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Ruolo dell'animatore   versione testuale

La riuscita del CdA dipende da come l'animatore sa gestire il gruppo.
L'animatore non deve esagerare né deve sottovalutare il proprio compito.
Studi fatti sui centri di ascolto hanno prodotto libri.
Per chiarire il ruolo dell'animatore c'è un metodo da seguire.
Noi seguiamo il metodo del Card. Martini, secondo il quale nel CdA si ricerca insieme.
Ci si appoggia su due pilastri: la Lectio divina e la dinamica di gruppo.
L'animatore non è un maestro, è un fratello tra gli altri, ma con un compito preciso.
L'animatore non è un insegnante, ma neppure uno qualunque dei fratelli. Deve capire come circolano le idee dei fratelli e gestire la comunicazione all'interno del CdA.
La lectio divina ci insegna come interpretare il testo.
La dinamica di gruppo serve per la comunicazione, per dialogare all'interno del gruppo.
Ruolo dei partecipanti
Ospitanti - Sono i padroni di casa che aprono le porte del loro appartamento. La casa è come una piccola Betania.
Chi apre le porte della propria casa ha il compito di preparare le sedie disposte in circolo, accendere le luci fuori casa dove ci saranno cartelli indicatori dell'incontro molto semplici. Possono essere preparati da adolescenti da coinvolgere nella preparazione.
Sul tavolo una bibbia aperta con un cero.
I padroni di casa svolgono accoglienza agli intervenuti.
Niente offerte di dolci, solo sorriso nell'ospitare.
Visitatori - Sono coloro che passano nelle case per invitare. Possono essere i responsabili dei caseggiati; il compito può essere affidato ad anziani i quali non si esprimeranno con spirito da crociata, ma semplicemente presenteranno che c'è una bella iniziativa.
I partecipanti - Sono gli invitati al CdA, tutti coloro che hanno accolto l'invito senza distinzione di età, di centri di interesse, di cultura. Si costituisce in qualche modo come gruppo di famiglia allargata. Le diversità tra i fratelli diventano ricchezze, le sensibilità diverse sono stimolo alla riflessione. Meglio dunque un CdA con fisionomie molteplici.
Con gli altri c'è la sinfonia. Si raggiunge l'armonia quando tutti partecipano.
Nei CdA non si deve discutere sulle verità, ciascuno mette in luce una intuizione esponendo il proprio pensiero, che non va ritrattato, se non quando è manifestamente contrario alla nostra fede.
A nessuno è consentito dire: si deve fare, bisogna.... Meglio: a me pare che sia giusto fare così.
I partecipanti intervengono quando l'animatore dona la parola.
Gli interventi devono essere brevi, devono durare circa due minuti e devono essere concreti.
Occorre evitare l'astrazione.
L'animatore ha un ruolo preciso: dirige la serata ed ha il compito di animare, ma non come il catechista. Egli, dopo la proclamazione del passo biblico, invita a collaborare per esempio con domande: dove ci troviamo? Quali sono i passaggi? stimola, non assume il ruolo di insegnante.
Ad esempio con l'episodio di Cana può fare la domanda: qual è la parola chiave?
Nel fare la breve introduzione può avere con sé degli appunti non per insegnare, ma per fare emergere degli argomenti di stimolo alla riflessione; può evidenziare il significato del segno dell'acqua trasformata in vino.
Per introdurre al momento dell'interpretazione può domandare: cosa dice a ciascuno di noi. Lo fa con scioltezza e con brio per rendere desto l'interesse. Non dice mai bravo ad uno che ha fatto una riflessione che a lui appare particolarmente significativa. L'animatore ideale è persona saggia ed equilibrata, non è il dotto che sa tutto, il superpreparato, ma la persona rispettosa. Ci può essere una persona che fa da spalla, che sostiene l'animatore, ma non deve essere troppo qualificato, in quanto condizionerebbe con la propria presenza.
E' bene l'animatore non sia un sacerdote; la suora potrebbe essere in quanto, rispetto ai sacerdoti, crea meno distanza tra sé ed i partecipanti. Il professore di università deve adoperarsi per mettersi alla pari, non imporsi dicendo l'ultima parola.
