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I gruppi di ascolto   versione testuale

Mons. Vescovo scrivendo a tutti i sacerdoti e religiosi in occasione della festa di S.Siro così si esprimeva a proposito della missione popolare diocesana:”Siamo ancora ai primi passi, ma è determinante già da ora l’attenzione di tutti i diocesani. La sensibilità al cammino di proposta della Missione dipende dalla disponibilità di molti a far correre la voce tra i fedeli, che sono i primi collaboratori della missione, così che vi sia entusiasmo e partecipazione”.
E’ proprio lo scopo di questo piccolo spazio che il gruppo di segreteria si ritaglia con ritmo settimanale su “Il Ticino”.
Per qualche tempo dunque porteremo la nostra attenzione sui “Gruppi d’Ascolto della Parola” (GdA) che saranno vero punto nevralgico per una capillare e nuova evangelizzazione.
Tali gruppi sono strumento per un progetto pastorale che confida nel sapiente uso della Scrittura per una maturazione del popolo di Dio nella specifica obbedienza al Concilio Vaticano il quale affermava: “è necessario che i fedeli abbiano largo accesso alla Scrittura”. (Dei Verbum, n. 22).
Grazie ai GdA, i praticanti raccolgono l’ammonimento di San Gregorio Magno: “Impara a conoscere il cuore di Dio nelle parole di Dio”. I lontani invece si vedono annunciare le Scritture come invito alla conversione, al ritorno a Dio. “Il Padre nostro ci ha inviato delle lettere, ci ha fatto pervenire le Scritture, onde accendere in noi il desiderio di tornare” (S.Agostino).
Si tratta quindi di un progetto pastorale che vuole far leva sui laici chiamati ad essere ad un tempo evangelizzati ed evangelizzatori.
Il GdA, se organizzato intelligentemente, può dare inizio ad una nuova struttura di vita parrocchiale, specie per l’evangelizzazione e la formazione del popolo di Dio e per una più completa e vera realtà ecclesiale. Questi gruppi, già sperimentati anche nella nostra diocesi, hanno permesso a molte persone di vivere l’esperienza della comunità in modo immediato, rendendo così meno teorico il compito e la gioia di vivere la carità fraterna. Inoltre, l’esprimere pubblicamente il proprio sentire religioso, come risonanza della Parola ascoltata insieme, favorisce una rivalutazione dell’atto di fede, che diventa incisiva testimonianza. Occorre naturalmente vigilare perché venga sempre mantenuto il carattere religioso-spirituale dell’incontro, che va capito e vissuto nel contesto della vita parrocchiale. Per questo è importante una presenza periodica del parroco il quale, volendo, può scoprire delle ottime opportunità per un ascolto ed una conoscenza più capillare della sua gente.
Riprendere o far nascere i gruppi di ascolto richiede anche una particolare attenzione alla tipologia di una comunità ed è un’opera affidata alla sapienza e all’esperienza ecclesiale di laici e pastori.
Non si può quindi improvvisare ma occorre partire con un atteggiamento di dialogo nei confronti della realtà socio-culturale ed ecclesiale.
Va da sé, che pur preparandoci bene, le distanze tra le esigenze della missione e le nostre capacità saranno ancora abissali, e che dovremo fare grande affidamento sulla grazia di Dio.

Don Edoardo Peviani

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