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Partito Democratico: anche a Pavia la "ribellione dei giovani"

"L'attuale classe dirigente è incapace di ascoltare il Paese"


Il clima è di quelli tosti. Le correnti saltano e non ci sono più bersaniani contro renziani o ex comunisti ed ex democristiani. La questione sembra davvero un fatto generazionale. Giovani under 40 esasperati da una dirigenza che non li rappresenta e che non li ascolta. “L’idea di occupare simbolicamente la sede del Pd - spiega Elena Maria Madama, coordinatrice dei giovani del Partito Democratico e pro Renzi alle primarie - è partita dai Giovani Democratici di diverse province italiane: Varese, Brescia, Prato, Napoli. A Pavia è stata un’iniziativa condivisa con alcuni membri del partito locale. Noi non abbiamo condiviso le modalità e le scelte compiute dai nostri dirigenti nazionali Pd. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il tradimento di 101 “cosiddetti” grandi elettori nei confronti della candidatura di Romano Prodi, padre fondatore del Pd. Noi chiediamo un partito credibile, che non compia inciuci e che dia risposte chiare sulle scelte fatte. Ad oggi i 101 non si sa chi siano e perché hanno votato prima per Prodi e poi contro. Allo stesso modo non si sa perché e con che obiettivo è stata sostenuta la candidatura di Napolitano, che completerà il mandato a 95 anni.”
Fabio Castagna, capogruppo in consiglio comunale del Pd e bersaniano, commenta così: “Credo che il Pd non debba acconsentire a larghe intese di Palazzo ma che debba mettere in campo larghe intese con la gente soprattutto con quel 50% che ha votato Grillo oppure non ha votato. Napolitano dovrebbe sanare la frattura tra Palazzo e moltissimi italiani incaricando Rodotà di formare un nuovo Governo. Nel Pd l’unico punto di riferimento è Pippo Civati che con coerenza ha sposato la linea del no alle larghe intese di Palazzo. Oggi mi riconosco nella candidatura alla segreteria di Pippo Civati.”
Riccardo Montagna, iscritto al Pd e membro del direttivo dei Giovani Democratici, scrive sul gruppo Facebook Pd Pavia: “Credo che il momento difficile che sta attradersando il PD si possa sintetizzare nella frase di Stefano Fassina di domenica che diceva più o meno così: “Noi che siamo la classe dirigente dobbiamo dirigere.. se seguissimo gli umori della piazza saremmo classe seguente.” Ecco, un’altra frase del genere e davvero prendo i fucili di mio padre e scendo a Roma! Comunque questo non è il momento in cui dobbiamo mollare, ma, mai come adesso, è il momento di dimostrare che il Partito Democratico siamo noi.. noi che cerchiamo sempre di fare politica con trasparenza e onestà! Il Partito Democratico dobbiamo riprendercelo!”
Rincara la dose Davide Ottini, consigliere comunale e bersaniano alle ultime primarie: Le considerazioni che faccio sono ovviamente negative su quanto consumatosi a livello parlamentare, dove si è verificato il netto scollamento tra le scelte di una dirigenza che sembra sempre più rappresentare sè stessa ed una base che invocava il nome di Rodotà ed il rifiuto di qualunque ipotesi preludesse ad un governo di larghe intese. D’innanzi a questa debacle il risultato è quello di un partito che si è liquefatto, disintegrato da una guerra tra bande contrapposte ed animate solo da interessi di parte e legati agli appetiti politici personali dei vari capicorrente. Il futuro non può che passare da un azzeramento di una intera classe dirigente che da troppi anni regge malamente le sorti della sinistra italiana, lasciando spazio ad una generazione di 30-40 enni che abbia il coraggio di guidare il partito (o i partiti?) del perimetro del centrosinistra verso un reale cambiamento: nel modo di fare politica ed ovviamente nella sostanza delle scelte."

E.B.

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