Importante mettersi allo stesso piano dei partecipanti famigliarizzando, chiamandosi per nome come in una famiglia allargata.
L'animatore deve far sentire il suo ruolo ma in modo neutrale, lasciando che ciascuno esprima quello che si sente di comunicare. Con la sua liedership deve donare sicurezza al gruppo, sollecita approfondimenti, invita a proseguire su un argomento particolarmente vivo, pone domande che conducono sul binario giusto della condivisione senza fare interventi lunghi. Se occorre riprendere basta con intelligenza sciogliere o bloccare interventi devianti per non giungere a lotte che toccano l'orgoglio. Non bisogna mai far pesare le proprie opinioni. Le deviazioni o le considerazioni che si valutano controproducenti vanno bloccate in un clima di serenità, non creare dipendenza intervenendo troppo e non lasciare insicurezza intervenendo poco.
Chiedere pareri se abbiamo sbagliato in qualcosa in tutta umiltà e non mostrarsi permalosi se ci dicono che dobbiamo migliorare. Chiedere il parere, accogliere tutti i suggerimenti validi e lasciar cadere con modi non sgarbati le opinioni sbagliate.
Con considerazioni che sollecitano la riflessione possiamo stimolare dicendo: questo pensiero merita di essere approfondito.
Per interrompere invece discorsi devianti possiamo dolcemente interrompere chiedendo se qualcuno ha altro da dire. E' importante conservare autorevolezza per far interagire, ma non va bene mettersi al centro dell'attenzione riconducendo sempre a se stesso quasi che ad ogni intervento dovesse l'animatore riprendere il filo del discorso in un rimando continuo dal fratello all'animatore ( in questo caso in un grafico si vedrebbero partire raggi sempre solo dall'animatore verso i singoli fratelli intervenuti). Al centro sta la Parola. L'animatore deve far rimbalzare la parola che da un fratello va all'altro fratello e all'altro ancora ( in un grafico in cui appaiono circolarmente le varie unità si vedrebbe un reticolo che congiunge con raggi i vari fratelli e solo saltuariamente rimbalzerebbe sull'animatore.
L'animatore non deve sentirsi parte in causa qualora sentisse critiche alla chiesa o al magistero.
Non deve apparire offeso e non deve reagire con rimproveri, deve solo avere in se sofferenza se emergono critiche. Se sono offese rivolte a noi, mai reagire con violenza, ma ringraziare per l'opportunità data per una nostra correzione. Non lasciarsi coinvolgere emotivamente. Se qualcuno ha da svuotare dei malumori che ha dentro lasciamo che esprima tutto quello che lo spinge a parlare. Sapersi decentrare. Assumiamo un animus oblativo nel vero spirito di servizio a Dio e al gruppo senza ricercare applausi o consensi. Non ambire all'ammirazione degli altri. Dio vede nei cuori e se siamo sinceri diffondiamo la parola di Dio, senza fare da maestro, senza far crociate, in umiltà, escludendo anche la possibilità di condurre tutti a conclusioni che vogliamo noi. Non costruiamo bugie. Non aspettiamoci ricompense. Accettiamo il gruppo così come è e valorizziamo tutte le sue potenzialità. Non pretendiamo di raggiungere alti risultati secondo i propri schemi mentali.
Non pretendiamo grandi cose.
Quando uno ha sete non deve prosciugare una sorgente, ma beve quanto gli basta per dissetare la propria sete. Alla persona semplice può bastare cogliere un solo pensiero.
Non pretendiamo che le cose vadano come riteniamo noi.
Non spaventiamoci per i silenzi, anch'essi possono essere momenti di riflessione.
Non lasciamoci condizionare dalle nostre impressioni.
Il metodo è semplice, le dinamiche di gruppo più complesse. Non possiamo capire tutto. Col tempo esercitandoci, comprenderemo di volta in volta tante cose per fare sempre meglio.
La prima sera dei nostri incontri si presenta il metodo, si distribuisce il materiale e si spiega.
Ricordarsi di fare sempre interventi brevi di non di più di tre-quattro minuti.

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