negativo, spesso generalizzante, sul mondo della politica, nazionale e locale, sappiamo che, purtroppo, non sono mancate contro-testimonianze, anche da parte di credenti, in questo settore così rilevante. Tuttavia, siamo convinti, che la politica, quando è ben realizzata, sia un’alta «forma di carità», come più volte ricordato nel magistero dei papi, e che rappresenta uno dei campi specifici della vita e dell’azione dei laici cristiani, chiamati a vivere e a testimoniare la novità della fede negli ambienti normali della società, come la famiglia, il lavoro, la scuola e l’università, la ricerca e la scienza, l’attività sociale, amministrativa e politica. È un tema che ritorna nell’insegnamento di Papa Francesco, che chiede ai cattolici, anche in Italia, di non aver paura a “sporcarsi le mani” con la realtà politica, a essere presenti, con il proprio volto, sapendo costruire legami e dialogo con altri soggetti, per il servizio al bene comune, per la promozione della dignità dell’uomo, per la difesa dei diritti e dei beni essenziali delle persone e delle varie e libere forme di aggregazione sociale. Permettete, carissimi amici, che vi rimandi a un recente testo di grande intensità e respiro di Papa Francesco: un messaggio rivolto ai cattolici impegnati in questo ambito, nel continente latinoamericano, in occasione di un recente convegno organizzato dal CELAM. Tuttavia contiene riflessioni e indicazioni valide anche per noi, qui in Italia. In particolare il Papa richiama il profilo alto e nobile dell’attività politica, come servizio al bene comune: «La politica è prima di tutto servizio; non è serva di ambizioni individuali, di prepotenza di fazioni e di centri d’interessi. Come servizio, non è neppure padrona, pretendendo di regolare tutte le dimensioni della vita delle persone e ricadendo addirittura in forme di autocrazia e totalitarismo. (…) Il punto di riferimento fondamentale di questo servizio, che richiede costanza, impegno e intelligenza, è il bene comune, senza il quale i diritti e le più nobili aspirazioni delle persone, delle famiglie e dei gruppi intermedi in generale, non potrebbero realizzarsi pienamente, perché mancherebbe lo spazio ordinato e civile in cui vivere e operare. (…) È chiaro che non bisogna contrapporre il servizio al potere — nessuno vuole un potere impotente! — ma il potere deve essere ordinato al servizio per non degenerare. Ossia, ogni potere non ordinato al servizio degenera. (…) Al tempo stesso, sono anche certo che tutti sentiamo il bisogno di riabilitare la dignità della politica» (Video messaggio ai partecipanti al convegno organizzato da CAL-CELAM: “L’incontro dei laici cattolici che si assumono responsabilità politiche al servizio dei popoli dell’America latina”, Bogotà 1-3 dicembre 2017). Stiamo celebrando la preghiera dei vespri, e abbiamo ascoltato il passo evangelico proposto dalla liturgia di oggi, e che contiene il cantico di Maria, il Magnificat, cantato ogni sera proprio nella preghiera dei vespri. Ebbene, questo intenso testo di lode, consegnato dall’evangelista Luca, ha un messaggio per noi stasera, anche per voi, carissimi fedeli laici, che cercate di vivere la vostra azione sociale, amministrativa e politica nella luce del Vangelo, sostenuti e illuminati dalla fede in Cristo, Figlio di Dio e Figlio dell’uomo. Infatti, la prima parte del cantico si riferisce all’esperienza personale che Maria contempla, con gioia e stupore. La vergine madre porta in grembo il Messia atteso da Israele, concepito per la potenza dello Spirito, celebra l’opera gratuita e sorprendente del Signore che sta accadendo nella sua vita, e riconosce l’eccezionalità dell’evento che l’ha coinvolta e la colloca in una luce unica,: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome …» (Lc 1,46-49). Poi, però, immediatamente, evoca