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La Lectio Divina popolare   versione testuale

Cerchiamo anzitutto di ribadire che cos’è la “lectio divina” bussando alla porta di un autentico maestro come il Cardinale Carlo Maria Martini che così la definisce: “la lectio divina è l’esercizio ordinato dell’ascolto personale della Parola”.
Esercizio: è quindi qualcosa di attivo. Nella nostra esperienza religiosa ci sono esperienze condotte da altri o per abitudine. La lectio è un momento in cui uno si mette, si decide, cammina.
Ordinato: con una dinamica interna, semplicissima e che noi spesso dimentichiamo. Di conseguenza troviamo la Scrittura arida e concludiamo che non ci serve per pregare.
Dell’ascolto: è un ricevere la Parola come dono. Le caratteristiche sono quelle di Maria che, dopo aver ascoltato, obbedisce e dice: “Si faccia di me secondo la Tua Parola”. Nella Scrittura non dobbiamo cercare qualcosa da dire agli altri o che ci interessi: dobbiamo lasciare che ci parli Dio.
Personale: non è l’ascolto di una predica, di una parola detta in chiesa. E’ il momento personale dell’ascolto che fa da corrispondente a quello comunitario. Senza l’ascolto comunitario la lectio diventa individualismo; senza la lectio l’ascolto comunitario cade nel genericismo.
Della Parola: è Dio che parla, Cristo che parla, lo Spirito che parla. E’ sempre ascolto con la maiuscola: della Parola che ha fatto il mondo, lo sostiene, lo guida e lo regge.
Nella proposta dei padri missionari di Rho si parla di “lectio divina popolare”. Si esprime il desiderio che essa sia praticata da larghi strati di popolazione e proprio per questo accostabile anche da coloro che non figurano tra i fedeli più impegnati.
A coloro che ritengono i semplici fedeli incapaci di leggere con frutto la Sacra Scrittura, San Gregorio Magno risponde: “Le domande rivolte alla Sacra Scrittura mentre si legge, ricevono delle risposte proporzionate alla maturità del lettore”.
E’ però fuori di dubbio che l’esercizio proposto richiede una certa familiarità col dato biblico. Familiarità che, purtroppo, non è di tanti fedeli, e quindi male si concilia con la pretesa di fare della lectio un esercizio popolare immediato. Paradossalmente quindi la lectio trova proprio il suo ostacolo maggiore nella difficoltà di approccio della grande maggioranza dei credenti. Il problema si può aggirare se l’iniziazione viene fatta con l’aiuto di qualcuno e se si propone un metodo che non richieda grande preparazione, ma solamente una lettura attenta e capacità di riflessione. Doti queste che sono alla portata di molti.
L’evangelizzazione suppone ovviamente una comunicazione: l’aprirsi del dialogo tra due o più persone. Però facciamo tutti l’esperienza di quanto sia difficile dialogare, comunicare.
Ci viene ancora in soccorso il cardinal Martini nella lettera pastorale Effatà, Milano 1990: “Anche la comunicazione della fede, che pure è un compito primario della comunità cristiana, appare spesso titubante e incerta. I genitori fanno fatica a comunicare la loro fede ai figli, specialmente dopo una certa età, i credenti sono imbarazzati a parlare di fede ai non credenti. E’ questo uno dei problemi più drammatici della nostra cultura occidentale, che sembra essere entrata in un “mutismo di fede” che rasenta la paralisi”.
Ecco in proposito la testimonianza di Sandra e Maurizio da Leggiuno: “Cinque anni di esperienza nei Gruppi di Ascolto della Parola lasciano nel nostro animo sentimenti contrastanti: soddisfazione e rammarico, gioia e fatica. Gioia perché con questi incontri nelle case abbiamo raggiunto un numero di persone neppure lontanamente confrontabile con lo sparuto drappello della catechesi in parrocchia. Rammarico perché non siamo riusciti a coinvolgerne di più nonostante il fatto che chi ha iniziato questa esperienza è restato fedele nel tempo e soddisfatto".

Don Edoardo Peviani

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