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La dinamica di gruppo   versione testuale

Nelle Costituzioni del XX Sinodo della Chiesa pavese al n.35 leggiamo:”Nella consapevolezza che l’evangelizzazione è la missione primaria della Chiesa, ci sentiamo chiamati, in fedeltà alla Tradizione apostolica e in obbedienza al mandato del Signore (cfr. Mt 28, 18-20), a portare agli uomini la Parola di vita che ci è stata affidata, favorendo ogni iniziativa volta a far sì che Dio sia “tutto in tutti” (1Cor. 15, 28). Siamo pure convinti che l’evangelizzazione è “realtà ricca, complessa e dinamica”.
In questa linea di azione si inseriscono i Gruppi di Ascolto della Parola (GdA) sui quali continuiamo a concentrare la nostra attenzione per capirne meglio il valore e le opportunità di Annuncio.
Per ottenere una vita di gruppo vivace e di verifica, in funzione evangelizzatrice, vi sono poi alcune condizioni tecniche da rispettare.
La prima riguarda il numero dei partecipanti. Si richiede che sia limitato affinché l’animatore abbia il compito facilitato e l’ideale si aggira attorno alle dieci persone. Infatti se gli intervenuti sono troppo pochi si rischia una povertà di scambi, se invece il numero dei presenti è eccessivo si può avere un eccesso di relazioni che penalizza le persone più in difficoltà.
Un’altra condizione molto importante è il tipo di scambi esperienziali che vengono effettuati: devono mirare non tanto a un accrescimento puramente culturale o nozionistico ma favorire un confronto tra il dato di fede e la vita della persona. Il rendere poi le interazioni così significative è possibile là dove, a livello di rapporti umani, c’è una certa sintonia, se no una persona non si espone. E’ ovvio. Infatti, non è una cosa da poco mettere in gioco le proprie convinzioni, le abitudini, le scelte.
Nel gruppo inoltre c’è tutta una serie di bisogni che la persona esprime e che vorrebbe vedere soddisfatti. Quando però questi prevalgono, la comunicazione rischia di essere poco autentica, quindi occorre fare i conti con essi e tenerli sotto controllo.
Un primo bisogno che una persona manifesta, quando entra in un gruppo, è quello di approvazione: essere riconosciuta e accettata da chi le sta di fronte, da chi la circonda. Può comportare il rischio di esprimersi secondo quanto gli altri si vogliono sentir dire e non ciò che si sente o si crede profondamente.
Può emergere poi la necessità di avere delle certezze. Quando non ho in me questa consapevolezza facilmente la ricerco a livello di gruppo. In alcuni casi potrebbe funzionare, come passo parziale, ma se è sempre così risulta alla lunga dannoso.
Un altro bisogno è dato dalla richiesta di solidarietà, di simpatizzare coi membri del gruppo. E’ molto importante e va rispettata, ma tenuta nei giusti confini perché se una persona evidenzia di sé cose parziali, serve a poco che ci sia un clima di simpatia e accordo comune.
Invece uno dei punti di forza è l’autenticità e quindi è necessario saper gestire anche le possibili tensioni che caratterizzano la vita di ciascuno e del gruppo. Non deve far problema perché i confronti anche animati segnalano proprio che il gruppo è vivo.

Don Edoardo Peviani

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