• diminuisci dimensione carattere
  • diminuisci dimensione carattere
  • aumenta dimensione carattere
  • dimensione carattere
 In evidenza » Oggi devo fermarmi a casa tua » Diario di viaggio » IV tappa 

IV tappa   versione testuale

8 marzo 2009

Oggi è stata una bellissima giornata di cielo terso e di sole ormai primaverile.
Tutto il contesto assume un'aria diversa, si veste della nuova stagione che sta per arrivare e anche noi, alla vista di una così splendida luce che ci accompagna fin dalla nostra partenza, siamo più allegri e desiderosi di procedere lungo il nostro cammino.
Nel primo pomeriggio abbiamo anche scattato anche alcune fotografie nel giardino del collegio che ci ritraggono desiderosi di questi primi timidi accenni di primavera. Siamo proprio un bel gruppo e tra noi si stanno costruendo rapporti solidi e sinceri di amicizia e collaborazione. Credo che questo sia il primo grande dono del nostro corso: persone diverse, alcune mai conosciute che si sentono subito strette da un desiderio di incontrarsi, di conoscersi a fondo, di testimoniare così tra loro quel senso di appartenenza ad una grande famiglia dove nessuno è escluso e ciascuno è chiamato a svolgere il suo piccolo ma prezioso ruolo. Insomma: "Tutti per uno e uno per tutti*. E' bellissimo sentire questo calore umano attorno che ti sostiene e che ti fa crescere insieme agli altri di volta in volta, in modo sempre più forte perché è così che si consolida la nostra unione e il nostro spirito di condivisione e accoglienza reciproca.

Oggi abbiamo esaminato le due schede riguardanti il cieco nato e la resurrezione di Lazzaro del vangelo secondo Giovanni. Si è svolta anche la seconda prova pratica dei gruppi di ascolto. Ma vorrei solo fare alcune brevi riflessioni sul passo riguardante il cieco nato. Mi hanno colpito alcune osservazioni che, come sempre, vorrei trasmettervi.
Naturalmente è sottinteso che si giunge a queste scoperte interiori dopo un esame attento e accurato del testo in ogni sua caratteristica, seguendo minuziosamente i vari passaggi che ormai ben conoscete.

Il cieco nato: "... non so se quest'uomo sia Dio, io so una cosa... ero cieco e ora ci vedo... proprio questo è strano... voi non sapete da dove viene quest'uomo, ma egli mi ha guarito".
Chi è quest'uomo che calma le tempeste, che perdona i peccati, che stravolge tutte le regole religiose e civili, che va a mangiare con i peccatori, che fa vedere i ciechi, che fa camminare gli storpi, che rende più umano chi sta con Lui ? E' questa la domanda decisiva, quella che ha valore. E' una domanda a cui non puoi dare risposta se non tenti di coinvolgerti, se non rischi. Cristo lo hanno capito e lo capiscono solo coloro che lo seguono con il cuore, coinvolgendosi, non ascoltandolo in modo passivo, magari da critici o da spettatori.
Capita anche a noi oggi di non riconoscere Cristo in mezzo al nostro prossimo. Cristo è in mezzo a noi sempre. In Cristo e nella Chiesa c'è la parola fatta carne. "La Chiesa è la carne della parola". Spesso però noi siamo ciechi.
Gesù invece è un Dio che vede sempre, che sa riconoscere. L'uomo diventa qualcuno di fronte allo sguardo d'amore di DIO. Gesù si accorge lungo la strada del cieco mentre i suoi discepoli (che saremmo noi peccatori) passano indifferenti. Ancora una volta di fronte alla totale inadeguatezza e povertà dell' uomo che non sa nemmeno invocare la sua guarigione, Gesù agisce, provoca l'evento.

Ho trovato bellissimo il tentativo in questo brano di spiegare se pur timidamente il senso del male nella nostra vita. Questo uomo è nato cieco: "chi ha peccato, lui o i suoi genitori?* Noi diremmo oggi: che cosa ho fatto di male per meritarmi questo? E' una domanda istintiva, espressione umana della nostra precarietà. Gesù qui ci offre un modo nuovo di pensare Dio perché ci fa scoprire che il dolore non è tanto, forse, una situazione chiusa di cui cercare i responsabili, ma aperta, da cui Dio sa trarre un fine buono. Gesù quindi mette in evidenza il fine, lo scopo. E' accaduto perché in lui si manifestino le opere di Dio. Risponde sulla causa.

Noi siamo come il cieco; saremmo come lui se fossimo senza Gesù, ma come il cieco desideriamo Dio obbedienti (andò, si lavo, tornò) perché la Grazia di Dio è un dono gratuito ma esige la collaborazione dell' uomo. E' necessario il nostro passo di obbedienza, di accoglienza, di apertura. Al termine della lettura il cieco per certi aspetti sociali è più povero (viene espulso dalla sinagoga) ma ricco interiormente. Bisogna sapere accettare la croce che Dio ci dà nella nostra vita per giungere a Lui.

Trovo importante soffermarmi ancora sul tema della sofferenza (in questo caso la cecità). La sofferenza è lo scandalo supremo e di fronte ad essa reagiamo cercando (invano) di eliminarla dal nostro orizzonte. Ma Gesù ci dice ora quello che molti altri hanno sperimentato e cioè che la sofferenza (oserei dire: forse nulla più della sofferenza) può avere il potere di renderci migliori, più attenti al dolore degli altri; di scoprirci capaci di amare e di sentirci amati. Chi vive situazioni del genere fa spesso esperienza di una fraternità che mai, prima, avrebbe immaginato possibile. Ecco "a che cosa serve" una vita come quella di un "cieco" o di chiunque altro stia soffrendo in silenzio. Una vita lontana anni luce dai criteri di felicità e benessere del nostro tempo: eppure capace di produrre una catena di amore che chissà quando cesserà di dare frutti.

Pinuccia Foglia

stampa pagina segnala pagina condividi Facebook  Twitter  Technorati  Delicious  Yahoo Bookmark  Google Bookmark  Microsoft Live  Ok Notizie