l’azione potente di Dio nella storia del suo popolo, ed è un’azione che capovolge i criteri di potenza del mondo, che abbatte i superbi e i “signori” di turno, e innalza i deboli e gli umili, che ricolma di beni gli affamati e i poveri, e rimanda a mani vuote i ricchi, che si sono impossessati di beni, sfruttando gli ultimi. Potremmo dire, carissimi amici, che la preghiera di Maria esprime uno sguardo ampio che non si limita alla sua esperienza personale, ma legge il proprio vissuto nell’orizzonte del suo popolo, e, in certo modo, il Magnificat acquista una carica profetica, diventa provocazione per noi ad assecondare l’azione di Dio, anche dentro le dinamiche storiche, sociali, perfino politiche. Non nel senso di un’interpretazione sociologica e marxista di questo testo biblico, ma nel senso che lo stile di Dio e del suo agire diventa suggerimento e indicazione per la Chiesa, per i fedeli laici che accettano di compromettersi con la storia e assumono responsabilità pubbliche. Il Dio cantato dalla vergine è il Dio che si manifesta nel mistero del Natale, dove contempliamo il Figlio dell’eterno Padre nella fragilità di un bimbo, che nasce nella povertà e nella marginalità, a Betlemme, in Giudea, autentica periferia del grande impero romano di Cesare Augusto. Un Dio che “esce” dalla sua gloria e “abita” tra noi, uomo con gli uomini, un Dio che ha a cuore il cammino e il destino di ciascuno di noi, e che mostra il valore immenso, ai suoi occhi, della persona umana, nella sua singolarità, nella sua identità, unica e irripetibile, come amava dire San Giovanni Paolo II. Ecco, fratelli e sorelle, qui troviamo già un’indicazione chiara per essere presenti, negli ambiti della vita sociale e politica, capaci di servire, fino in fondo, il bene comune, che è il bene delle persone e delle forme sociali, tessuto vitale e concreto dell’esistenza di ogni uomo e di ogni donna, iniziando dalla famiglia, cellula fondamentale di ogni convivenza umana. Ancora Papa Francesco, nell’intervento già citato, offre una sintesi efficace di ciò che dovremmo avere a cuore, come credenti impegnati, e si tratta di aspetti essenziali del vivere, sui quali i cattolici italiani in politica dovrebbero imparare a convergere, anche se operano in schieramenti e partiti differenti: «Quanto abbiamo bisogno oggi in America Latina [ma anche in Italia] di una “buona e nobile politica” e dei suoi protagonisti! Non dobbiamo forse affrontare problemi e sfide molto grandi? In primo luogo la custodia del dono della vita in tutte le sue fasi e manifestazioni. (…) Non si può trascurare un’educazione integrale, che comincia nella famiglia … Occorre rafforzare il tessuto familiare e sociale. Una cultura d’incontro — e non di costanti antagonismi — deve rafforzare i vincoli fondamentali di umanità e di sociabilità e gettare solide fondamenta per un’amicizia sociale che si lasci alle spalle le tenaglie dell’individualismo e della massificazione, della polarizzazione e della manipolazione. Dobbiamo incamminarci verso democrazie mature, partecipative, senza le piaghe della corruzione o delle colonizzazioni ideologiche, o le pretese autocratiche e le demagogie a buon mercato. Prendiamoci cura della nostra casa comune e dei suoi abitanti più vulnerabili, evitando ogni tipo d’indifferenza suicida e di sfruttamento selvaggio». Che la Vergine del "Magnificat" ci sostenga e ci rianimi in questo impegno di testimonianza: è un modo prezioso per realizzare le vie del convegno di Firenze, per una Chiesa che, a Pavia e nella nostra terra, sappia uscire da sé e abitare lo spazio dell’umano, soprattutto attraverso fedeli laici, radicati nella fede e appassionati nel servire gli uomini e le donne del nostro tempo. Amen!

+ Mons. Corrado Sanguineti (Vescovo di Pavia)


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